Fermato nella residenza di Sandringham, l’ex duca di York è indagato per presunto abuso di funzione pubblica legato ai rapporti con Jeffrey Epstein. In corso perquisizioni nel Norfolk e nel Berkshire
Andrea Mountbatten-Windsor è stato fermato dalla polizia britannica con l’accusa di abuso di funzione pubblica nell’ambito dell’inchiesta sui suoi rapporti con Jeffrey Epstein. È il primo arresto dopo lo scandalo. La prima a cadere di un castello di carte.
La polizia ha fatto irruzione nella residenza di Wood Farm, nella tenuta reale di Sandringham, nel Norfolk, dove Andrew Mountbatten-Windsor vive dopo essere stato privato dei titoli reali e trasferito dal Royal Lodge per decisione di re Carlo III.
La Thames Valley Police ha confermato di aver arrestato “un uomo di 66 anni residente nel Norfolk” e di aver effettuato perquisizioni anche nel Berkshire. L’ex principe, che proprio oggi compie 66 anni, resta in custodia in attesa di essere interrogato.
La famiglia di Virginia Roberts Giuffre, che aveva accusato Jeffrey Epstein di averla trafficata quando aveva 17 anni verso Andrew Mountbatten-Windsor per rapporti sessuali, ha scritto in una nota:
“Oggi i nostri cuori spezzati si sono sollevati alla notizia che nessuno è al di sopra della legge, nemmeno i reali. Non è mai stato un principe. Per tutti i sopravvissuti nel mondo, Virginia lo ha fatto per voi”.
I documenti Usa e l’ipotesi di abuso d’ufficio
La polizia britannica non ha ancora reso noti i dettagli dell’indagine su Andrew Mountbatten-Windsor, ma una serie di documenti pubblicati dal Dipartimento di Giustizia statunitense suggerisce che gli investigatori stiano verificando se l’ex principe abbia condiviso in modo improprio documenti governativi riservati con Jeffrey Epstein.
Mountbatten-Windsor ha ricoperto il ruolo di inviato commerciale del governo britannico dal 2001 al 2011. In uno scambio di email del 2010 contenuto nei file americani, sembrerebbe che abbia inoltrato a Epstein relazioni interne relative a una missione ufficiale in Asia, con tappe in Vietnam, Singapore, Hong Kong e nella Cina continentale.
Le accuse: informazioni riservate a Epstein
In un’altra email dello stesso anno, sempre secondo i documenti diffusi negli Stati Uniti, l’ex principe avrebbe trasmesso un dossier su opportunità di investimento in Afghanistan nei settori dell’oro e dell’uranio. Il documento, intitolato “High Value Commercial Opportunities for Foreign Investment”, apparirebbe come un briefing ufficiale preparato per lui nell’ambito delle sue funzioni istituzionali.
Il gruppo anti-monarchico Republic ha dichiarato di aver segnalato questi documenti alla Thames Valley Police, che guida l’inchiesta, ritenendoli potenziale prova di “misconduct in public office”, ossia abuso di funzione pubblica. Il fondatore dell’organizzazione, Graham Smith, ha chiesto alla famiglia reale una presa di posizione più netta dopo l’arresto: “Serve una dichiarazione completa e risposte ai giornalisti. Non bastano formule di circostanza”, ha affermato.
Il precedente scandalo e l’accordo con Giuffre
I legami tra Andrea ed Epstein erano già noti da anni. Nel 2022 l’ex principe ha raggiunto un accordo extragiudiziale con Virginia Roberts Giuffre, che lo accusava di aver avuto rapporti sessuali con lei quando era minorenne. L’intesa, di cui non è stata resa nota la cifra, non ha comportato alcuna ammissione di colpa. Giuffre si è tolta la vita il 25 aprile del 2025.
La pubblicazione di nuovi documenti ha riacceso l’attenzione pubblica, evidenziando contatti che sarebbero proseguiti anche dopo che Andrea aveva dichiarato di aver interrotto ogni relazione con Epstein.
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l messaggio diretto di re Carlo III: “La legge deve fare il suo corso”
Nel suo primo intervento pubblico dopo l’arresto di Andrew Mountbatten-Windsor, re Carlo III ha scelto parole nette e un tono istituzionale. Il comunicato è stato diffuso poche ore dopo il fermo del fratello. La dichiarazione ha colpito non solo per il contenuto, ma anche per la forma: è stata firmata personalmente dal sovrano – “Charles R.” – e non diffusa come di consueto a nome di Buckingham Palace. Un segnale di assunzione diretta di responsabilità e di distanza istituzionale.
Nel testo integrale, il re afferma:
“Ho appreso con la più profonda preoccupazione la notizia riguardante Andrew Mountbatten-Windsor e i sospetti di abuso d’ufficio. Ora seguirà il processo completo, equo e appropriato con cui la questione sarà esaminata dalle autorità competenti. In questo, come ho già detto in precedenza, esse avranno il nostro pieno e totale sostegno e la nostra collaborazione.
Desidero essere chiaro: la legge deve fare il suo corso. Mentre il procedimento continua, non sarebbe corretto per me commentare ulteriormente la vicenda. Nel frattempo, la mia famiglia ed io continueremo a svolgere il nostro dovere e il nostro servizio nei confronti di tutti voi.”
Buckingham Palace aveva già fatto sapere che, qualora richiesto, la Casa reale avrebbe collaborato con le autorità. Re Charles III negli ultimi mesi aveva ulteriormente preso le distanze dal fratello.
La tempesta politica su Starmer e il caso Mandelson
L’arresto di Andrew Mountbatten-Windsor arriva a una settimana da nuove rivelazioni sugli Epstein files che hanno trascinato nella bufera anche il governo di Keir Starmer. I documenti diffusi dal Dipartimento di Giustizia Usa hanno infatti evidenziato una relazione molto più stretta del previsto tra Epstein e Peter Mandelson. L’uomo scelto da Starmer come ambasciatore britannico negli Stati Uniti.
La vicenda ha avuto immediate ripercussioni politiche. All’interno dello stesso Partito Laburista si sono levate richieste di dimissioni nei confronti del premier. Il leader del Labour scozzese, Anas Sarwar, ha parlato di “errore di giudizio”. Starmer ha replicato affermando di non essere stato a conoscenza della reale portata dei rapporti tra Mandelson ed Epstein al momento della nomina. E ha accusato l’ex ambasciatore di non aver detto tutta la verità. Nonostante le pressioni, il premier ha escluso l’ipotesi di lasciare l’incarico, ottenendo il sostegno compatto del suo gabinetto.
L’effetto domino
Le rivelazioni hanno comunque provocato conseguenze immediate. Si sono dimessi il capo di gabinetto del primo ministro, Morgan McSweeney, legato da decenni a Mandelson, e il direttore della comunicazione Tim Allan, anche lui vicino all’ex ambasciatore. Il governo ha inoltre accettato di consegnare migliaia di pagine di corrispondenza interna relative al processo decisionale che portò alla nomina di Mandelson. Documenti che potrebbero essere resi pubblici a breve e che a Downing Street vengono descritti come potenzialmente esplosivi.
Parallelamente, la polizia sta indagando su Mandelson per “misconduct in public office”, ipotizzando che abbia condiviso con Epstein documenti governativi riservati durante precedenti incarichi istituzionali. Tra le email emerse figurano l’invio di un memo economico interno e informazioni su un voto relativo a un piano di salvataggio europeo. Mandelson ha negato qualsiasi illecito penale, così come Andrew Mountbatten-Windsor continua a respingere ogni accusa




















