2 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

2 Mag, 2026

Trump attacca Berlino: Merz assediato in casa e all’estero

Riduzione delle truppe Usa in Germania, difficoltà economiche e instabilità politica interna: il cancelliere Merz si trova oggi sempre più isolato mentre subisce l’attacco di un Trump in rotta di collisione con Berlino


«Gli Stati Uniti stanno studiando la possibile riduzione delle proprie truppe in Germania. Una decisione sarà presa a breve». Con queste parole il presidente americano Donald Trump ieri ha aperto un nuovo fronte di crisi, attaccando il Cancelliere tedesco Friedrich Merz. Che i rapporti con Berlino non fossero esaltanti era noto. Il leader americano non ha mai perdonato la svolta del governo tedesco che, dopo un iniziale sostegno alla guerra israelo-americana contro l’Iran, ha assunto una posizione più critica nei confronti della condotta di Washington.

Lo stesso Merz nei giorni scorsi si è scusato pubblicamente. Asserendo di aver sostenuto il conflitto nella convinzione che dietro di esso di fosse una strategia. Dovendo però prendere atto che la guerra voluta da Trump non fosse altro che un pasticcio dalle gravose conseguenze per l’economia e la popolazione tedesche. Berlino ha comunque offerto la propria partecipazione a una missione navale di pattugliamento dello stretto conteso di Hormuz, una volta raggiunto un cessate il fuoco tra le parti, posizione reiterata da Merz anche ieri.

L’affondo di Trump

Niente da fare: poche ore dopo il tycoon è tornato ad attaccare il Cancelliere tedesco a tutto campo. Secondo il presidente americano, Merz «dovrebbe spendere più tempo a far finire la guerra in Ucraina (dove è stato completamente inefficace!) e ad aggiustare il suo paese allo sfascio. Soprattutto sull’immigrazione e l’energia. E meno a interferire con quelli che stanno facendo fuori la minaccia nucleare iraniana», ha scandito il presidente statunitense.

Ma, se l’affondo sulla politica estera appare l’ennesima ritorsione capricciosa del tycoon americano, il passaggio sulle condizioni domestiche della Germania non è così infondato. Trump, del resto, attacca sapendo di trovare un avversario debole. A quasi due anni dalla sua elezione, le grandi promesse di riforma strutturale di cui Merz si era fatto portabandiera – dal rilancio dell’economia attraverso una politica di incentivi e tagli fiscali al ritorno a una politica energetica efficace, dal rafforzamento della Difesa a una revisione del sistema di accoglienza degli immigrati fino a un nuovo ruolo della Germania all’interno dell’Unione Europea – sono rimaste in gran parte sulla carta.

Pietra tombale sui sogni merziani sono poi i dati economici sempre più impietosi. La disoccupazione ha raggiunto un livello record al 6.4%. Tornando così ai livelli sperimentati durante il Covid, quando gran parte dell’economia fu costretta a sospendere le attività. Sono almeno 200.000 i posti di lavoro persi nell’ultimo anno, secondo i dati più recenti. I settori industriale e automobilistico risultano assorbire la quasi totalità delle perdite (oltre 170.000 posti di lavoro in meno).

Crisi energetica e prospettive

Ancor più preoccupante: i dati rilevati si fermano al marzo scorso, prima cioè di analizzare il pieno impatto della crisi energetica provocata dalla guerra tra Stati Uniti e Iran. I sondaggi rispecchiano questa situazione impietosa. Secondo una delle ultime rilevazioni, la Cdu di Merz sarebbe ormai stata saldamente superata dal movimento di estrema destra Alternative fur Deutschland, con un distacco di cinque punti.

La crisi politica alimenta un logorante braccio di ferro interno e recriminazioni senza fine all’interno del governo di larghe intese. Il leader socialdemocratico Lars Klingbeil, che ricopre anche l’incarico di ministro delle Finanze e Vice-Cancelliere, ha manifestato più volte insofferenza verso quello che considera lo scarso coraggio di Merz nel promuovere le riforme necessarie a rilanciare la Germania.

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Critiche diffuse, secondo il noto quotidiano Bild, anche tra i ranghi cristianodemocratici. Dove si inizia a valutare apertamente la possibilità di chiedere al cancelliere un passo indietro. Prima ancora che il ritiro dei soldati americani in Germania, dunque, qualcuno dovrà salvare il soldato Merz, prima che sia troppo tardi.

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