Il caso Maduro rivela il bisogno dell’altrove nella sinistra italiana: divisioni rituali, mito simbolico e difficoltà a giudicare il potere
Ogni cultura politica sviluppa, nel corso del tempo, non solo le proprie idee, ma anche i propri errori ricorrenti. La sinistra italiana, in questo senso, ha dimostrato una notevole fedeltà a sé stessa: cambia linguaggi, simboli, leadership. Ma conserva una sorprendente costanza nell’atteggiamento verso certi regimi sudamericani populisti, autoritari e “socialisti” più per autodefinizione che per verifica empirica. Il caso Maduro non è che l’ultima ricorrenza di una lunga serie.
La prima osservazione riguarda la divisione interna. La sinistra italiana non si limita a dividersi: si divide secondo rituali codificati, come una liturgia laica. Di fronte al Venezuela, le posizioni sono prevedibili: i critici cauti, i silenziosi strategici, gli antagonisti in piazza. Non si tratta di un dibattito, ma di una rappresentazione.
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Maduro come test ideologico
Maduro, in questo senso, non è solo un presidente venezuelano rapito e processato dagli imperialisti. È soprattutto un test ideologico. Serve a misurare quanto si è ancora “di sinistra”, quanto si è disposti a resistere alla tentazione di dire che un regime autoritario resta tale anche se parla il linguaggio dei poveri.
Il dramma è che, mentre ci si divide sul giudizio, milioni di venezuelani se ne vanno. Ma questo dettaglio tende a disturbare la discussione. La sinistra italiana è bravissima a difendere i diritti, purché siano astratti. Quando diventano concreti, quando hanno nomi e volti che non rientrano nello schema, iniziano i distinguo.
Il mito dell’altrove
Questa asimmetria non è casuale. Deriva da una difficoltà più profonda: la sinistra italiana fatica ad accettare che un potere che parla il suo linguaggio possa essere semplicemente un cattivo potere. Le divisioni interne, in questo quadro, svolgono una funzione rassicurante. Permettono di non arrivare mai a una posizione chiara.
Così, mentre ci si divide su Maduro, si evita di discutere della vera questione: perché la sinistra italiana continua ad aver bisogno di questi oggetti simbolici lontani. Forse la risposta sta in una malinconia mai elaborata. Dopo la fine delle grandi narrazioni novecentesche, la sinistra italiana ha perso non solo un progetto, ma una fiducia nel proprio presente.
L’America Latina come riserva simbolica
L’Unione Sovietica, Cuba, il Cile di Allende, il Nicaragua sandinista, il Venezuela bolivariano: ogni epoca ha avuto il suo altrove salvifico. Poco importa che questi luoghi siano tra loro profondamente diversi. Ciò che conta è la loro funzione narrativa: dimostrare che, da qualche parte, la storia va ancora nella direzione giusta.
Il leader populista appare come colui che restituisce alla politica una dimensione tragica, decisionale, assoluta. Maduro può essere così assunto non tanto per ciò che è, ma per ciò che rappresenta. Ma proprio qui si consuma l’equivoco: la resistenza non coincide con l’emancipazione, il conflitto non coincide con la libertà.
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Categorie senza istituzioni
Il populismo autoritario viene letto attraverso categorie arcaiche: popolo, sovranità, nemico. Sono categorie reali, ma decontestualizzate, assolutizzate, separate dalle forme istituzionali che sole possono renderle non distruttive. La sinistra dimentica che il popolo, senza mediazioni, non esiste.
Il collasso come esito coerente
Nel caso Maduro, tutto ciò è evidente. Il collasso economico, la repressione del dissenso, la dissoluzione delle istituzioni non sono deviazioni occasionali, ma esiti coerenti di un potere che ha confuso la legittimità con la durata, il consenso con l’acclamazione.
Difendere questo potere, anche solo simbolicamente, significa accettare l’idea che l’emancipazione possa passare attraverso la sospensione della libertà. È un’idea che la sinistra dovrebbe riconoscere come estranea alla propria tradizione migliore. E tuttavia la simpatia persiste.
La divisione interna serve allora a evitare la domanda decisiva: quale forma di potere è compatibile con l’idea di emancipazione oggi? Finché questa domanda resta elusa, il richiamo dell’altrove continuerà a esercitare la sua forza.
La conclusione scomoda
Il caso Maduro non chiede di essere giudicato moralmente. Chiede di essere compreso politicamente. E la comprensione conduce a una conclusione scomoda: non esiste socialismo senza istituzioni, non esiste giustizia senza diritto, non esiste conflitto fecondo senza limite.


















