Iran respinge i negoziati di Trump che propone un piano Usa in 15 punti e invia 2mila nuovi soldati. Il conflitto alla quarta settimana
La guerra accelera mentre la diplomazia prova a rincorrerla. Israele colpisce Teheran, gli Stati Uniti preparano nuovi contingenti militari e, nello stesso momento, Trump apre a un negoziato con l’Iran affidato alla mediazione del Pakistan. Il piano di pace esiste, ma resta appeso tra sfiducia e bombardamenti. Sullo sfondo, il nodo decisivo: Hormuz, da cui passa una quota vitale del petrolio mondiale. Il conflitto è entrato nella quarta settimana.
Nuovi raid su Teheran
L’esercito israeliano ha lanciato una nuova ondata di attacchi sulla capitale iraniana, colpendo infrastrutture governative. Contemporaneamente ha annunciato di essere impegnato nell’intercettazione di nuovi missili lanciati dall’Iran verso Israele che ha intensificato le operazioni anche in Libano, con voli a bassa quota su Beirut e nuovi raid nelle roccaforti di Hezbollah. L’esercito ha dichiarato di aver distrutto centri di comando e depositi di armi, uccidendo diversi miliziani.
Truppe Usa in arrivo, nuova escalation
Il Pentagono ha disposto l’invio di circa 2 mila nuovi soldati in Medio Oriente. Con questo dispiegamento, le forze terrestri statunitensi nella regione sfiorano le 7 mila unità. L’operazione amplia ulteriormente il coinvolgimento americano mentre si parla di trattative.
Trump apre al negoziato, Islamabad si propone
Donald Trump ha infatti rilanciato l’ipotesi di un negoziato, condividendo il messaggio del premier pakistano Shehbaz Sharif che offre Islamabad come sede dei colloqui. Secondo fonti informate, proprio il Pakistan avrebbe consegnato a Teheran un piano americano in 15 punti per uscire dalla guerra.
Il piano Usa affronta i nodi centrali del conflitto: alleviamento delle sanzioni; cooperazione sul nucleare civile; un passo indietro nel programma nucleare iraniano; monitoraggio da parte dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica; limiti al programma missilistico iraniano; accesso per la navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz. Teheran continua a negare ufficialmente l’esistenza di negoziati in corso.
Ebrahim Zolfaghari: “State negoziando con voi stessi“
In un video trasmesso dalla televisione di Stato, il tenente colonnello Ebrahim Zolfaghari ha parlato di “fallimento strategico” degli Stati Uniti, ribadendo che l’Iran non intende scendere a compromessi “né ora né mai”. Il militare iraniano ha deriso i tentativi degli Stati Uniti di arrivare a un cessate il fuoco, accusando Washington di mascherare una sconfitta come apertura diplomatica. “Chi si autoproclama superpotenza globale si sarebbe già tirato fuori da questo pasticcio se avesse potuto”, ha dichiarato, aggiungendo che “la vostra era di vuote promesse è giunta al termine” e che gli Usa sono arrivati “al punto di negoziare con voi stessi”.
Media Hezbollah punta al rapimento di soldati israeliani
Fonti dell’intelligence riferiscono a Kan News che tra gli obiettivi di Hezbollah nella fase attuale del conflitto ci sarebbe il rapimento di soldati israeliani, da usare come merce di scambio e per rafforzare il consenso interno in Libano. Alcuni miliziani sono ancora detenuti nelle carceri israeliane, tra cui un alto ufficiale dell’unità navale catturato durante un’incursione nel nord del Libano. Secondo le stesse fonti, il sequestro di militari potrebbe ostacolare i tentativi di disarmo e favorire un accordo di tregua più vantaggioso rispetto a quello del novembre 2024. Intanto, dalla Siria si segnala un rafforzamento dei controlli al confine con il Libano per impedire infiltrazioni e nuove provocazioni contro Israele.
Attacchi nel Golfo: droni e infrastrutture colpite
Nel Golfo Persico, l’Arabia Saudita ha annunciato di aver intercettato almeno 30 droni, mentre il Kuwait ne ha abbattuti sei. Un attacco ha provocato un incendio all’aeroporto internazionale kuwaitiano dopo che un drone ha colpito un serbatoio di carburante. In Bahrein sono risuonate le sirene antiaeree.
Iran, navi “non ostili” possono passare
L’Iran ha fatto sapere alle Nazioni Unite che le navi “non ostili” potranno attraversare lo Stretto di Hormuz, escludendo però quelle legate a Stati Uniti e Israele. Il passaggio resta di fatto bloccato per gran parte del traffico occidentale.
Petrolio in calo, mercati in rialzo
L’ipotesi di una via diplomatica ha fatto scendere il prezzo del petrolio: il Brent è calato fino al 6%, intorno ai 94 dollari al barile. Le Borse asiatiche hanno reagito positivamente, trainate dalla speranza di una de-escalation, anche se la volatilità resta alta.
Cina: “Cogliere ogni spiraglio per la pace”
Pechino, in contatto diretto con Teheran, invita tutte le parti a sfruttare ogni occasione per avviare negoziati. Ma tra escalation militare e sfiducia reciproca, la finestra diplomatica resta fragile.





















