Almasri, chiuse le indagini: Bartolozzi verso il processo. La capo di Gabinetto: sono serena
La nuova legge elettorale, il decreto sicurezza incardinato al Senato e affidato alle cure del fedelissimo (della premier) Alberto Balboni, il “generale” Vannacci che proverà a “correggerlo” per ridargli quei contenuti che ha perso per strada dopo le revisioni di Colle e anche di una parte di maggioranza, la campagna referendaria e, da ieri pomeriggio, anche il caso Bartolozzi, la capo di Gabinetto del ministro Nordio che ha molta voce in capitolo tanto sul decreto sicurezza che sulla campagna referendaria. La politica interna sta vivendo in queste ore un improvviso risveglio dopo un lungo letargo. E questo può avere molti significati e conseguenze.
Bartolozzi ha ricevuto ieri l’avviso di chiusura indagini dalla procura di Roma che ipotizza le false dichiarazioni ai pm che indagavano sul caso Almasri, il capo della polizia libica che, nonostante fosse ricercato dalla Corte penale internazionale per violenze, tortura, omicidio e reati contro l’umanità, il governo italiano, con la decisione del ministro Nordio, riportò in Libia con volo di Stato.
Nordio: “Perplesso sulla tempistica dei magistrati”
Bartolozzi fu protagonista in quei giorni di gennaio 2025, fu lei a fare da tramite con il ministro. È stata Bartolozzi a rivelare gli sviluppi dell’inchiesta, un po’ come fece Meloni quando il Tribunale dei ministri avviò l’indagine. «Mi è stato appena notificato l’avviso di conclusioni delle indagini preliminari. Sono assolutamente serena, e senza condizionamenti, continuerò a lavorare con senso di responsabilità».
Meno “sereno” sembra il ministro Nordio che non ha perso tempo per schierarsi al fianco del suo braccio destro e puntare il dito sulla magistratura. «Massima e incondizionata fiducia sull’operato della dottoressa Bartolozzi – ha detto Nordio rivolgendole «tutta la mia umana vicinanza rispetto ad una iniziativa sulla cui tempistica rimango perplesso. Naturalmente il mio capo di Gabinetto continuerà, con ancora maggiore motivazione, ad affiancare la mia opera di riforma».
Il tentativo di uno scudo penale
Il procedimento è coordinato dal procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi e dai sostituti Giulia Guccione e Barbara Trotta. L’iscrizione nel registro degli indagati era stata formalizzata il 12 agosto scorso e sei mesi sono stati il tempo necessario per valutare e verificare. E, anche, per aspettare eventuali sviluppi politici. Non è un mistero infatti che fosse allo studio una sorta di scudo penale per Bartolozzi visto che, contrariamente agli altri indagati (Nordio, Piantedosi e Mantovani, tutti schermati dall’immunità ministeriale e di governo) non può beneficiare dell’immunità parlamentare.
Un’ipotesi – ancora in piedi – è quella di candidarla in qualche suppletiva. Un’altra ipotesi prevedeva un emendamento ad hoc proprio nel decreto sicurezza ma non ce n’è traccia. La chiusura delle indagini arriva una manciata di giorni prima che l’Ufficio di Presidenza della Camera (mercoledì prossimo) deliberi sulla richiesta di sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Consulta nei confronti della procura di Roma e del Tribunale dei ministri proprio per la vicenda Bartolozzi.
La tesi del centrodestra è che la capo di gabinetto del ministero della Giustizia doveva essere tutelata al pari dei componenti del governo.
L’avviso di chiusura indagini ha dato il via ad una seria di dichiarazioni da parte di tutte le forze di maggioranza contro le “decisioni ad orologeria” della solita magistratura. Il viceministro Sisto ed Enrico Costa hanno guidato le rimostranze di Forza Italia parlando di «tempismo perfetto, dalla campagna referendaria nelle Procure, alle Procure nella campagna referendaria».
Il senatore Gianluca Cantalamessa (Lega) cita Andreotti: «A pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca. Riflettiamo sull’impatto che questa notifica avrà sul dibattito pubblico e sul confronto democratico». Il vicepresidente della Camera Rampelli (Fdi) parla di «tempismo quanto mai atteso per una decisione che cade proprio nel pieno della campagna referendaria».




















