26 Marzo 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

26 Mar, 2026

Iran, Israele: «Ucciso il capo navale dei Pasdaran». L’uomo chiave di Hormuz

Il comandante Alireza Tangsiri

Raid israeliano nella notte a Bandar Abbas: ucciso Alireza Tangsiri, comandante della marina dei Pasdaran e figura centrale nella chiusura dello stretto di Hormuz. Teheran non conferma. Trump: “Iran faccia sul serio, prima che sia tardi”


Israele sostiene di aver eliminato in un attacco notturno Alireza Tangsiri, comandante delle forze navali dei Guardiani della Rivoluzione e uno dei protagonisti della strategia iraniana di blocco dello stretto di Hormuz. L’operazione sarebbe avvenuta a Bandar Abbas, nel sud dell’Iran, dove il comandante si trovava in un appartamento insieme ad altri ufficiali. Da Teheran, almeno per ora, nessuna conferma ufficiale.

LA GUERRA GIORNO PER GIORNO

Il raid e l’eliminazione mirata

A rivendicare l’operazione è stato il ministro della Difesa israeliano Israel Katz, che ha parlato di un attacco «preciso e letale». Secondo fonti israeliane, Tangsiri si trovava in un nascondiglio nella zona del porto di Bandar Abbas, uno dei punti più sensibili per la strategia militare iraniana. L’eliminazione si inserisce nella campagna mirata contro i vertici militari della Repubblica islamica iniziata con l’offensiva congiunta di Israele e Stati Uniti il 28 febbraio.

Il ruolo di Tangsiri nella guerra sul petrolio

Tangsiri non era un comandante qualunque. Guidava la marina dei Pasdaran, il braccio più aggressivo delle forze iraniane nel Golfo Persico, ed era direttamente coinvolto nelle operazioni che hanno portato alla chiusura quasi totale dello stretto di Hormuz. Negli ultimi giorni aveva rivendicato pubblicamente, anche sui social, il controllo iraniano sul passaggio e aveva minacciato infrastrutture energetiche legate agli Stati Uniti e ai loro alleati.

Sotto il suo comando, i Pasdaran hanno sviluppato e testato droni e missili da crociera, strumenti centrali nella strategia asimmetrica iraniana. Non a caso era stato inserito nelle liste delle sanzioni americane già nel 2019 e nuovamente nel 2023.

Hormuz, il punto che decide la guerra globale

Lo stretto di Hormuz è oggi il vero centro della guerra. Da lì passa circa un quinto del petrolio mondiale e una quota significativa del gas liquefatto. La sua chiusura ha già avuto effetti immediati sui mercati, con prezzi dell’energia in aumento e timori di una crisi globale.

Non è ancora chiaro quale impatto avrà la morte di Tangsiri sulla strategia iraniana. Nei giorni scorsi Teheran aveva aperto uno spiraglio, parlando della possibilità di far passare navi “non ostili”, ma senza modificare sostanzialmente il blocco.

Trump: “Iran faccia sul serio, prima che sia tardi

Donald Trump alza i toni con Teheran e accusa i negoziatori iraniani di parlare con due voci. “I negoziatori iraniani sono molto diversi e ‘strani’. Ci stanno “implorando” di fare un accordo, cosa che dovrebbero fare visto che sono stati militarmente annientati, senza alcuna possibilità di riprendersi, eppure pubblicamente affermano che stanno solo ‘valutando la nostra proposta’. SBAGLIATO!!! Farebbero meglio a fare sul serio presto, prima che sia troppo tardi, perché quando succederà, NON SI TORNA PIÙ INDIETRO, e non sarà bello! Presidente DJT”. Poi un post alla Nato: “Le nazioni della NATO non hanno fatto assolutamente nulla per aiutare contro la nazione folle, ora militarmente decimata, dell’Iran. Gli Stati Uniti non hanno bisogno di nulla dalla NATO, ma “NON DIMENTICATE MAI” questo momento molto importante!”.

Nuovi attacchi tra Iran, Israele e Golfo

Il fronte militare resta attivissimo. Israele ha colpito nelle ultime ore obiettivi a Isfahan e in altre aree del Paese. L’Iran ha risposto con nuovi lanci di missili e droni contro basi utilizzate dagli Stati Uniti in Kuwait e Arabia Saudita, anche se non è chiaro se ci siano stati danni significativi.

Negli Emirati Arabi Uniti le difese aeree sono entrate in azione per intercettare gli attacchi. Ad Abu Dhabi, però, la caduta di detriti dopo un’intercettazione ha causato la morte di due persone, segno di quanto il conflitto stia ormai coinvolgendo direttamente tutta la regione.

Guerra senza sbocchi, negoziati lontani

Dopo quasi quattro settimane di combattimenti, non si intravede una vera via diplomatica. Donald Trump sostiene che l’Iran sia vicino alla resa e disponibile a trattare, ma contemporaneamente il Pentagono ha ordinato l’invio di altri 2 mila soldati in Medio Oriente, segnale di una preparazione a un conflitto più lungo.

Dall’altra parte, Teheran mantiene una linea dura: nessuna trattativa senza risarcimenti di guerra e senza il riconoscimento del controllo iraniano sullo stretto di Hormuz.

La strategia di Israele e il timore di uno stop americano

Secondo fonti israeliane, il premier Benjamin Netanyahu ha ordinato di intensificare gli attacchi contro l’industria militare iraniana. L’obiettivo è colpire il più possibile prima che eventuali pressioni americane portino a una chiusura anticipata del conflitto.

La preoccupazione, a Tel Aviv, è che Washington possa fermarsi prima che Israele abbia raggiunto i suoi obiettivi strategici, lasciando intatta parte della capacità militare iraniana.

Il bilancio delle vittime

L’ambasciatore iraniano all’Onu parla di almeno 1.348 civili uccisi in Iran dall’inizio dell’offensiva. In Israele le vittime sono almeno 15, mentre gli Stati Uniti contano 13 militari morti. In Libano, dove si è aperto un fronte parallelo con Hezbollah, i morti sono circa 1.100.

I tentativi di mediazione

Sul piano diplomatico, il Pakistan si è proposto come mediatore e avrebbe già facilitato contatti indiretti tra Washington e Teheran, trasmettendo una proposta americana articolata in 15 punti. Per ora, però, non ci sono conferme su un incontro imminente né segnali concreti di svolta.

Pentagono: via i gradi per i cappellani militari

Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha annunciato che i cappellani militari statunitensi non mostreranno più le insegne di grado sulle uniformi, ma solo i simboli della propria fede.

I gradi resteranno formalmente, ma non saranno più visibili: una scelta che, secondo il Pentagono, riflette la natura “prima spirituale e poi militare” del loro ruolo. La misura rientra in una più ampia riforma del Corpo dei cappellani, con l’obiettivo di riportarli al centro del ministero religioso e semplificare la classificazione delle appartenenze religiose nelle forze armate. “Non abbiamo ancora finito”, ha concluso Hegseth .

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