Copenaghen richiama il più alto diplomatico americano presente in Danimarca. E lo fa a causa di uno scoop della televisione pubblica DR lanciato ieri: gli Stati Uniti, per mezzo di collaboratori presenti in Groenlandia, sta tentando di allontanare il territorio d’oltremare dal Regno europeo. Stando ai servizi segreti interni del Paese, che si sono occupati abilmente di sorvegliare e poi smantellare la rete, i tre americani, legati a vario titolo al Presidente americano Donald Trump, avrebbero cercato di costruire contatti con politici e imprenditori locali e uno di loro avrebbe anche visitato l’isola per individuare sostenitori e avversari del progetto di annessione, sollecitando inoltre denunce a livello internazionale utili a screditare la Danimarca sui media Usa.
In sostanza, una vera e propria operazione d’influenza in territorio danese volta ad avanzare l’agenda politica di Washington. Il presidente degli Stati Uniti Trump ha infatti affermato più volte di voler annettere la Groenlandia, una regione semiautonoma del Regno di Danimarca colonizzata dal Paese già dalla prima metà del XVIII secolo, e anche il vicepresidente JD Vance ha accusato ripetutamente Copenaghen di investire troppo poco nel territorio e di lasciarlo volutamente sottosviluppato.
Tutte affermazioni che non hanno fatto che incrementare la tensione, fin dall’inizio del secondo mandato del tycoon, tra Copenaghen e Washington. Durante una visita in Groenlandia avvenuta qualche mese fa, il Primo ministro danese Mette Frederiksen ha avvertito gli Stati Uniti che «non si può annettere un altro Paese», continuando dunque a sostenere l’infattibilità dell’operazione proposta da Trump. Ma a Washington, a quanto sembra, non si sono persi d’animo nonostante l’opposizione dei danesi. E l’operazione scoperta dai servizi segreti di Copenaghen è un esempio evidente che sull’altro versante dell’Atlantico si sta pensando anche di utilizzare strumenti tutt’altro che legali per tentare di assecondare la volontà del Presidente e della sua amministrazione.
In tal senso, il ministro degli Esteri danese ha dichiarato ieri alla stampa che il governo è «consapevole che attori stranieri continuano a mostrare interesse per la Groenlandia e per la sua posizione nel Regno di Danimarca», andando poi ad aggiungere che anche «in futuro assisteremo a tentativi esterni di influenzare il futuro del Regno». Copenaghen, dunque, si aspetta che la questione non sia chiusa e che azioni di questo tipo continueranno.
Oltre all’evidente gravità della questione specifica, che mette in luce un caso assolutamente inaccettabile di operazione d’intelligence offensiva condotta ai danni di quello che è, almeno in teoria, un alleato storico degli Stati Uniti, il caso delle spie americane in Groenlandia rileva anche per quanto riguarda gli aspetti più geopolitici della contesa per “la terra verde”. Washington, infatti, con questa mossa ha segnalato plasticamente quanto sia determinata ad ottenere, in funzione macrostrategica, le terre groenlandesi al fine di poterle utilizzare come ancora nell’estremo nord del pianeta. Un’area sempre più calda dal punto di vista geopolitico e in cui gli americani hanno pochi sbocchi e ancor meno avamposti, specialmente se paragonati ai russi.
La soluzione proposta da Trump a questo problema strategico è, in linea con il personaggio, annettersi la Groenlandia facendo passare la manovra come una sorta di “liberazione” della cittadinanza locale a vario titolo oppressa o dimenticata dalla madrepatria danese. Ma questa narrativa, nonostante gli sforzi profusi nel tentare di renderla credibile da parte delle autorità americane, non conquista completamente neanche i groenlandesi, che in parte sognano sì l’indipendenza ma non certamente al prezzo di una nuova sottomissione ad una potenza esterna.
Per questo motivo, al momento l’intero piano dell’amministrazione statunitense rimane solo un proposito particolarmente ottimista e non sembra che sia fattibile nel prossimo futuro. Del resto, il caso degli agenti scoperti ieri e delle critiche che sono state sollevate anche dalle parti di Nuuk sulla vicenda dimostrano che la popolazione groenlandese rimane restia a sostenere la stravagante proposta di Trump. E senza supporto locale non basteranno tutte le spie del mondo a far guadagnare al Presidente la sua preziosa fortezza nel nord.