È morto a 95 anni Robert Duvall, gigante silenzioso del cinema americano. Dal Padrino ad Apocalypse Now, una carriera leggendaria tra Oscar e ruoli indimenticabili
Robert Duvall è morto a 95 anni nella sua casa in Virginia, nella contea di Fauquier, dove viveva in una grande tenuta di campagna. A darne notizia è stata la moglie, Luciana Duvall.
“Ieri abbiamo detto addio al mio amato marito, caro amico e uno dei più grandi attori del nostro tempo. Bob se n’è andato serenamente a casa, circondato da amore e conforto. Per il mondo, era un attore premio Oscar, un regista, un narratore. Per me, era semplicemente tutto. La sua passione per il suo mestiere era eguagliata solo dal suo profondo amore per i personaggi, per un ottimo pasto e per la capacità di tenere corte. In ognuno dei suoi numerosi ruoli, Bob ha dato tutto ai suoi personaggi e alla verità dello spirito umano che rappresentavano. Così facendo, lascia qualcosa di duraturo e indimenticabile a tutti noi. Grazie per gli anni di supporto che avete dimostrato a Bob e per averci concesso questo tempo e questa privacy per celebrare i ricordi che ci lascia.”
Per il grande pubblico resterà per sempre Tom Hagen, il consigliere lucido e misurato della famiglia Corleone nei primi due capitoli del Padrino di Francis Ford Coppola. Ma la sua carriera è stata molto di più: un catalogo impressionante di personaggi diversissimi tra loro, costruiti con una capacità quasi inquietante di scomparire dentro i ruoli.
“Non divento il personaggio. Sono sempre io, modificato“
Duvall possedeva una qualità rara: immergersi nei personaggi fino a far dimenticare l’attore. “È lui il personaggio”, disse il regista Bruce Beresford dopo averlo diretto in Tender Mercies, il film che nel 1984 gli valse l’Oscar come miglior attore protagonista. In quella pellicola interpretava Mac Sledge, un cantante country alcolizzato e alla deriva che tenta una difficile redenzione.

Non amava questa idea di metamorfosi totale. “Non divento il personaggio. Sono sempre io, modificato”, disse in un’intervista al New York Times.
Dal Buio oltre la siepe ad Apocalypse Now
Nato a San Diego il 5 gennaio 1931, figlio di un ammiraglio della Marina, Duvall iniziò la sua carriera negli anni Sessanta. Il primo ruolo memorabile fu quello dell’enigmatico Boo Radley in Il buio oltre la siepe del 1962, tratto dal romanzo di Harper Lee. Un’apparizione breve, indelebile.
Negli anni Settanta arrivò la consacrazione. Dopo Un dollaro d’onore e M.A.S.H., la svolta fu Il Padrino del 1972. Il suo Tom Hagen, consigliere pragmatico e fedele, gli regalò la prima candidatura agli Oscar. Tornò nel ruolo nel Padrino – Parte II.
Poi Apocalypse Now, dove il suo colonnello Kilgore consegnò al cinema una delle battute più celebri di sempre:
“Adoro l’odore del napalm al mattino”.

Tra le altre interpretazioni memorabili, Quinto Potere, Il grande Santini, Confessioni vere, fino a The Apostle, film che scrisse, finanziò e interpretò, ottenendo un’ulteriore nomination.
L’“Olivier americano”
La sua abilità trasformista gli valse paragoni con Laurence Olivier. Nel 1980 il critico Vincent Canby lo definì “l’Olivier americano”. Preparava ogni ruolo con metodo quasi ossessivo: studiava accenti, frequentava detective, ex detenuti, militari, musicisti.
“Mi appendo ai ricordi della gente”, diceva.
Negli anni Sessanta a New York divideva stanze e difficoltà economiche con Dustin Hoffman e Gene Hackman. La fama arrivò più tardi, ma non lo cambiò mai davvero.
Televisione, regia e vita lontano da Hollywood
Oltre al cinema, trovò spazio anche in televisione con Lonesome Dove e Broken Trail, che gli valsero Emmy e candidature. Provò anche la regia, spesso finanziando in prima persona progetti che lo appassionavano. Pur essendo una star, tenne Hollywood a distanza. Preferiva la vita nella sua tenuta in Virginia. Amava il tango, che lo portò spesso in Argentina, dove conobbe Luciana Pedraza, sua quarta moglie.
Politicamente conservatore in un ambiente largamente liberal, ricevette nel 2005 la National Medal of Arts dal presidente George W. Bush.
“La vita migliore, il secondo protagonista”
Non amava il peso della prima stella. “La vita migliore è quella del secondo protagonista”, disse una volta. “Viaggi, prendi il per diem, e spesso hai la parte migliore. E non hai il peso dell’intero film sulle spalle.” Un attore che non cercava il centro della scena, ma che finiva sempre per dominarla con intelligenza e sobrietà. Robert Duvall lascia un’eredità immensa: non solo ruoli iconici, ma un’idea di recitazione asciutta, rigorosa, capace di trasformare ogni personaggio in una presenza, viva, per sempre.


















