24 Marzo 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

24 Mar, 2026

Referendum, due Italie: chi ricorda ha votato Sì, i giovani hanno scelto il No

Affluenza record dei giovani per il No al referendum

Il referendum che divide il Paese: analisi di un’Italia al seggio. Chi ricorda ha votato Sì, i giovani hanno dettol No. La memoria come anticorpo, l’ideologia come bussola tra passato e presente


Chi in questi giorni sta guardando la serie “Portobello” di Marco Bellocchio su Hbo, avrà visto la puntata in cui il pubblico ministero del processo contro Enzo Tortora si rivolge all’avvocato di quest’ultimo, dicendogli che il suo cliente «è stato eletto con i voti della camorra».

Non è un’invenzione dello sceneggiato. Le cose andarono davvero così. I radicali, nella persona di Marco Pannella, chiesero a Tortora di candidarsi alle elezioni europee del 1984, per togliere il povero presentatore dalle grinfie di una pazzotica magistratura napoletana che, senza avere in mano uno straccio di prova, e nemmeno un indizio, lo aveva sbattuto in galera.

Il voto del Nord e la diffidenza verso lo Stato

Bene, adesso che ha vinto il No, sarà difficile dire, come pure è stato detto per mesi, che quello del Sì era il partito dei mafiosi. La prova provata è che il Sì ha vinto nelle principali regioni del Nord: Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, perdendo per un soffio in Trentino-Alto Adige. C’è, sicuramente, in parte, una motivazione di risentimento storico. Se possiamo chiamarlo così. Vale a dire il fatto che da quelle parti la magistratura requirente ha picchiato durissimo sulla classe imprenditoriale e politica. E si sono viste a iosa le storture di una giustizia che non separa le carriere dei magistrati che indagano e di quelli che giudicano.

Per molti, al Nord, la separazione delle carriere non era una questione astratta, ma una risposta concreta a parecchi sfracelli che erano già successi. Ma il fatto decisivo è più strutturale: da quelle parti qualsiasi concentrazione dei poteri statali è malvista, e un sistema in cui lo stesso magistrato può fare il pm oggi e il giudice domani – indagando e poi giudicando, accusando e poi assolvendo, senza che nessuno possa chiamarlo a rispondere di nulla fuori dal circuito corporativo dell’Anm – ha un sapore indigesto.

Aggiungiamo che il Nord, maggiormente integrato nei circuiti economici e istituzionali europei, non poteva non sapere che nel resto del continente la separazione delle carriere è semplicemente la norma: in 25 Paesi su 26 dell’Unione europea, giudici e pubblici ministeri seguono percorsi distinti. L’unica eccezione, fino a ieri sera, eravamo noi. E la Grecia. Continueremo a esserlo.

La frattura generazionale

La divisione, però, non è soltanto geografica, è anche generazionale. E qui i dati fanno una certa impressione. Tra gli under 34 il No è attorno al 60%; tra gli over 55 era avanti il Sì. Più si sale con l’età, più la proposta di riforma ha avuto successo. Ora, i commentatori di sinistra diranno che i giovani sono più consapevoli, più attenti ai valori costituzionali, più informarti, più democratici, più belli, più buoni. È un punto di vista.

Oppure si può dire la verità, ovvero che chi ha qualche anno di più, e ricorda Tortora, ricorda Mani Pulite, ricorda le stagioni in cui i pm si comportavano da legislatori e i giornali li osannavano come eroi civili, ha sviluppato un’allergia più che motivata verso la presente conformazione della giustizia. La memoria, in questo caso, funziona come un salutare anticorpo. I più giovani, invece, hanno votato con in mano una bussola il cui ago punta sempre nella stessa direzione: l’odio contro Giorgia Meloni. Obbedendo alla stessa logica per cui, se domani la presidente del Consiglio dicesse che l’acqua disseta, risponderebbero compatti che è più fresca la sabbia del deserto. È l’eterna partigianeria italiota: non m’interessa cosa dici, ma il fatto che sia tu a dirlo. Meloni ha sempre torto, per gli stessi motivi per cui Mussolini aveva sempre ragione.

I giovani e il conservatorismo “pigro”

I giovani si confermano, a ben guardare, i veri conservatori d’Italia. Non nel senso nobile del termine: la custodia di ciò che vale. Ma nel senso pigro e provinciale, quando conservare significa avere le ginocchia che tremano, difendere ciò che esiste per il solo fatto che esiste. D’altra parte, è una scelta coerente con il profilo di queste nuove generazioni di perbenisti e benpensanti.

Non fanno sesso, o lo fanno sempre più tardi e meno volentieri dei loro genitori, i quali negli anni Settanta e Ottanta scoprivano il corpo con una spensieratezza che oggi sarebbe catalogata come violenza. Non fanno figli perché sono pavidi ed egoisti. Bevono poco o nulla, non si divertono, e la sera tornano a casa presto. Non cambiano città e vivono con mamma e papà fino a un’età in cui i loro coetanei tedeschi hanno già divorziato due volte. E non vogliono modificare una Costituzione che non conoscono, ma che sanno con granitica certezza essere “la più bella del mondo”.

La Costituzione intoccabile

La nostra Costituzione è come gli insetti preistorici: va conservata nell’ambra fino al 3020, quando forse (forse!) l’ennesima Commissione bicamerale potrà riunirsi per valutare se aggiungere una virgola oppure un punto e virgola all’articolo 3. Nel frattempo, nessuno tocchi niente. E chi ha dovuto subire le angherie di una magistratura corporativa, inamovibile e monoblocco, chi si è trovato in galera senza prove, chi ha visto la propria vita o la propria azienda distrutta da un avviso di garanzia finito in prima pagina, chi ha aspettato dieci anni un processo per sentirsi dire che il fatto non sussiste, porti pazienza.

La Costituzione è bella così. L’Assemblea costituente del 1946 non era come le altre, assomigliava a un conclave: i padri fondatori della Repubblica, come i cardinali chiusi in Sistina, erano senz’altro assistiti dallo Spirito Santo. Ecco perché ogni articolo della nostra Carta è definitivo e sottratto al giudizio delle epoche che seguiranno. Con una piccola differenza rispetto a Santa Madre Chiesa, cioè che i cardinali, almeno, quando muore un papa possono eleggerne un altro. Noi, a quanto pare, questa opzione non ce l’abbiamo.

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