«Quest’area del Bangladesh è sempre stata molto fragile: i primi a subirne le conseguenze erano i bambini, in particolare le bambine, e poi le ragazze e le donne. Gli adulti non sapevano quanto fosse importante per i loro figli andare a scuola per sentirsi più sicuri, diventare più forti. I bambini frequentavano in modo discontinuo, dovevano aiutare i genitori a guadagnarsi da vivere, così tanti di loro erano costretti a lavorare; i matrimoni precoci erano molto frequenti e così anche le violenze su ragazze e ragazzi, non protetti a sufficienza. Abbiamo aiutato i giovani a conoscere i loro diritti, sensibilizzato i genitori sul valore dell’istruzione e accompagnato ragazze nel loro percorso di crescita fino a diventare ambasciatrici per la comunità: come Afrin, che a 17 anni è un esempio di impegno per i diritti dell’infanzia e l’uguaglianza, grazie ai Child Space, centri dedicati ai bambini dove possono sviluppare la loro creatività e consapevolezza».
Abdullah Al Mamum, responsabile del progetto che ActionAid ha condotto per 13 anni nella comunità di Ghoraghat, nel Distretto di Dinajpur, nord-ovest del Bangladesh, racconta così il cambiamento che, giorno dopo giorno, ha visto realizzarsi sotto i propri occhi grazie al lavoro condotto insieme al suo staff e finanziato dal sistema di adozioni a distanza di cui la Ong con sede centrale a Johannesburg è tra i primi promotori nel mondo. L’azione condotta da pattuglie ben organizzate e preparate di volontari negli angoli più dimenticati della Terra si fa testimonianza di condizioni di vita spesso drammatiche, ed offre attraverso il mosaico di voci e storie raccolte sul campo lo spaccato più vivo di realtà ai limiti dell’immaginabile.
I numeri snocciolati in occasione della chiusura del progetto di Ghoraghat possono sembrare piccola cosa, invece rappresentano tanto per una comunità rurale per secoli abbandonata a riti e abitudini di vita sempre uguali a se stessi. «Abbiamo creato – dice Abdullah – venti spazi per bambini frequentati da 1800 giovanissimi, aiutato 140 famiglie a ricevere terra da coltivare, prevenuto 185 matrimoni precoci, sostenuto centinaia di donne a diventare imprenditrici coraggiose».
Il Bangladesh, con la sua alta densità di popolazione e una situazione politica incerta, affronta grandi sfide, tra cui povertà, insicurezza alimentare e impatto del cambiamento climatico. Donne e bambini sono spesso privati dei diritti, e l’alto numero dei rifugiati che ospita contribuiscono a una crescente instabilità. Nei centri fortemente inurbati, come la capitale Dhaka, migliaia di persone vivono nelle baraccopoli, in condizioni precarie, senza accesso a servizi sanitari pubblici. Bombe sociali e sanitarie sempre pronte ad esplodere.
Così, nel corso dei primi sei mesi del 2025, a Dhaka, ActionAid ha prestato assistenza medico-sanitaria a 15.000 persone, tra cui moltissime ragazze; 4.414 sono state informate sui servizi legati alla salute sessuale e 1.700 donne e ragazze sono state sensibilizzate sui diritti femminili e formate per contrastare la violenza di genere e i matrimoni precoci. Inoltre 2.500 bambini e bambine sono stati supportati con materiale scolastico e accolti in spazi dedicati all’apprendimento con attività artistiche, culturali e ricreative; oltre 1.400 giovanissimi e studenti sono stati coinvolti in campagne di educazione ambientale, con l’obiettivo di rafforzare consapevolezza e impegno nella protezione dei loro territori.
Un occhio al presente e uno al futuro, insomma: non può essere che questa la ratio degli interventi di un’organizzazione come ActionAid, in realtà dove manca tutto e le diramazioni della struttura statale rimangono precarie. Non si tratta solo di garantire l’accesso al cibo, ma anche (e soprattutto) i diritti sociali: istruzione a tutti i livelli e opportunità di lavoro per le donne, da sottrarre all’invisibilità e a un destino già scritto, spesso fatto di abusi e sottomissione, per renderle invece protagoniste del processo di crescita dell’intera comunità.
