18 Febbraio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

18 Feb, 2026

Francia, Macron blinda lo Stato in vista del voto: sfida aperta con Le Pen

Tra nomine strategiche e rimpasti mirati, il presidente francese Emmanuel Macron accelera sulla macchina amministrativa per blindare le istituzioni dello Stato e arginare un’eventuale vittoria del Rassemblement national e di Marine Le Pen


«Tutti detestano la burocrazia perché rallenta, ma serve proprio a questo: a non prendere decisioni affrettate». Questa frase pronunciata dall’immaginario presidente della Repubblica Mariano de Santis (interpretato da Toni Servillo) nel film La Grazia di Paolo Sorrentino sottolinea in modo efficace il ruolo degli apparati dello Stato nell’influenzare, dirigere e addirittura alterare le decisioni assunte dai politici. E proprio su questa logica si basano le ultime iniziative del presidente francese Emmanuel Macron. L’inquilino dell’Eliseo sta infatti accelerando le nomine di alti funzionari per piazzare uomini di fiducia in posizioni chiave prima della fine del suo mandato, che scade il prossimo anno.

Un cordone sanitario istituzionale

Obiettivo: creare un cordone sanitario nelle istituzioni per ostacolare l’implementazione di politiche dirompenti nel caso in cui Marine Le Pen – o il suo Vice Jordan Bardella, se dovesse essere confermata l’incandidabilità di Le Pen – dovesse vincere le elezioni del prossimo anno. Si tratta di un’ipotesi tutt’altro che peregrina: i sondaggi danno come favoriti sia Le Pen che Bardella.

Le nomine di Macron interessano diversi ambiti; in particolare, spiccano affari esteri, sicurezza nazionale e finanza. Ovvero le aree in cui le posizioni del Rassemblement national (Rn) appaiono più in discontinuità rispetto a quelle macroniane. Buona parte del programma economico della formazione nazionalista si basa sul disfacimento delle riforme di Macron. Inoltre, in passato, Le Pen ha espresso il desiderio di ritirare Parigi dal comando integrato della NATO. Si spiega così la necessità per l’Eliseo di mettere delle barriere di protezione alla Repubblica.

Rimpasti e nomine strategiche

In primo luogo, Macron punta a realizzare un ampio rimpasto al Ministero degli Esteri, a cui si aggiungono le oltre sessante sedi diplomatiche della Francia all’estero che riceveranno nuovi ambasciatori. Ma Macron si è già mosso nei mesi scorsi sostituendo l’allora Capo di Stato maggiore Thierry Burkhard con il suo consigliere militare, Fabien Mandon. Inoltre, la scorsa settimana il governatore della Banca di Francia, François Villeroy de Galhau, ha annunciato che terminerà il mandato già a giugno, anche se la scadenza prevista sarebbe ottobre 2027, cioè dopo le elezioni presidenziali. Ufficialmente la decisione è stata presa per motivi personali, ma è difficile immaginare che non sia stata influenzata dall’avvicinarsi dell’anno elettorale. Imminente anche la nomina del nuovo capo del Consiglio di Stato.

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Blindando gli apparati statali, Macron potrebbe seriamente ostacolare la realizzazione dell’agenda di Rn, anche viste le crescenti divergenze in seno al partito sovranista su alcuni dossier, come l’Ucraina. Ma le manovre dell’Eliseo potrebbero rivelarsi un boomerang: un presidente con un tasso di approvazione del 15% che nomina propri fedelissimi a fine mandato può involontariamente fornire a Le Pen capri espiatori su cui scaricare possibili fallimenti al governo, come fatto da Trump nel primo mandato. Nell’attuale crisi socio-economica che attanaglia la Francia, il rischio di delegittimare lo Stato è dietro l’angolo.

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