Dodicimila morti nelle proteste in Iran e critiche all’Occidente per l’ipocrisia. Un’analisi sul conflitto tra valori liberali e ingiustizie nella repressione del regime iraniano
Noi occidentali non siamo stinchi di santo. Né i nostri governi sono macchine dei confetti che distribuiscono felicità a pioggia. Abbiamo fatto guerre sbagliate, sostenuto dittatori imbarazzanti, predicato valori buoni per poi razzolare malissimo. Verissimo.
Ma intanto, mentre noi ci autoflagelliamo ogni santo giorno con masochistico zelo, in Iran si contano dodicimila morti. Non perché qualcuno ha invaso il paese, non perché è scoppiata una guerra civile, ma perché il regime dei mullah spara sui propri cittadini. Ve la ricordate piazza Tienanmen? Bene: l’Iran è molto peggio. Non è un episodio o una parentesi tragica, ma la prevedibile conseguenza della storia recente di quel Paese.
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Eppure, di fronte a tutto questo, una parte consistente dell’intellettualità occidentale continua a balbettare, a fare distinguo, contestualizzare, relativizzare.
IL VIDEOCOMMENTO di A. Barbano
Foucault e l’illusione iraniana
Perfino un gigante del pensiero come Michel Foucault si lasciò prendere per il naso dalla rivoluzione iraniana. La salutò come l’alba di una “spiritualità politica” nuova, alternativa tanto al liberalismo quanto al socialismo reale. Non capì che stava osservando l’anticamera della forca e della polizia religiosa.
Ma Foucault non fu un’eccezione. Fu uno dei tanti. Quando l’odio per l’Occidente diventa una fede aprioristica, anche la più volgare teocrazia può apparire come una via di liberazione. Gli intellettuali, spesso, si innamorano del primo che promette di distruggere ciò che odiano.
Il diritto a una vita normale
Oggi l’errore si ripete in forma più pigra e più cinica. Come se i cittadini iraniani non potessero desiderare una vita normale. Chiedono cose banalissime: libertà di vestirsi, di amare, di parlare, di vivere senza il terrore della repressione.
Davvero tutto questo è “colonialismo occidentale”? O non è piuttosto umano, molto umano? Forse Francis Fukuyama non aveva torto quando scriveva che la democrazia liberale non è il paradiso, ma l’unico approdo credibile finora emerso.
Perché i regimi cadono
I regimi non cadono per il PIL. Cadono quando milioni di persone non accettano più di vivere senza dignità. Gli esseri umani rischiano la vita non solo per mangiare, ma per essere riconosciuti come cittadini, non come sudditi.
In frangenti come questo, anche le cose apparentemente più discutibili tornano utili. Le immagini della carneficina iraniana sono arrivate grazie allo Starlink di Elon Musk. Senza di lui, il massacro sarebbe stato ancora più silenzioso.
La retorica antioccidentalista degli occidentali è un lusso che si può permettere solo chi vive sotto governi che non fanno sparare sui manifestanti. Criticare l’Occidente è legittimo. Invitare chi muore per la libertà a diffidare dei valori per cui sta morendo, no.
















