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Teodori: “Trump succube di Putin. Se vince nel midterm dà una svolta autoritaria”

«Donald Trump è il più eccentrico presidente degli Stati Uniti nell’ultimo secolo. Non solo per le cose che dice, ma perché ha rotto una continuità con la storia americana dal dopoguerra». Massimo Teodori, in passato professore ordinario di Storia e istituzioni degli Stati Uniti all’Università di Perugia, militante e deputato del Partito Radicale e giornalista, esordisce senza usare mezzi termini.

«Trump rompe la funzione dell’America sotto due profili. Gli Usa hanno incarnato il simbolo della libertà di accoglienza di tutti coloro che lì si sono rifugiati a partire dagli anni ’30 e nel secondo dopoguerra. Lo spazio per le libertà individuali e le possibilità di avanzamento del proprio status erano superiori a tutti gli altri Paesi dell’Occidente. Oggi, con Trump, gli Usa non sono più un polo di attrazione: respingono coloro che, da tutti i continenti, li vedono come punto di arrivo delle proprie speranze».

E l’altra frattura qual è?

«Quella della funzione di leader dell’Occidente che gli Usa hanno assunto con la seconda guerra mondiale e mantenuto sia con i presidenti democratici che con quelli repubblicani. Oggi l’America è tornata isolazionista e sovranista. Si è allontanata dall’Occidente inteso come una unità fondata sulla democrazia politica e le libertà individuali. Trump non vuole avere rapporti con le organizzazioni internazionali. È disinteressato ai destini comuni con altri Paesi: vedi il caso della Nato. Tratta con singoli stati, ma il metro del rapporto non è l’affinità basata su democrazia politica e diritti individuali, ma soltanto l’interesse commerciale».  

Come sta succedendo con l’Ucraina?

«Sì. “Non la sostengo perché è stata aggredita, se vuole essere sostenuta deve comprare le armi americane”, dice Trump. È l’atteggiamento di un commerciante».

C’è anche una frattura interna, però. Dalla Guardia nazionale a Washington all’attacco alla Federal Reserve. Trump è un aspirante dittatore?

«Rifuggo dall’usare a buon mercato termini come “fascista” o “dittatore”. Ma se Trump non viene fermato alle elezioni di midterm per la prima volta gli Usa diventano un Paese autoritario. Trump rimuove i funzionari che non gli baciano i piedi come la governatrice della Fed Lisa Cook. Cavalca e accentua il problema dell’ordine pubblico con l’invio di truppe federali nelle città in sostituzione della polizia locale: per costituzione non potrebbe, ma lo ha fatto a Los Angeles e Washington e vuole farlo a Chicago. Cerca di ridisegnare i collegi elettorali – è il cosiddetto gerrymandering – con l’obiettivo di incidere sulle elezioni di midterm della Camera. In Texas ha cercato di aggiungere cinque collegi elettorali dove i trumpiani sono favoriti: è una tipica truffa elettorale. I collegi elettorali vengono fatti ad ogni censimento ogni dieci anni. Ora vuole ridisegnarli. Nessuno di questi tentativi è andato avanti per ora, anche grazie alla reazione dei democratici».

Che cosa teme?

«Alle elezioni di midterm i democratici potrebbero passare in maggioranza e lui diventerebbe un’anatra zoppa. Oggi tutto ciò che fa di illegale passa perché c’è una maggioranza omogenea repubblicana».  

E poi c’è l’intervento sulla giustizia…

«Trump tenta di rimuovere quei magistrati che hanno intrapreso azioni contro di lui. Il sistema giustizia non è un sistema nazionale ma di carattere statale e molti magistrati sono ostili al presidente. Ripeto: non userei il termine “fascista”, ma Trump vuole piegare in termini autoritari la giustizia, le elezioni, la sicurezza. Iniziative che tutte insieme vanno verso un regime autoritario».

Nella partita dei dazi Trump ha prima fissato una soglia, poi ha sparato più alto, poi è tornato indietro. È solo un atteggiamento erratico e imprevedibile o c’è sotto la strategia del commerciante spregiudicato?

«È una strategia che gli porta dei frutti. Ti chiedo 100, così, se resisti, va bene anche 50. I Paesi europei non hanno saputo reagire e sono stati acquiescenti. La sua idea di fondo della politica internazionale è: il mondo deve essere governato da chi è più forte. La forza ha sostituito il fondamento delle istituzioni internazionali basate sulla rete del diritto internazionale. Trump ti chiede: che carte hai? Sei capace di esercitare la forza? È il ribaltamento dell’immagine degli Usa: segna un passaggio d’epoca. Specie per l’Occidente che oggi resta senza guida. Durante la guerra fredda, l’America si è opposta al blocco sovietico e agli altri Paesi autoritari: era l’interprete della difesa della libertà contro l’autoritarismo. Oggi non è più così».

Eppure Trump cerca di rivendersi come grande pacificatore globale…

«Il rito del grande operatore di pace è tutta fuffa. “Prendiamoci una settimana”, “tra 15 giorni…”: è tutta fuffa per conquistare il nobel, ma sarebbe fasullo. In Ucraina ha fallito tutto: non è in grado di fare niente perché è succube di Putin per via di antichi legami. Prima ancora di diventare presidente Trump era in assoluta bancarotta e, come raccontano alcuni libri, Putin lo sostenne con una tipica tattica da Kgb per poterlo poi ricattare. Anche nelle campagne presidenziali di Donald Trump c’è l’influenza del Cremlino».

Che cosa ci insegna l’incontro in Alaska?

«Ci insegna e conferma che il rapporto tra i due è qualcosa che travolge tutta la storia americana. Gli europei messi al bando e Putin sul tappeto rosso».

Trump lo fa pure per sganciare Mosca da Pechino?

«Non condivido questa strategia perché è una illusione: la Russia sta diventando una succube della Cina. Ma Pechino resta l’avversario del futuro».

In più, il Trump pacificatore sparisce nel rapporto inossidabile con Netanyahu…

«È un fatto grave. Trump dà legittimità a Netanyahu, ma nessun Paese che rispetta i diritti delle persone può dare solidarietà al premier israeliano. Trump sente solo la ragione della forza della destra che sostiene Netanyahu. Inoltre c’è una complicità tra la destra messianica israeliana e gli evangelici statunitensi tradizionalisti ed estremisti».

Un atteggiamento che alimenta l’antisemitismo in Europa. I casi di boicottaggio contro gli ebrei nella cultura e nello sport si moltiplicano.

«È così. Basta sentire la tv e leggere i giornali ogni giorno: certi slogan banali vengono ripetuti come fossero verità».

Se Trump non ci fosse più, cambierebbe qualcosa? O è l’America che è definitivamente cambiata?

«Direi di no. Trump è stato eletto con uno scarto del 2% dei voti. I presidenti americani sono sempre stati eletti con scarti bassissimi. Inoltre, non dimentichiamo che gli Usa sono un Paese federale: la valanga per Trump non c’è stata. Prima di emettere un giudizio sull’America, per il quale servirebbe più tempo, aspettiamo le elezioni di midterm e quello che succede nel partito repubblicano: una parte di loro non ha digerito Trump».

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