A Ghoraghat ci sono adesso 1.245 donne agricoltrici, che hanno acquisito competenze in agricoltura sostenibile e resiliente ai cambiamenti climatici e che, allo stesso tempo, hanno acquisito consapevolezza dell’importanza dell’istruzione per il futuro dei loro figli. Un diritto tante volte negato, quello allo studio, per bambini che vivono spesso molto lontano dalle scuole e che i genitori preferiscono tenere con sé per farsi aiutare nella produzione del reddito, che si tratti di lavorare nei campi o di cucire abiti o scarpe per molte ore al giorno.
Secondo il National Child Labour Survey del 2022, i bambini fra i 5 e i 17 anni che lavorano nel Bangladesh sono oltre 1,7 milioni, un milione dei quali vengono impiegati in lavori pericolosi. La povertà accresce il lavoro minorile e alimenta violenza.
Lo ha raccontato Afrin, che quando sono arrivati gli operatori di ActionAid era una bambina e un po’ alla volta è diventata leader della comunità; nel 2022 è entrata a far parte del Gruppo di Giornalisti della Ong e ha imparato a dare voce ai bambini del suo villaggio. Ha raccontato l’emergenza del cambiamento climatico, una delle sfide più gravi del Bangladesh, e si è impegnata in prima persona per piantumare alberi e sensibilizzare la comunità. Ma il suo impegno non si è fermato qui: ha parlato di diritti dei bambini, violenza minorile, matrimoni precoci e educazione all’igiene femminile, contribuendo a diffondere consapevolezza e cambiamento.
«Se non fossi entrata a far parte del Child Space e del Child Forum – dice – sarei stata vittima di un matrimonio precoce. Qui abbiamo potuto costruire i nostri sogni. Oggi sogno di diventare insegnante e, mentre continuo i miei studi in decima classe, lavoro duramente per sostenere i bambini del mio villaggio».
Farzana, sposa giovanissima, ha seguito un percorso diverso: ha seguito i corsi di formazione per diventare prima una brava agricoltrice, poi un’allevatrice competente e persino una sarta eccellente, fatto che le ha consentito di aprire un laboratorio di sartoria che oggi dà lavoro a tante altre donne. Farzana ha capito anche l’importanza di diffondere le tecniche più efficaci per la produzione di ortaggi e fertilizzanti, e ha cominciato a trasmetterle ai suoi coetanei.
Oggi il gruppo giovanile che ha fondato conta 30 membri e collabora con gli enti governativi per promuovere servizi a favore dei giovani e della comunità. Diventare leader le ha permesso di diventare un punto di riferimento anche in altri ambiti, portando la sua voce fino alle autorità locali per affrontare temi cruciali come il lavoro minorile e i matrimoni precoci. «Per migliorare le vite di tutti – afferma – dobbiamo impegnarci nello sviluppo economico insieme a quello sociale».
E poi c’è la storia di Rozina, cresciuta in una famiglia povera e data in sposa prestissimo anche se il suo sogno era studiare e diventare un’insegnante. «La vita nella sua nuova famiglia – racconta il referente di ActionAid – era ugualmente molto difficile, per questo ha cominciato a darsi da fare aprendo un piccolo allevamento di polli che, per scarse conoscenze, non è però riuscita a mantenere. Quando abbiamo iniziato a lavorare in Bangladesh abbiamo voluto sostenere fin da subito l’imprenditoria femminile: Rozina è entrata nel Gruppo di Donne Agricoltrici, uno dei 38 gruppi che abbiamo attivato con questo scopo, a cui hanno aderito più di 1.500 donne. E così è cambiata la sua vita».
Rozina ha ricevuto la giusta formazione su temi come l’agricoltura sostenibile, l’allevamento, la gestione imprenditoriale, ha iniziato a guadagnare dalle sue attività, a reinvestire ma anche a impegnarsi nel sociale. Oggi è presidente della banca dei semi comunitaria ed è proprio lei che li distribuisce alle altre agricoltrici quando è il momento. Si è occupata anche di garantire adeguata istruzione ai bambini della sua comunità, facendo riaprire la scuola locale, frequentata da 35 allievi.
I sogni di Rozina sono cambiati: ora vuole aprire una grande azienda di allevamento per creare opportunità di lavoro per tutta la sua famiglia e il suo villaggio. «La mia vita – conclude Rozina – era una lotta per avere due pasti al giorno, ora raccolgo dal mio campo e guadagno un buon reddito. Ogni donna dovrebbe cercare di fare qualcosa da sola, senza dipendere interamente dal marito. E, proprio come i ragazzi, anche le ragazze devono ricevere un’istruzione».