17 Febbraio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

17 Feb, 2026

Nucleare, Merz e Macron riaprono all’ombrello atomico francese

I colloqui tra Berlino e Parigi riaprono il dossier sulla deterrenza atomica europea. Ma tra limiti strutturali, sovranità nazionale e divisioni politiche, l’estensione dell’ombrello nucleare francese resta una soluzione tutt’altro che risolutiva


«L’obiettivo dei colloqui è quello di esplorare come si possa raggiungere una più stretta cooperazione in materia di deterrenza nucleare». I colloqui citati ieri dal portavoce del governo di Friedrich Merz sono quelli in corso tra Berlino e Parigi, innescati dal rilancio del dibattito sull’estensione dell’ombrello atomico francese ad altri Paesi europei. Un’idea fuoriuscita dalla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco di Baviera della scorsa settimana, e in realtà già paventata anche nei mesi precedenti a seguito degli evidenti segnali di riposizionamento strategico statunitense.

Un riposizionamento che rischia, specialmente alla luce dell’incertezza generata dall’attuale postura dell’amministrazione di Donald Trump, di lasciare il Vecchio Continente sguarnito sul piano della deterrenza nucleare proprio in un periodo storico di particolare assertività russa.

Il portavoce tedesco, commentando i contatti tra i governi Merz e Macron, ha sottolineato che si tratta di un processo che non potrà che esser lungo e che si tratta di una fase «iniziale» delle discussioni. Tuttavia, il semplice fatto che ora si discuta a così alto livello di deterrenza continentale è un ottimo segnale.

Un’idea che viene da lontano

L’idea dell’estensione dell’ombrello atomico francese anche ad altre nazioni europee, a dire il vero, non è interamente nuova. Già ai tempi del Generale De Gaulle, del resto, l’ipotesi era stata paventata e per Parigi questa è sempre stata un’opzione percorribile. Se non fosse solamente per estendere l’influenza francese, dando al Paese un peso specifico notevole nell’architettura di sicurezza inter-europea. Sul piano politico, dunque, il progetto appare politicamente praticabile.

In fin dei conti, si tratta di una proposta che andrebbe a giovare tanto ai francesi quanto agli altri Paesi che da Parigi verrebbero protetti.

Ma il piano politico è una cosa; quello strategico è un’altra. E proprio sul terreno della credibilità e della sostenibilità della deterrenza emergono i limiti dell’ipotesi allo studio. Anche al netto della buona volontà, infatti, l’estensione della copertura francese non basterebbe, almeno in via teorica, a sostituire interamente la protezione offerta dagli americani.

L’arsenale francese, così come quello britannico che potrebbe farne da complemento, è del resto molto limitato tanto in termini numerici quanto qualitativi, oltre ad essere comunque un asset precipuo di Parigi e non nella disponibilità operativa immediata degli altri Paesi europei.

La sovranità come nodo centrale

Ciò significa, come ricordato spesso dagli stessi francesi, che solo Parigi potrà eventualmente decidere se e come rispondere. In fin dei conti, anche al netto di una collaborazione sul fronte del nucleare, la deterrenza atomica è e resta per cause di forza maggiore uno strumento di sovranità nazionale.

Nel breve e medio periodo, Parigi e Londra restano però gli unici poli nucleari europei in grado di offrire una forma di protezione. Per garantire la sicurezza del Vecchio Continente e proteggere l’Europa con uno scudo nucleare non ci sono al momento alternative valide in caso di progressivo disimpegno statunitense. Un vero strumento di deterrenza condiviso europeo, infatti, resta un miraggio lontano.

Tanto l’ipotesi di “mettere in comune” le armi francesi quanto quella di acquisire delle “eurotestate” sono al momento molto poco plausibili. Ancor meno attuabile l’ipotetica quarta via, ovvero quella della creazione di multipli arsenali nucleari in dotazione a più attori del continente.

Divisioni politiche e rischio proliferazione

Come spesso successo anche in passato, comunque, il vero problema relativo alla deterrenza nucleare europea, qualsiasi strada si sceglierà di percorrere, è quello della volontà dei vari Stati di partecipare seriamente al progetto. Non tutti i Paesi del continente sono infatti ben disposti verso questo tipo di armi e volenterosi di discutere di questo tema.

Lo spagnolo Pedro Sanchez, per esempio, ha fatto sapere la settimana scorsa di essere fermamente convinto «che il riarmo nucleare non è il modo giusto» per rilanciare la sicurezza del Vecchio Continente. E la Spagna non è l’unico attore a vedere nei discorsi relativi al potenziamento della deterrenza europea un progetto che non farà altro che alimentare una rincorsa all’arma atomica estremamente deleteria in termini di proliferazione.

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Proprio per questo, il riavvicinamento tra Berlino e Parigi rappresenta un passaggio politico significativo, ma non ancora risolutivo. Finché l’Europa non sarà pronta ad assumersi collettivamente i costi politici e strategici della deterrenza, l’ombrello francese resterà più un segnale di consapevolezza che una vera alternativa strutturale alla protezione americana.

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