Riprendono i colloqui sul nucleare tra Stati Uniti e Iran a Ginevra. Trump avverte Teheran. Le trattative si svolgono in un clima di forte tensione e pressioni regionali
Tornano a riunirsi in Svizzera i negoziatori di Stati Uniti e Iran per un nuovo round di colloqui sul nucleare, mentre in Medio Oriente cresce la tensione e resta sul tavolo l’ipotesi di un attacco americano in caso di fallimento delle trattative.
Trump: “Ci saranno conseguenze”
Il presidente Donald Trump, parlando ai giornalisti a bordo dell’Air Force One, ha avvertito Teheran che “se non farà l’accordo ci saranno conseguenze”. Il capo della Casa Bianca ha spiegato che sarà coinvolto nei colloqui “indirettamente” e ha definito i negoziati “molto importanti”.
“Vogliono raggiungere un accordo… Non credo che vogliano le conseguenze di un mancato accordo”, ha aggiunto Trump, ribadendo di preferire una soluzione diplomatica ma lasciando intendere che l’alternativa potrebbe essere militare.
Le delegazioni a Ginevra
A guidare il team americano a Ginevra ci saranno l’inviato per il Medio Oriente Steve Witkoff e Jared Kushner, genero del presidente, già protagonisti della diplomazia trumpiana nella regione. Sul fronte iraniano è presente il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, che ha dichiarato di essere in Svizzera “con idee concrete per raggiungere un accordo equo”. Ma ha anche chiarito che “non è sul tavolo la sottomissione alle minacce”.
Tensione militare nel Golfo
Parallelamente ai negoziati, entrambe le parti hanno mostrato i muscoli. Trump ha disposto un rafforzamento della presenza militare americana nella regione, con l’invio di due portaerei. L’Iran, dal canto suo, ha condotto esercitazioni navali nello Stretto di Hormuz tramite i Pasdaran.
I Paesi della regione temono che un eventuale attacco americano e una possibile risposta iraniana, con il coinvolgimento di Israele, possano destabilizzare ulteriormente il Medio Oriente.
Nucleare, missili e milizie
Resta incerto se le due parti riusciranno a trovare un compromesso. Washington vuole che i colloqui affrontino non solo il programma nucleare iraniano, ma anche i missili balistici e il sostegno di Teheran a milizie come Hamas e Hezbollah. L’Iran si dice disponibile a discutere del nucleare, ma appare molto meno incline a concessioni sugli altri dossier.
Il precedente fallimento e il ruolo di Israele
I tentativi di accordo dello scorso anno si erano conclusi senza risultati, seguiti da un’escalation militare tra Israele e Iran culminata in bombardamenti su siti nucleari iraniani. Secondo l’intelligence americana, le strutture sarebbero state gravemente danneggiate ma non distrutte.
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu, dopo l’incontro con Trump a Washington, ha espresso scetticismo su qualsiasi intesa che non preveda lo stop all’arricchimento dell’uranio e forti restrizioni sui missili.
La pressione sull’economia iraniana
Intanto l’economia iraniana continua a soffrire sotto il peso delle sanzioni internazionali, fattore che ha alimentato le proteste interne represse duramente dal regime. Il rischio, ora, è che il fallimento dei colloqui apra la strada a una nuova fase di escalation militare in una regione già attraversata da equilibri fragili.



















