Secondo un sondaggio Swg, il nuovo partito del generale Roberto Vannacci avrebbe già un 3,6% di consensi. E Futuro Nazionale potrebbe “pescare” non solo da Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e CasaPound, ma anche dal M5S: tremano Salvini e Conte
La miccia del nuovo partito di Roberto Vannacci potrebbe far deflagrare gli equilibri sia a destra che a sinistra. L’ultimo sondaggio Swg accredita Futuro Nazionale di un 3,6% di consensi che fa tremare le vene ai polsi della maggioranza. Se questo è il trend, in vista delle elezioni politiche del 2027 la Lega rischia perfino di essere superata da una formazione estremista di destra che raccoglie soprattutto i voti in fuga dal Carroccio (1,4%) e da Fratelli d’Italia (1,2%), pescando qualche ulteriore briciola dall’astensione, da Casa Pound e perfino da Forza Italia.
La sfida a Salvini e Meloni
Ciò che colpisce non è soltanto il livello di fiducia raccolta dal generale che, per molti analisti, eguaglia già quella di Matteo Salvini, ma anche la grande attenzione che arriva da una porzione di elettori di Fdi, tradizionalmente estremisti e oggi evidentemente restii ad accettare il crescente moderatismo di Giorgia Meloni sotto la pressione delle responsabilità di governo.
Il primo scenario
Con Vannacci sopra Salvini, gli scenari possibili diventano due. Nel primo, il generale resta fuori dalla maggioranza con la conseguenza di minare alla radice il vantaggio fin qui accumulato dal centrodestra sul campo largo. Sarebbe la prima volta, da quando Silvio Berlusconi inventò l’alleanza inedita tra Forza Italia, Alleanza nazionale e Lega, in cui un governo di centrodestra avrebbe un’opposizione alla sua destra. Questo esito potrebbe mettere a repentaglio la riconferma del governo Meloni.
La seconda ipotesi
Nel secondo scenario, benché sia il frutto di una scissione dalla Lega, Futuro Nazionale potrebbe diventare uno dei componenti della coalizione di centrodestra: le prime avvisaglie sono arrivate pochi giorni fa, quando Vannacci ha deciso di far votare il suo minuscolo drappello di parlamentari a favore degli aiuti militari all’Ucraina che erano stati uno dei fattori scatenanti dell’addio al Carroccio.
Il riposizionamento dei partiti
È probabile inoltre che il rimescolamento di carte in seno all’attuale maggioranza possa ulteriormente incidere sulla collocazione dei singoli partiti. Ad oggi appare improbabile che la Lega, perdendo Vannacci, possa raccogliere voti nell’elettorato più moderato. Anche perché, con la richiesta demagogica di un contributo alle banche per alleviare il peso delle bollette sugli italiani, Salvini rispolvera il suo populismo più dozzinale, quanto di più lontano possa esserci da un approccio di responsabilità, mostrando l’intenzione di contrastare Vannacci con le sue stesse armi: una sorta di coazione a ripetere ai limiti dell’autosabotaggio che finora ha affossato le ambizioni del leader del Carroccio.
La destra conservatrice
Sembra più realistico, invece, che la nascita di un partito di estrema destra possa dare a FdI, ormai percepito come partito di governo, dunque “istituzionale” e con vocazione maggioritaria, una nuova chance per attirare voti dall’area moderata, costruendo così le basi per una formazione conservatrice mediana capace di occupare, a dispetto delle sue ascendenze missine, non soltanto il baricentro del polo di destra ma dell’intero spettro politico.
Gli altri fattori
Questa ipotesi dipende, ovviamente, da altri fattori concomitanti. In primo luogo, dalla volontà di Meloni di oltrepassare davvero il suo personale guado ideologico, con la rinuncia ai suoi toni più radicali e alle simpatie per il trumpismo e per l’orbanismo. In secondo luogo, dall’insistenza di Elly Schlein sulla deriva identitaria del Pd che aiuta forse a rincuorare e a mobilitare per intero la sua base elettorale tradizionale, ma brucia ogni opportunità espansiva del centrosinistra.
Torna la Prima Repubblica?
Se tutto ciò si verificasse potrebbe crearsi, magari con lo zampino di una legge elettorale ad hoc, una sorta di riedizione della Prima Repubblica: con Vannacci “congelato” a destra come il Msi e la Meloni in versione “Balena bianca”. Ma, si sa, la storia non si ripete mai eguale a se stessa. O, se lo fa, «la prima volta come tragedia, la seconda come farsa», per dirla con Karl Marx: Vannacci come replica grottesca di Almirante? Chissà. Nel frattempo, c’è un ultimo elemento da valutare.
Il bacino populista
L’interesse per Futuro Nazionale tra gli astenuti o nell’area del non voto sembra marginale, ma per alcune agenzie di sondaggi il bacino elettorale potenziale di Vannacci potrebbe arrivare al 6-7%, pescando anche in una sinistra molto radicale. Occhio allora al M5s. Primo, perché i Cinquestelle hanno dilapidato più della metà dei loro consensi per aver perso la loro immagine di forza anti-sistema: che oggi è esattamente il connotato precipuo di Futuro Nazionale. Secondo, perché la vicenda del Movimento è speculare a quella della Lega, con la quale ha da sempre condiviso l’impronta populista, per un breve tratto la responsabilità di governo e, oggi, la simpatia per Putin, il pacifismo peloso contro l’Ucraina e l’ostilità agli immigrati. Tutti temi sui quali Roberto Vannacci potrebbe rubare l’intera scena. Proprio a scapito di Giuseppe Conte.




















