Bandito a livello nazionale, sostituito – a seconda delle fattispecie tutelate – dall’ Assegno di inclusione (AdI) e dal Supporto a Formazione e Lavoro (Sfl) il reddito di cittadinanza (RdC) ricompare nei programmi delle coalizioni di sinistra per le elezioni regionali, imposto ai partiti alleati dal M5S come condizione per l’intesa. Dal canto loro, il governo e la maggioranza attribuiscono anche alla trasformazione di quella misura parte dell’indubbio risultato positivo che si riscontra sul terreno dell’occupazione sul piano qualitativo e quantitativo ( tabella 1.1 dal XXIV Rapporto Inps) se si mette in relazione (2004/2025) l’aumento in cifra assoluta degli occupati (+ tre milioni effettivi) a fronte della diminuzione di un milione di unità della popolazione tra 15 e 64 anni (in età di lavoro). Ciò vale anche nel caso dei contratti a tempo indeterminato (+ due milioni) nonché del tasso di disoccupazione (-2,4 punti) e di quello di occupazione (+5,4 punti). Come si può notare il miglioramento più significativo riguarda gli anni più recenti.
Ma ha un qualche fondamento la teoria per cui l’abolizione di una misura prettamente assistenziale come il RdC e la sua sostituzione con strumenti di politiche attive hanno determinato una scossa nel mercato del lavoro che ha indotto tante persone ad alzarsi dal divano e a cercare un lavoro? Tale valutazione potrebbe essere suffragata anche dal dato che ha visto negli ultimi anni una dinamica più attiva dell’occupazione al Sud rispetto al resto del Paese. L’Inps nel suo XXIV Rapporto si è cimentato con una verifica in materia.
Dall’entrata in vigore della AdI (gennaio 2024) e fino al mese di marzo 2025, il numero dei nuclei che hanno percepito almeno una mensilità è stato pari a 808 mila (1,94 milioni le persone coinvolte) e l’importo medio mensile è stato pari a 638 euro; la spesa complessiva del periodo è stata pari a 5,8 miliardi di euro. I nuclei beneficiari, con riferimento all’intero periodo considerato, si sono concentrati maggiormente nelle regioni del Sud e nelle Isole, raggiungendo il 68% del totale; seguono le regioni del Nord con oltre il 19% ed infine quelle del Centro. Il numero medio di componenti familiari per nucleo risulta pari 2,4 persone, con un picco nel meridione, dove il valore è pari a 2,6; per contro, il numero medio di persone nel nucleo risulta di gran lunga inferiore nelle regioni settentrionali dove è pari a 2. Di conseguenza, se nelle regioni del Sud e nelle Isole si concentra il 68% dei nuclei, l’incidenza sale al 73% in termini di persone coinvolte.
Quanto al Supporto alla formazione e lavoro (Sfl) la misura di cui possono avvalersi coloro che non rientrano nei criteri di ammissibilità all’AdI e che è concesso a seguito della stipulazione di un patto di servizio, analizzando la serie storica mensile del numero di beneficiari della prestazione dal mese di prima erogazione (settembre 2023) fino a marzo 2025 (dato ultimo disponibile), si evidenzia un andamento crescente nel corso dell’anno 2024, con un massimo di 72 mila beneficiari nel mese di ottobre: valori comunque largamente al di sotto di quelli attesi. Il 59% è donna.
Tutto ciò premesso, il Rapporto Inps si cimenta sugli effetti della transizione da RdC ad AdI e Sfl e sugli esiti occupazionali dei beneficiari. L’analisi evidenzia un miglioramento significativo della quota di occupati tra i percettori di RdC dopo la cessazione del programma. La quota degli occupati passa, infatti, dal 14% nel dicembre 2022 al 18% nel 2023, fino ad attestarsi al 23% a dicembre del 2024. Per comprendere se questo aumento dell’occupazione ha riguardato tipologie specifiche di nuclei, l’Inps ha suddiviso i percettori per presenza di minori nel nucleo familiare. La quota di occupati tra i percettori di RdC senza minori era pari al 15%, corrispondente a circa 89.021 unità su un totale di 604.251 percettori. Nel corso del 2023 si è osservato un incremento della quota di occupati, che ha raggiunto il 18% a dicembre 2023, per un totale di circa 109.930 occupati.
Questa tendenza positiva è proseguita nel 2024, quando la quota di occupati tra i percettori senza minori è salita al 23%, con circa 138.091 individui occupati. Un andamento simile si registra tra i percettori di RdC con minori. La quota di occupati è passata dal 14% di dicembre 2022 al 19% di dicembre 2023, per poi raggiungere il 23% a dicembre 2024. Questo implica un incremento complessivo di circa 9 punti percentuali rispetto al 2022 per entrambe le tipologie di nuclei (+8,1% per i nuclei senza minori e +9,5% per i nuclei con minori), a testimonianza di una maggiore partecipazione al mercato del lavoro da parte di entrambe le categorie.
Tra i beneficiari del AdI, la crescita è stata più contenuta: la quota di occupati è passata dall’8% di dicembre 2022 al 10% di dicembre 2023, per poi raggiungere il 14% nel 2024. Il numero di occupati è salito da 32.379 a 52.014 individui. Infine, tra i percettori di Sfl, la quota di occupati è aumentata dal 7% di dicembre 2022 all’8% nell’anno dopo, per poi raggiungere il 15% a dicembre 2024. Il numero di occupati è passato da 5.153 a 11.307. Più modesti sono stati, invece, gli incrementi occupazionali di coloro che nel 2024 sono stati percettori di AdI (+5%) e Sfl (+8%).
Nelle conclusioni, il XXIV rapporto assume un profilo salomonico. Ferme restando le evidenze descritte a prova di reali cambiamenti, risulta difficile, secondo l’Inps, affermare che l’aumento degli occupati osservato, specialmente tra il 2023 e il 2024, sia attribuibile unicamente alla sospensione del RdC e alla sua sostituzione con le nuove misure; oppure se tale incremento debba essere interpretato anche nel contesto più ampio dell’andamento del ciclo economico italiano. I dati trimestrali Istat sull’occupazione nazionale indicano, infatti, una traiettoria ascendente nel numero di occupati a partire dal 2021, con un’intensificazione nel biennio 2023-2024. È plausibile, però, secondo il Rapporto, che la favorevole congiuntura economica abbia facilitato l’inserimento lavorativo degli ex percettori del RdC. Parallelamente, è ipotizzabile che, soprattutto per i soggetti appartenenti a nuclei privi di minori, si sia verificato un rafforzamento degli incentivi alla ricerca attiva di occupazione, considerato che il sostegno economico ottenibile attraverso il Sfl risultava inferiore rispetto a quello precedentemente garantito dal RdC.