Via libera dell’Europarlamento alla direttiva anticorruzione. Tra i reati anche l’abuso d’ufficio. La relatrice: “L’Italia dovrà reintrodurre il reato”. Pd e M5s: “Nuova batosta per Nordio e Meloni”. Ciriani: “Noi a favore anche in Consiglio”. Vannacci unico italiano a votare contro
Il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza il nuovo pacchetto di norme che uniforma i reati di corruzione nei Paesi membri. Tra le fattispecie previste compare anche l’abuso d’ufficio, definito come esercizio illecito di funzioni pubbliche, che gli Stati dovranno punire nei casi più gravi.
La direttiva è stata approvata con 581 voti favorevoli, 21 contrari e 42 astenuti. Il testo introduce standard comuni a livello europeo per contrastare la corruzione, armonizzando definizioni giuridiche e livelli di sanzione. Gli Stati membri potranno comunque adottare norme più severe e adattarle ai propri ordinamenti. Secondo la relatrice Raquel Garcia Hermida, «l’Italia dovrà obbligatoriamente reintrodurre almeno due fattispecie tra le più gravi». Un passaggio che riapre il dossier dopo l’abolizione del reato decisa dal governo nel 2024.
Tra gli eurodeputati italiani, solo Roberto Vannacci ha votato contro la direttiva. Il resto della delegazione si è espresso a favore, in linea con l’ampia maggioranza registrata a livello europeo eccetto alcune delegazioni del gruppo dei Patrioti, principalmente quelle spagnole, belghe, portoghesi e polacche.
Più cooperazione e trasparenza tra gli Stati
Il nuovo quadro rafforza la cooperazione tra autorità nazionali e organismi europei come Olaf, Procura europea, Europol ed Eurojust. Previsto anche l’obbligo per gli Stati di pubblicare ogni anno dati comparabili sulla corruzione e di adottare strategie nazionali aggiornate, con maggiore attenzione ai conflitti di interesse e alla trasparenza del finanziamento politico.
Opposizioni all’attacco: «Batosta per il governo»
Immediate le reazioni delle opposizioni, che parlano apertamente di «nuova batosta» per l’esecutivo. L’eurodeputato Pd Sandro Ruotolo sostiene che con la direttiva approvata a Bruxelles “l’abuso d’ufficio rientra dalla porta principale”, smentendo la linea del governo che lo aveva abolito nel 2024. Ruotolo parla di una “Caporetto politica” per il duo Meloni-Nordio, ricordando anche lo stop della Consulta sull’autonomia differenziata, la bocciatura del referendum sulla giustizia e le dimissioni di Santanchè, Delmastro e Bartolozzi.
Nel merito, sottolinea che l’articolo 11 della direttiva reintroduce l’“esercizio illecito di funzioni pubbliche”, obbligando gli Stati a punire i funzionari che violano intenzionalmente la legge: «È il crollo di una narrazione, ciò che il governo ha smantellato ora l’Europa lo impone come standard minimo di legalità». Il leader M5s Giuseppe Conte, oltre a “un’altra batosta” parla di una retromarcia obbligata sull’abuso d’ufficio, accusando il governo di aver tentato fino all’ultimo di contrastare la direttiva restando però isolato in Europa.
Il governo: «Nessun problema»
Di segno opposto la posizione della maggioranza. L’eurodeputato di Fratelli d’Italia Alessandro Ciriani sottolinea che «l’Italia ha votato a favore della direttiva» in Consiglio Ue e respinge le accuse di contraddizione, parlando di «propaganda basata su narrazioni e non sui dati reali».
Consulta e Anac: la politica dovrà adeguarsi
Il presidente della Corte costituzionale Giovanni Amoroso ha osservato che, «se questa direttiva del Parlamento Europeo modifica il quadro normativo, è possibile che la Corte sarà chiamata nuovamente a fare il controllo che l’articolo 111, primo comma, della Costituzione prevede. Prima ancora, ovviamente, sarà la politica chiamata a prendere atto di questa nuova legislazione europea».
Sulla stessa linea il presidente dell’Anac Giuseppe Busia, che auspica un rapido recepimento per «colmare i vuoti di tutela» e rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
Busia: «Colmare subito i vuoti»
Busia sottolinea che la direttiva Ue rappresenta un passaggio fondamentale perché introduce standard comuni e rafforza gli strumenti contro la corruzione, evitando passi indietro da parte dei singoli Paesi. Pur definendolo un testo meno ambizioso rispetto alla proposta iniziale, lo considera un caposaldo per lo stato di diritto e anche un fattore di attrattività per gli investimenti, legato alla trasparenza dei sistemi economici. La direttiva, evidenzia, modernizza le norme, armonizza le definizioni giuridiche e amplia le fattispecie di reato, includendo corruzione pubblica e privata, traffico di influenze, arricchimento illecito e ostruzione della giustizia. Ora, conclude, serve un recepimento rapido per rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e migliorare la qualità della democrazia.




















