Referendum giustizia, parte la maratona in piazza per il Sì definita «una Woodstock». Manifestazione iniziata ieri che si svolge di fronte al Palazzo della Cassazione a Roma fino all’8 marzo. Polemiche e repliche tra governo, magistrati e comitati
Votare sì «perché è una riforma necessaria per modernizzare l’talia, è una riforma giusta, tanto giusta che i sostenitori del No hanno bisogno di mentire per essere convincenti». La premier Giorgia Meloni, intervistata dal Tg5, mostra di non avere dubbi sulla riforma della giustizia che sarà oggetto di referendum il 22-23 marzo.
«Si dice che con questa riforma – prosegue – vogliamo sottomettere la giustizia alla politica. È falso, perché la riforma fa esattamente il contrario. Toglie la facoltà al Parlamento e ai partiti di indicare una parte del Csm, toglie la facoltà alle correnti ideologizzate della magistratura di decidere sull’altra parte dei membri del Csm». La separazione delle carriere di pm e giudici significa poi «rafforzare lo stato di diritto. Non a caso è il sistema prevalente in Europa. O tutti i Paesi sono illiberali o è l’Italia che è rimasta indietro».
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La replica dei magistrati
Meloni parla della riforma poche ore dopo che il magistrato Nino Di Matteo – confermando la tesi del procuratore “frontman” del No Nicola Gratteri – ha dichiarato che «i mafiosi, i grandi criminali voteranno Sì». Parole che suscitano la reazione del presidente dell’Unione Camere Penali, Francesco Petrelli, a margine del lancio della Maratona oratoria per il Sì in Piazza Cavour a Roma.
«Le parole di Di Matteo? Sciocchezze che offendono non tanto chi propone questo referendum ma soprattutto gli elettori che credo non si lasceranno condizionare da queste trappole ideologiche e menzogne e baderanno al merito della riforma, che vuole restituire dignità, verità e trasparenza all’amministrazione della giustizia».
Al magistrato replica anche l’ex gip di Milano Clementina Forleo: «Di Matteo si è uniformato al pensiero unico della magistratura associata giungendo, come il dottor Gratteri, a distinguere gli elettori in ‘buoni e cattivi’ in una visione manichea del tutto contrastante con i capisaldi di uno Stato di diritto. Imbarazza confutare come solo nel 2022, all’indomani del noto ‘scandalo Palamara’, lo stesso ebbe a definire il sistema interno al governo della magistratura come improntato a logiche mafiose.
Cosa è avvenuto nel frattempo tanto da folgorare Di Matteo sulla via per Damasco?». E ancora, Nicolò Zanon, presidente del Comitato nazionale ‘Sì Riforma’ parla di un «tentativo di delegittimazione morale, un insulto a milioni di italiani», sottolineando che al contrario, «la mafia teme una magistratura forte, autonoma, responsabile e credibile».
La maratona e le polemiche
Finisce in polemica l’apertura della maratona oratoria promossa dai comitati Sì Separa, Camere Penali per il Sì e Cittadini per il Sì (manifestazione iniziata ieri che si svolge di fronte al Palazzo della Cassazione a Roma fino all’8 marzo). «Una seconda Woodstock. Gli organizzatori stimano circa 500mila persone, la questura 290mila. Mai vista una piazza così piena», è il commento ironico di Magistratura Democratica sui social.
Allo sfottò replica la giudice Natalia Ceccarelli, toga alla Corte d’appello di Napoli e componente del direttivo dell’Anm: «Non sanno come funzionano le maratone oratorie poiché sono abituati ai raduni di partito».
A fare una fotografia della campagna, proprio da piazza Cavour, ci pensa il capogruppo di Fi alla Camera Paolo Barelli: «Mi piace intitolare questa piazza ai comitati per il sì», mentre «il comitato per il no sta dentro il Palazzo. Questa è una riforma che serve ai cittadini e non ai partiti».
Il nodo dei finanziamenti
Intanto dopo le polemiche sulla richiesta inviata all’Anm da parte del governo di rendere pubblici i nomi dei finanziatori del comitato ‘Giusto dire No’, il presidente del comitato Enrico Grosso replica: «Assolutamente no, rispetteremo il nostro regolamento che è conforme alla normativa sulla privacy. Tutto questo interesse nei nostri confronti vorrei fosse ugualmente tenuto nei confronti di altri finanziamenti ampiamente superiori».
Per Paolo Itri, presidente di sezione della Corte di giustizia tributaria di Napoli e sostenitore del Sì, «non è questione di mettere in dubbio l’onestà o la buona fede dei dirigenti dell’Anm ma stiamo parlando di istituzioni. Un soggetto privato, non sottoposto ad alcuna forma di controllo né sui finanziamenti né sui rapporti con soggetti esterni – fa notare parlando del sorteggio al Csm – non può controllare di fatto un organo costituzionale».





















