9 Gennaio 2026

Direttore: Alessandro Barbano

8 Gen, 2026

Trump e il risveglio degli imperi: l’Europa davanti alla svolta

Il presidente Usa Donald Trump

Trump, Groenlandia e il ritorno degli imperi: l’Europa davanti a una svolta storica nel nuovo disordine globale


Il 2025 sarà ricordato come l’anno del ritorno sulla scena internazionale di uno scatenato Donald Trump. L’avvio del 2026 sta però andando al di là di ogni distopica previsione. Dopo l’operazione lampo in Venezuela e le conseguenti affermazioni del presidente statunitense in una conferenza stampa dai toni surreali, ci troviamo oggi ad ipotizzare un’invasione militare della Groenlandia da parte di Washington.

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Il reale sta superando abbondantemente il fantastico. In questo contesto di ritorno evidente della dimensione imperiale, con corollario il ricomparire delle cosiddette sfere di influenza, lo spazio europeo finisce per apparire sempre più come una “mera espressione geografica” (parafrasando Metternich quando osservava la penisola italiana a metà dell’Ottocento).

Ci troviamo a questo punto? Pessimisti e catastrofisti, che in fondo sognano di entrare nella sfera di influenza di uno dei nuovi imperi, sono pronti a rispondere affermativamente e a gridare in maniera scomposta e sguaiata tutti i mali possibili del Vecchio Continente e dei suoi sforzi passati e presenti di integrazione. È corretto partire dal realismo, ma poi occorre non fermarsi e tentare un ragionamento almeno a due dimensioni.

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Il prezzo pagato dall’Europa

Possiamo allora prima di tutto chiederci: cosa paga oggi l’Europa? Potremmo dire un’illusione, un peccato di idealismo. Cioè la convinzione che il suo modello centrato sul primato del diritto e sulla supposta fine degli Stati nazionali sarebbe stata progressivamente, in maniera quasi messianica, adottata dal resto del mondo. Paga cioè il falso mito dell’Europa potenza civile, che ritiene di raggiungere i suoi obiettivi senza dotarsi di alcun mezzo per esercitare la propria “autonomia strategica”.

Tale “irrilevanza strategica” si è concretizzata nell’ignorare le ricadute della sua totale dipendenza energetica prima nei confronti degli idrocarburi mediorientali e poi di quelli russi. L’altra faccia della medaglia dell’assenza del benché minimo progetto di autonomia strategica si è incarnata nell’espulsione della dimensione militare e di difesa dal suo Dna costitutivo. Crescita e welfare a buon mercato all’interno e futuro e progressivo dominio della norma all’esterno.

L’illusione post-bipolare

Tutto ciò ha retto nel mondo chiuso dell’epoca bipolare, fino a produrre l’illusione di un successo su tutta la linea che però nel corso dell’ultimo decennio del XX secolo si è via via allontanato. In realtà alcune personalità di rilievo avevano intuito la necessità di adattarsi ad un contesto globale in rapido mutamento. L’esperienza della Convenzione e poi del Trattato costituzionale europeo andavano in questa direzione tra il 2001 e il 2004. Personalità di primo piano quali Giuliano Amato e Valéry Giscard d’Estaing avevano compreso la necessità di adattare le istituzioni e l’intero quadro politico, economico e sociale continentale ad un mondo nuovo. Sappiamo come tutto ciò sia miseramente fallito.

Segnali di risveglio dal continente

Si è detto però che il realismo non deve per forza tramutarsi in cinismo e soprattutto trascurare i tenui, quanto importanti, segnali che in realtà giungono dal continente europeo. Oggi il Vecchio Continente deve sfruttare una condizione paradossale. Tutti ricorderanno le parole del presidente Macron nel 2019 a proposito della Nato in stato di “morte cerebrale”. Ebbene Putin e la sua infausta “operazione speciale” lanciata nel febbraio del 2022 hanno svegliato l’Alleanza atlantica da quella situazione di “coma”, addirittura portando a due nuove adesioni significative come quella di Finlandia e Svezia.

Trump come fattore di accelerazione

Oggi il ciclone Trump, con i suoi attacchi alla legalità internazionale ma ancor di più agli alleati europei, come correttamente ancora una volta stigmatizzato proprio da Macron in queste ore, potrebbe avere lo stesso effetto sull’avvio di una fase nuova del processo di integrazione europea. Sogni ad occhi aperti e ottimismo immotivato?

Le prime risposte europee

In realtà proprio in questi giorni di caos globale non sono mancati alcuni interessanti momenti che possono suffragare questo spiraglio di ottimismo. Prima di tutto il comunicato fermo e netto di Francia, Regno Unito, Germania, Spagna, Polonia, Italia e naturalmente Danimarca contro qualsiasi ingerenza statunitense in Groenlandia. La presa di posizione non era scontata e il fatto che sia stata sottoscritta anche da leader di provata fede atlantista (Merz e Tusk) e soprattutto da colei che vanta un rapporto speciale con la Washington del tycoon, cioè Giorgia Meloni, non è certo banale.

I volenterosi e il nodo ucraino

Ma per nulla trascurabile è stato anche l’esito del vertice dei volenterosi tenutosi all’Epifania. E questo soprattutto perché a Parigi, accanto ai 35 capi di Stato e di governo, erano presenti anche due personaggi di primo piano dell’inner circle di Trump come Witkoff e Kushner. I volenterosi hanno ribadito che l’Europa è il primo sostegno all’Ucraina, ma che le future garanzie di sicurezza saranno euro-americane.

Mercosur e il messaggio geopolitico

Il terzo elemento dovrebbe avere la conferma ufficiale ad ore e riguarda la firma dell’accordo commerciale tra Ue e Mercosur. Che arrivi a compimento dopo un quarto di secolo proprio in corrispondenza con gli eventi di inizio anno in Venezuela ha un significato ben oltre quello economico. Se Trump ha aggiornato la cosiddetta “dottrina Donroe”, l’Europa con tale via libera può mandare un importante messaggio geopolitico.

Le contraddizioni dei sovranisti europei

Infine, cosa dire dell’effetto del ciclone Trump su Caracas all’interno del composito fronte sovranista e dei cosiddetti patrioti europei? Il mondo degli imperi disprezza le sovranità nazionali. Le reazioni tra l’indignato e l’imbarazzato tra gli altri di Marine Le Pen e Matteo Salvini dopo l’arresto di Maduro valgono più di qualsiasi commento.

L’Europa davanti alla scelta storica

Insomma, c’è speranza? La sfacciata diplomazia transazionale di Trump, ma meglio sarebbe dire patrimoniale e famigliare, il pesante arretramento della democrazia a livello globale, hanno svegliato l’Europa dal torpore? Qualche segnale è arrivato e qualche base sulla quale costruire una reazione europea esiste. A patto che la “nuova Europa” attenui la sua dimensione solo giuridico-istituzionale e prettamente ideologica e si dedichi a riattivare la sua dimensione storica e politica. Trump sta colpendo a morte il concetto di Occidente euro-atlantico. Spetta oggi all’Europa tenerlo in vita. L’Europa deve cercare nella sua storia fatta di drammi, ma anche di eroismi, la forza per una svolta. In questa specifica congiuntura, abbiamo forse bisogno più di de Gaulle e Churchill e meno di Monnet e Delors? Ci si è spinti troppo in là nella provocazione? Magari sì, ma a volte le provocazioni contengono qualche granello di verità.

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