3 Marzo 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

2 Mar, 2026

Unrae “Il mercato dell’auto senza la spinta del noleggio a breve termine scenderebbe al 9%”

ROMA (ITALPRESS) – Il mese di febbraio conferma il consolidamento della crescita nel mercato delle autovetture: le immatricolazioni si attestano a 157.334 unità, segnando un incremento del 14% rispetto alle 137.965 registrate nel febbraio dell’anno precedente. Anche questo mese, tuttavia, un contributo determinante è arrivato dal noleggio a breve termine: depurando il dato da questa componente, la variazione positiva si ridimensionerebbe al 9%.

Il bilancio del primo bimestre è altrettanto incoraggiante: 299.373 immatricolazioni nei primi due mesi del 2026, con un progresso del 10,2% sulle 271.686 di gennaio-febbraio 2025 (ma solo +3,5% rispetto al 2024 e ancora -12,9% rispetto al 2019). Sul versante dell’elettrificazione, le vetture full electric (BEV) si attestano al 7,9% delle vendite mensili, per un totale di 12.572 unità, in progressione rispetto al 5,0% di febbraio 2025 e al 6,6% del mese precedente, impattate in modo importante dagli incentivi MASE, con effetti distorsivi della concorrenza.

Grande dinamicità per le plug-in hybrid (PHEV): la loro penetrazione raggiunge l’8,5% a febbraio – rispetto all’8,7% di gennaio e al 4,5% di febbraio 2025 – sostenuta dalla gamma in costante espansione e dalle modifiche normative in materia di fringe benefit per le auto aziendali.

Sul fronte della regolamentazione europea, il 4 marzo la Commissione UE presenterà l’Industrial Accelerator Act – slittato rispetto alla scadenza originaria di fine febbraio – con il quale Bruxelles intende potenziare la competitività del sistema industriale del Vecchio Continente e imprimere nuova velocità alla transizione e all’innovazione tecnologica.

Il principio del “Made in Europe”, ideato dalla Commissione UE, si tradurrebbe nell’introduzione di una quota minima di componenti di provenienza europea quale condizione per l’accesso a incentivi e appalti pubblici sui veicoli elettrici. In particolare, secondo indiscrezioni, i nuovi modelli elettrici, ibridi e a idrogeno che beneficeranno di agevolazioni statali dovranno essere assemblate all’interno dell’Unione e incorporare, batterie escluse, almeno il 70% di componenti europei calcolato sul valore.

Su questo provvedimento – e più in generale sul “Pacchetto Automotive” europeo – UNRAE esprime una valutazione articolata, riconoscendone i passi avanti ma evidenziandone l’insufficienza rispetto alle sfide del mercato.

“Così non basta. Il Pacchetto Automotive segna un passo avanti, ma non è ancora all’altezza della sfida. Europa e Italia non hanno recuperato i livelli del 2019 e il nostro Paese resta in ritardo nella transizione energetica. La decarbonizzazione è un obiettivo condiviso, ma servono sostenibilità economica, stabilità normativa e strumenti strutturali a supporto della domanda, a partire da una riforma fiscale delle flotte aziendali. Senza queste condizioni non si recuperano competitività né fiducia dei consumatori. E sul ‘Made in Europe’ vogliamo essere chiari: la competitività si costruisce con investimenti e innovazione, non con misure protezionistiche che rischiano di penalizzare imprese e consumatori”, afferma Roberto Pietrantonio, Presidente di UNRAE. 

Per Unrae “affinché il percorso verso la mobilità sostenibile sia efficace, è urgente colmare il ritardo italiano nell’elettrico. Nonostante segnali di crescita, l’Italia resta fanalino di coda tra i Major Markets: la quota BEV a febbraio è del 7,9%, contro una media UE di gennaio (ultimo dato disponibile) del 19,7%, il 22% della Germania, il 28,3% della Francia e il 20,6% del Regno Unito. Anche Paesi con PIL pro capite inferiore fanno meglio del nostro Paese, di conseguenza le emissioni medie di CO2 del nuovo immatricolato restano sopra la media europea. Per recuperare competitività e allinearsi agli standard UE, UNRAE indica tre priorità. Prima: infrastrutture. L’Italia è 16ª in Europa per capillarità di punti ricarica (14,2 punti ogni 100 km contro 20,9 della UE, dati EAFO) e necessita di un’accelerazione su rete elettrica e idrogeno. Seconda: tariffe di ricarica più coerenti con i prezzi all’ingrosso dell’energia – prosegue Unrae -. Terza – decisiva – la fiscalità delle flotte aziendali, vero moltiplicatore della transizione: deducibilità dei costi, detraibilità IVA e ammortamenti meno competitivi penalizzano un canale che presenta un divario tra 8,5 e 21 punti rispetto ai Major Markets. Una riforma strutturale favorirebbe rinnovo del parco e diffusione di veicoli a zero e basse emissioni. Accanto ai fattori abilitanti serve chiarezza: la decarbonizzazione resta l’obiettivo, ciò che manca è stabilità normativa e una strategia pluriennale, come nei principali Paesi europei, per offrire a famiglie e imprese un orizzonte credibile”.

“Tra gli ultimi in Europa sull’elettrico: non è un destino, ma una scelta. L’elettrico cresce, ma siamo ancora lontani dalle medie dei grandi mercati. Senza una strategia strutturale e stabile l’Italia perderà competitività e appeal. Chi parla di fallimento dell’elettrico alimenta disinformazione: la vera sfida è governare la transizione con visione industriale e coraggio riformatore”, conclude il presidente.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

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