ROMA (ITALPRESS) – Sono settimane turbolente per il calcio italiano. Tutto è cominciato quasi un mese fa, con la sconfitta dell’Italia in Bosnia e le conseguenti dimissioni, due giorni dopo, del presidente della Figc, Gabriele Gravina. “Non sono stato costretto, nella maniera più assoluta – afferma il numero uno uscente della Federcalcio ospite a Otto e mezzo su La7 –. È stata una mia scelta personale. Avevo assunto un impegno verso tutti i tifosi italiani di andare ai Mondiali e purtroppo non ho mantenuto fede a questo impegno. È stato giusto dimettersi”: Di una cosa, però, è certo: “Non ritengo di aver fallito. Se legato a piccoli episodi, certo, ho fallito, ma se vogliamo parlare dell’attività in tutte le sue forme e nei progetti realizzati, la nostra Federazione è tra le più apprezzate in Europa”. Poi sottolinea che “gli italiani attribuiscono alla Figc responsabilità che non ha, ci sono confusioni di ruoli. Tutti sono convinti che i giocatori della nazionale dipendono dalla Figc, ma esistono i campionati, leghe e regole. Purtroppo esistono leggi e statuti, regole che bisogna rispettare. Non puoi attivare un meccanismo di riforma se tutti non sono d’accordo“.
Quanto al campo, difende la scelta, più volte contestata nell’ultimo mese, del commissario tecnico fatta un anno fa: “Gattuso per me era assolutamente l’uomo giusto. Era il migliore, in quel momento avevamo bisogno di qualcuno che facesse riscoprire ai ragazzi i valori e l’attaccamento alla maglia, ma purtroppo è mancato il risultato sportivo”. Dalla disfatta dello scorso 31 marzo, parte della politica ha cominciato a premere per il commissariamento della Federazione. “Assolutamente no – replica Gravina -. È contrario all’autonomia dello sport, agli statuti, alla Uefa e alla Fifa”. Con la chiusura arrivata ieri dal presidente del Coni Buonfiglio, si va quindi verso l’assemblea elettiva del 22 giugno, dalla quale uscirà il nuovo numero uno del calcio italiano. “Malagò e Abete sono due ottimi dirigenti, ma ho preso l’impegno solenne di non tirare la volata a nessuno”, commenta Gravina parlando dei due nomi che attualmente si sono fatti avanti, chiudendo invece a una sua discesa in politica.
“In tanti hanno provato a coinvolgermi. Non rinnego il mio orientamento, sono moderato di centro tendendo a sinistra. Già faccio politica, per ora niente candidature”. Quanto al caso arbitri, che ha riacceso i riflettori sul periodo difficile del calcio italiano, secondo il presidente dimissionario della Figc serve prudenza ed equilibrio. “Perché siamo garantisti solo a corrente alternata? Dietro quel ruolo di designatore c’è un uomo, una vita, una famiglia. Dovremmo essere garantisti, stiamo buttando fango senza sapere nulla”.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).


















