Mediazioni in corso tra Iran e Stati Uniti per una tregua, ma Teheran smentisce. C’è un piano parallelo del Pakistan. Intanto Israele intensifica i raid sugli impianti petrolchimici, il cuore energetico del Paese. Si aggrava il bilancio delle vittime
Ogni scusa è ottima perché il leone ruggisca e distrugga. Dopo la ricerca del pilota americano disperso ed estratto vivo ma ferito dopo 48 ore Israele colpisce impianti petrolchimici in Iran. A poche ore dall’ultimatum di Trump, si apre un tentativo di mediazione. Secondo Axios, Stati Uniti, Iran e mediatori regionali discutono un cessate il fuoco di 45 giorni, primo passo verso la fine della guerra. Non è chiaro, il presidente non lo è mai. Si muove alla giornata un po’ come le zone rosse durante la Pandemia.
Ma Reuters online spiega: “L’Iran e gli Stati Uniti hanno ricevuto un piano per porre fine alle ostilità”. Citando fonti anonime informate afferma che l’intesa, provvisoriamente denominata “Accordo di Islamabad”, prevedrebbe la riapertura di Hormuz “entro 15-20 giorni”, con i colloqui finali in presenza, a Islamabad. L’Iran non riaprirà lo Stretto di Hormuz in cambio di una “tregua temporanea”, ha detto un alto funzionario iraniano aggiungendo che Teheran ritiene che Washington non sia pronta per una tregua permanente. I Pasdaran hanno comunicato che il capo dell’intelligence, Seyed Majid Khademi, è stato ucciso in un raid attribuito a Usa e Israel.
Tregue e minacce del presidente
Solo poche ore prima in un post aveva minacciato di colpire infrastrutture civili, comprese centrali elettriche e ponti, se Teheran non riaprirà lo stretto di Hormuz. “Aprite il maledetto Stretto o vivrete all’inferno”, ha scritto, salvo poi ammettere che “c’è una buona probabilità” di accordo già oggi.
Il piano parallelo del Pakistan
Un piano parallelo, secondo Reuters, sarebbe stato elaborato dal Pakistan: una tregua immediata seguita da un accordo complessivo, con riapertura di Hormuz entro 15-20 giorni e negoziati finali a Islamabad. Teheran però frena: l’agenzia Tasnim nega qualsiasi apertura e accusa Axios di “operazioni psicologiche”. L’Iran ribadisce di non accettare cessate il fuoco temporanei senza una soluzione definitiva.
Attacco agli impianti petrolchimici in Iran
Israele colpisce impianti petrolchimici in Iran nel sud-ovest, a Mahshahr, uno dei principali hub energetici del Paese. Secondo i media iraniani, almeno cinque persone sono morte e circa 170 sono rimaste ferite. Il sito è cruciale per l’economia di Teheran. Il premier Benjamin Netanyahu ha definito gli impianti una “macchina di denaro” per il regime, chiarendo la natura strategica dell’operazione.
Raid su Teheran e escalation militare
Nelle prime ore del mattino, l’esercito israeliano ha annunciato una nuova ondata di attacchi su Teheran. Non sono stati forniti dettagli sui bersagli, ma fonti iraniane parlano di aree residenziali colpite. Il bilancio complessivo delle ultime ore sale: secondo Al Jazeera almeno 34 morti, tra cui sei bambini sotto dieci anni, tra Teheran, Qom e Bandar-e Lengeh. Intanto emergono dati pesanti sull’impatto del conflitto: secondo fonti iraniane, oltre 100.000 siti civili sarebbero stati colpiti dall’inizio della guerra.
Allarme OPEC Plus sul petrolio globale
Israele colpisce impianti petrolchimici in Iran mentre cresce l’allarme sul mercato energetico. Otto Paesi dell’alleanza OPEC+ avvertono che i danni alle infrastrutture potrebbero avere effetti duraturi sulle forniture globali. Ripristinare la capacità produttiva richiederà tempo e costi elevati.
Tensione regionale tra Emirati e Israele
Il conflitto si allarga. Negli Emirati Arabi Uniti, un uomo è rimasto ferito ad Abu Dhabi dopo la caduta di detriti causati da un’intercettazione. A Fujairah, un edificio della compagnia Du è stato colpito da un drone.
In Israele, ad Haifa, sono stati recuperati due corpi dalle macerie di un edificio colpito da un missile iraniano: si cercano ancora dispersi.



















