Il ministro degli Esteri iraniano Araghchi ribadisce a Ginevra che l’Iran non si piegherà alle minacce Usa e rilancia l’apertura alle ispezioni dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica sul programma nucleare
L’Iran arriva a Ginevra con «iniziative concrete per raggiungere un accordo equo ed equilibrato», ma avverte che «non si piegherà alle minacce degli Stati Uniti». A dirlo è il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, che su X ha ribadito la linea di Teheran alla vigilia dei colloqui internazionali.
Il capo della diplomazia iraniana ha sottolineato la volontà di negoziare, ma ha escluso qualsiasi concessione sotto pressione. Parallelamente, il vice ministro per la diplomazia economica Hamid Ghanbari ha chiarito che un’intesa duratura richiede vantaggi economici anche per Washington, con ritorni «forti e rapidi» in settori strategici come energia, petrolio e gas, miniere, aviazione e sviluppo urbano. In cambio, l’Iran chiede la restituzione effettiva dei beni confiscati all’estero, secondo quanto riportato dall’agenzia Fars.
La doppia mossa di Teheran – fermezza verso Washington e apertura verso l’Aiea – segna un tentativo di rilanciare il negoziato su basi nuove, in un contesto internazionale segnato da tensioni e sanzioni ancora in vigore.
L’apertura sulle ispezioni nucleari
A rafforzare il messaggio diplomatico è intervenuto anche il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniana, Ali Larijani, annunciando la disponibilità a consentire all’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica di ispezionare i siti nucleari del Paese, compresi quelli situati nel sottosuolo e in aree montuose.
«Per dimostrare che l’Iran non è alla ricerca di armi nucleari, permetteremo ispezioni anche mensili o addirittura quotidiane», ha affermato Larijani, precisando che gli ispettori potranno verificare eventuali attività sospette.



















