Cuore del bimbo danneggiato dal ghiaccio secco durante il trapianto al Monaldi. Indagini della Procura e primi avvisi di garanzia. Ore di speranza, appese a un esile filo, dal quale nessuno vuole staccarsi
I primi avvisi di garanzia a Bolzano potrebbero arrivare già in questi giorni. Le indagini sull’ospedale San Maurizio si concentrano sulla scelta di utilizzare del ghiaccio secco per trasportare il cuore impiantato al bimbo altoatesino morto in un incidente e destinato al bambino napoletano di due anni e quattro mesi che, ricevuto l’organo danneggiato dal congelamento anomalo, ora versa in condizioni gravissime al Monaldi.
Sul caso lavorano i carabinieri del Nas, delegati dalla Procura di Napoli dove oggi è stato interrogato il cardiologo responsabile del follow-up post-trapianto, lo stesso medico che il 29 dicembre 2025, sei giorni dopo l’intervento sul bambino, ha rassegnato le dimissioni.
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Cinquanta giorni senza verità
L’interrogatorio del medico (che non è tra i sei indagati) servirà a chiarire perché, per cinquanta lunghi giorni, alla famiglia non sarebbe stata detta la verità – «Mi hanno solo detto che il cuore non pompava, del congelamento ho saputo solo dai giornali», sostiene Patrizia Mercolino, la madre del piccolo – ma soprattutto a ricostruire che cosa è stato fatto da quel 23 dicembre, quando l’equipe, consapevole dell’errore, ha tirato dritto senza attivare l’iter che oggi ritiene ancora possibile, quello, cioè, che dovrebbe portare a un nuovo trapianto.
Ipotesi rispetto alla quale i pareri restano comunque contrastanti perché se al Monaldi hanno appunto confermato che il piccolo può ancora ricevere un nuovo organo (annunciando comunque una nuova valutazione), il Bambin Gesù di Roma avrebbe invece escluso la possibilità che si possa ancora intervenire.
Il quadro clinico e i dubbi
«Per ora resta in lista trapianti. È una giornata ansiosa ma c’è sempre una speranza. Domani vedremo», ha detto ai giornalisti la mamma-coraggio del piccolo, che insiste: «Lui è un guerriero e io non mollo».
Il quadro clinico, dicono al Monaldi, è critico ma stabile. Da fonti interne si è appreso che il piccolo ha riportato danni a fegato e reni e che ci sarebbero anche delle complicazioni a livello celebrale. Una situazione drammatica che poteva essere evitata se l’equipe avesse immediatamente comunicato l’errore e avviato l’iter per un nuovo trapianto? E, ancora, la scelta dell’intera équipe medica di autosospendersi solo dopo che nelle settimane scorse è trapelata la notizia è legittima? Anche su questo la Procura di Napoli sta tentando di far luce. Perché l’autosospensione dei sei indagati corrisponde allo stop del servizio di trapiantologia e, in attesa degli accertamenti che sono ancora in corso, potrebbe causare ulteriori danni a un reparto di vitale importanza per il centro sud Italia.
Il nodo del ghiaccio secco
Come detto il lavoro dei Nas di Napoli e Trieste si sta sviluppando su più fronti e verte su una corposa acquisizione di atti. Naturalmente la lesione dovuta al freddo non è al momento certificata da un esame diretto visto che il cuore si trova nel corpo del piccolo e pompa grazie a un macchinario che di solito viene utilizzato per i pochi giorni successivi a un trapianto andato bene.
In questo caso, invece, lo si sta impiegando – per ragioni di forza maggiore – da oltre cinquanta giorni. Di qui i danni agli altri organi che mettono a repentaglio la possibilità – se accadesse il miracolo del reperimento di un altro cuore disponibile – di intervenire di nuovo per salvare il bambino.
Le prossime mosse
Gli inquirenti stanno lavorando per comprendere se queste settimane di silenzio sono coincise anche con delle omissioni. Al momento qualsiasi ipotesi sarebbe azzardata e, come è prevedibile, qualsiasi ulteriore passo nell’accertamento delle responsabilità dipenderà anche dalle consulenze tecniche che la Procura di Napoli affiderà ai massimi esperti del settore. Intanto Napoli tutta si è stretta intorno al piccolo che lotta per la vita al Monaldi e alla sua famiglia. Sono ore di speranza, appese a un esile filo, dal quale nessuno vuole staccarsi.arsi.


















