Il blitz con cui è stato arrestato l’ormai ex dittatore venezuelano dimostra quanto poco valore abbiano regole per il presidente americano: un aspetto che induce a riflettere sulla reale efficacia e sul futuro del diritto internazionale
Maduro è a New York, grazie a un’operazione di polizia che, a detta dell’ambasciatore USA all’ONU, Mike Waltz, ha portato dinanzi a un giudice federale un narcotrafficante. Lo attende un processo per accuse penali assai gravi, che verranno vagliate nel pieno rispetto dello stato di diritto.
Le mire degli Stati Uniti
La prosa leguleia di Waltz è diversa da quella che ha usato Donald Trump, nelle ore immediatamente successive al blitz, parlando di «un attacco su larga scala contro il Venezuela e il suo leader, il presidente Nicolás Maduro».
Trump ha spiegato che a gestire il Paese saranno d’ora innanzi direttamente gli Stati Uniti, scegliendo le persone adatte («vi faremo sapere chi sono»). Che le compagnie petrolifere americane si insedieranno nel paese. Poi ha speso parole non proprio rassicuranti nei confronti della Colombia, il cui presidente deve guardarsi il didietro. Di Cuba, destinata a cadere, e in seguito anche del Messico e della Groenlandia.
Il caso Groenlandia
Con la Groenlandia il cerchio si chiude, e diventa veramente complicato immaginare possibili argomenti giuridici a sostegno di un’azione militare nella regione artica. Ma non occorre spingersi fino a quelle latitudini, per trarre l’unica conclusione possibile, con buona pace di Waltz. Non è in punta di diritto che Trump ha inteso giustificare lo «spettacolare assalto» di Caracas e la cattura di Maduro.
Sicché è necessario chiedersi, cosa ce ne facciamo del diritto internazionale, dal momento che non interviene nemmeno come foglia di fico per fornire una copertura giuridica alla politica delle grandi potenze.
La dottrina Monroe
L’analisi geopolitica, in cui ormai si esercita con gusto almeno la metà del nostro Paese, come qualche anno fa si esercitava in analisi epidemiologiche e con la stessa discutibile competenza, questa volta è abbastanza facile a farsi. Anche perché è stata messa per iscritto nel famigerato documento strategico sulla sicurezza nazionale licenziato poche settimane fa.
Si torna alla dottrina Monroe – l’America agli americani, cioè agli USA – con il corollario Trump che precisa: nessuna ingerenza straniera, in particolare russa o cinese, nell’emisfero occidentale. Detto, fatto. In quel medesimo documento si fanno poi categoricamente chiare almeno altre due cose. L’America non nutre alcuna fiducia negli organismi internazionali e nei consessi multilaterali. La sua sicurezza è assicurata solo da condizioni di primazia nel settore militare così come nei settori dell’economia, della tecnologia, dell’approvvigionamento energetico. Detto, fatto anche questo. Washington si occuperà delle riserve di petrolio venezuelane, e più non dimandare.
Il mondo senza diritto internazionale
Messe però in chiaro come stanno le cose, rese tutte le professioni di realismo e di pragmatismo possibili, detto pure che non si ha la minima voglia di spendere una sola parola per difendere gli orrori del regime di Maduro.
Constatato anche che né la popolazione né i ranghi dell’esercito hanno eretto barricate per protestare contro l’esfiltrazione del leader chavista (mentre i venezuelani in esilio hanno festeggiato eccome), rimane da chiedersi.
Se un mondo in cui il diritto internazionale non serve nemmeno come parvenza, come umile paravento, come sforzo di diplomazia o semplicemente come esercizio di ipocrisia, sia da preferire a un mondo in cui bisogna perlomeno accampare delle scuse. E far mostra di credere che le procedure, le regole, la legalità e il diritto qualche volta vanno rispettati.
Le parole di Pascale e Derrida
Pascal, il sublime misantropo (così lo chiamava Voltaire, non era proprio un campione di ottimismo) ha scritto, in una delle sue più celebri pensèe: «Non potendosi fare che il giusto fosse forte, s’è fatto in modo che il forte fosse giusto». Si è, cioè, acconciato il diritto alla forza, non viceversa. Sia pure. Ma si è pur sempre dovuta acconciare la cosa, dargli quindi una foggia accettabile, metterla in termini che rendessero la forza meno brutale.
E lo si è dovuto fare non per una questione di cortesia e buone maniere, ma perché una certa idea di giustizia costituisce, evidentemente, essa stessa una forza. Una debole forza messianica (cioè prospettica), ha detto un altro filosofo, Jacques Derrida, ma meglio che nulla, e comunque di una grandezza tale che persino la forza deve renderle un certo omaggio.
Le ragioni di Waltz
Così succede che Waltz debba fare qualche ardita capriola retorica in sede ONU, per giustificare l’arresto di Maduro (omettendo tutto quello che gli era possibile omettere, per depoliticizzare la cosa e farne una mera operazione di polizia). E che il governo italiano, dal canto suo, si inventi la legittimità di un intervento difensivo che ovviamente è totalmente privo di qualunque legittimità. Sarebbe stato meglio mostrare un filo di preoccupazione in più, naturalmente, ma perlomeno il governo italiano risponde a un’opinione pubblica che è ancora sensibile a questioni di diritto, per cui va trovata una giustificazione.
L’opinione pubblica italiana e quella europea. La quale – mettiamola almeno così – non ha alcun interesse e ha anzi solo motivi di preoccupazione (vedi il fiato e lo spazio che si dà alla Russia) per lo smantellamento delle regole giuridiche internazionale. Per quanto deboli e ammaccate esse siano.
Trump e le regole
Il guaio è che Trump non crede che sia questione di regole. Non sembra avere nessuna sensibilità, al riguardo, né sentire l’esigenza di rappresentare l’azione come l’inizio di un processo di rinnovamento verso la democrazia. Tant’è vero che Maria Corina Machado, leader dell’opposizione in esilio, o Delcy Rodriguez, vicepresidente in carica, nelle sue parole pari sono. Purché l’una o l’altra si adegui agli interessi americani. Vi faremo sapere a quali persone affideremo il Venezuela. Così ha detto il Commander il Chief. Poi il portellone dell’aereo si è chiuso, e l’Air Force One è volato via.


















