Con un voto di 6 a 3, la Corte Suprema dichiara inammissibili i dazi imposti in base all’IEEPA. Per l’export italiano si apre uno spiraglio, ma tra piani di riserva e altre leggi commerciali il quadro resta instabile.
Con un voto di 6 a 3, venerdì la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato inammissibili i dazi doganali imposti dal presidente Trump. Non tutti, solo quelli introdotti in base a una legge del 1977 che gli conferisce l’autorità di regolamentare il commercio durante le emergenze nazionali causate da minacce straniere. Per gli esportatori italiani, specie nel vino, meccanica, moda o agroalimentare, potrebbe diminuire il peso dei dazi irregolari. Ma non tutti i dazi spariscono: la sentenza non abroga tutti i dazi americani – solo quelli basate sull’uso improprio dell’IEEPA.
La legge nel mirino: IEEPA
La legge al centro del caso è l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), che autorizza il Presidente a ricorrere alla legge «per affrontare qualsiasi minaccia insolita e straordinaria, che abbia la sua origine in tutto o in parte al di fuori degli Stati Uniti, alla sicurezza nazionale, alla politica estera o all’economia degli Stati Uniti, se il Presidente dichiara un’emergenza nazionale in relazione a tale minaccia». Una disposizione separata della legge prevede che, in caso di emergenza nazionale, il presidente possa «regolamentare … l’importazione o l’esportazione» di «beni nei quali qualsiasi paese straniero o cittadino dello stesso abbia un interesse».
La controversia al centro del parere espresso venerdì è iniziata lo scorso anno. Quando Trump ha emanato una serie di ordini esecutivi che imponevano i dazi. Le cause intentate dalle piccole imprese e da un gruppo di Stati, che sostengono tutti di essere stati colpiti dall’aumento dei dazi, sono state presentate ai tribunali di primo grado, i quali hanno concordato con i ricorrenti sul fatto che l’IEEPA non autorizzava i dazi di Trump. Tuttavia, tali sentenze sono state sospese, consentendo al governo di continuare a riscuotere i dazi mentre il procedimento dinanzi alla Corte Suprema andava avanti.
Le parole di John Roberts
La Corte Suprema ha concordato con i ricorrenti che l’IEEPA non conferiva a Trump il potere di imporre i dazi. «Sulla base di due parole separate da altre 16 nell’IEEPA – ‘regolare’ e ‘importazione’ – il Presidente afferma il potere indipendente di imporre dazi sulle importazioni da qualsiasi paese, su qualsiasi prodotto, a qualsiasi tasso, per qualsiasi periodo di tempo», ha scritto il presidente della Corte Suprema John Roberts. «L’IEEPA», ha aggiunto Roberts, «non contiene alcun riferimento a dazi o imposte». Inoltre, «fino ad ora nessun presidente ha interpretato l’IEEPA come fonte di tale potere».
L’amministrazione Trump – che ha già definito la sentenza «una vergogna» e ha annunciato l’esistenza di un piano di riserva – ha costruito la sua strategia commerciale intrecciando diverse leggi federali, alcune molto datate, per aggirare il controllo diretto del Congresso. La sentenza ha colpito il “pilastro” più flessibile – IEEPA – ma ha lasciato intatti altri strumenti: la Sezione 232 (Trade Expansion Act del 1962), la Sezione 301 (Trade Act del 1974) e la Sezione 122 (Trade Act del 1974), che potrebbe essere il piano di riserva per mantenere parte dei dazi reciproci appena bocciati, pur con limiti di tempo e ammontare.
Rimborsi e incognite legali
La sentenza apre la porta alla richiesta di rimborso da parte delle imprese importatrici negli USA che abbiano versato dazi illegittimi sotto IEEPA. Tuttavia, è difficile il recupero di costi per aziende italiane ed europee che hanno pagato quei dazi, attraverso richieste di rimborso presso l’U.S. Customs, dal momento che la procedura e i tempi per ottenere i rimborsi sono tuttora incerti e potrebbero richiedere iniziative giudiziarie o un intervento del Congresso USA.
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Paradossalmente, sebbene le Borse abbiano reagito bene alla notizia, la decisione della Corte Suprema ha portato a una forte incertezza normativa nel commercio USA-UE. E questo perché gli esportatori ora saranno ancor più prudenti e in attesa di chiarimenti dal governo USA e dalla Commissione UE. Inoltre, il rischio di una nuova ondata di dazi “reimpacchettati” sotto altre vesti legali rimane alto, mantenendo alta l’incertezza per l’export europeo.


















