15 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

15 Mag, 2026

Israele, Netanyahu verso le elezioni anticipate

Lo scontro sull’esenzione dal servizio militare per gli ultraortodossi mette a rischio la tenuta politica d’Israele e di Benjamin Netanyahu, sempre più vicino ad elezioni anticipate


C’è una spada di Damocle che ha pesato sul capo del Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu fin dal suo ritorno al timone del Paese: la questione dell’esenzione dal servizio militare per la comunità ultraortodossa. Per anni, la non partecipazione degli Haredim alla difesa d’Israele è stata una questione spinosa, estremamente controversa. I sionisti lo giudicano da sempre di uno smacco, un controsenso logico, visto che gli ultraortodossi beneficiano della sicurezza del Paese senza però contribuire alla sua difesa. Per questo, da mesi Netanyahu e i suoi ex alleati ultraortodossi sono sul piede di guerra, in una tensione cresciuta fino a trasformarsi in una vera crisi politica.

Una tensione esasperatasi quando i partiti Haredi hanno minacciato nei giorni scorsi di far crollare Knesset e governo, spingendo per una dissoluzione anticipata del Parlamento. In tal senso, il rabbino Dov Lando, influente religioso vicino al partito Degel HaTorah, ha chiesto ai parlamentari ultraortodossi di sciogliere la Knesset «quanto prima». Una pressione politica che ha trasformato la questione della leva militare in un banco di prova decisivo per la sopravvivenza dell’esecutivo guidato da Netanyahu.

La contromossa del governo

Una minaccia a cui il governo ha risposto ieri facendo presentare ai propri parlamentari una proposta di dissoluzione anticipata del Parlamento, nel tentativo di sottrarre potere negoziale e capacità d’iniziativa agli Haredim. Una mossa volta anche a prendere le redini del processo di dissoluzione, su cui si stavano già muovendo i partiti d’opposizione, che fiutano la debolezza dell’esecutivo e della coalizione che lo sostiene. La crisi interna si diventata così una sfida politica aperta.

Quella che era iniziata come una minaccia interna degli Haredim per ottenere concessioni riguardanti la leva si rapidamente trasformata in una battaglia sul disfacimento politico. Un segnale della profonda volatilità della scena israeliana. Per il momento, la maggioranza non ha presentato una proposta di data anticipata rispetto a quella prevista a fine ottobre. Tuttavia, è probabile che il Likud tenterà di spingere per il voto in estate, visto che il fattore tempo gioca a sfavore di Netanyahu e dei suoi.

Elezioni anticipate e consensi in calo

La maggioranza, infatti, è alle prese con un continuo dissanguamento di consensi. Motivo per cui si è venuta a creare la paradossale situazione in cui tanto l’opposizione quanto il Likud guardano con favore a elezioni anticipate, entrambi convinti di poter sfruttare l’attuale fase di caos politico per raccogliere quella manciata di parlamentari in più che potrebbe garantire la formazione di un governo. Fragile, probabilmente tenuto in vita da coalizioni raffazzonate, ma pur sempre al timone.

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Gli Haredim, alla luce di tutto questo, risultano gli unici evidenti sconfitti dell’attuale fase di confusione. Venuta meno la minaccia di far cadere Knesset e governo, i partiti ultraortodossi si ritrovano ora in balia del caos montante nel Paese. E rischiano di essere travolti dai risultati delle prossime elezioni, visto che l’opposizione, che secondo i sondaggi potrebbe riuscire a spuntarla, non è certo più propensa della maggioranza a concedere la tanto agognata esenzione dal servizio militare ai giovani studenti dei seminari ebraici.

Un voto dagli esiti imprevedibili

Il voto per decidere lo scioglimento, comunque, si terrà settimana prossima. Anche se, visto il clima politico che si respira in Israele, l’esito appare piuttosto scontato. Tutti, a quanto pare, vogliono un nuovo voto e maggiore chiarezza sui nuovi equilibri interni al Paese. E dopo tutto ciò che Israele ha vissuto negli ultimi anni, dopo mesi di guerra e tensioni interne crescenti, non è affatto detto che gli esiti di questa tornata elettorale saranno prevedibili con un certo grado di accuratezza.

In ultima analisi, la vera incognita non riguarda soltanto la sopravvivenza politica di Netanyahu. È capire se, dopo questa crisi, il tradizionale sistema di coalizioni fondato sul potere negoziale dei partiti ultraortodossi sarà ancora sostenibile nello stesso modo in cui lo è stato negli ultimi decenni. Perché la vera partita, ormai, non riguarda più soltanto Netanyahu, ma la ridefinizione degli equilibri su cui Israele ha costruito la propria governabilità negli ultimi decenni.

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