17 Febbraio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

16 Feb, 2026

Navalny, due anni dalla morte: l’avvelenamento che accusa Mosca

Alexei Navalny

Due anni dopo la morte nel carcere artico, nuove accuse di avvelenamento riportano il caso Navalny al centro del confronto tra Russia ed Europa


Due anni dalla scomparsa di Alexei Navalny. Il principale oppositore di Putin è morto il 16 febbraio 2024 in una colonia penale artica, oltre il Circolo Polare, a circa 1.900 chilometri da Mosca. Aveva 47 anni. Era detenuto dal gennaio 2021.

Premio Sakharov per la libertà di pensiero nel 2021, Navalny ha sempre denunciato la corruzione e gli abusi di potere in Russia. Condannato a 19 anni di reclusione con accuse di “estremismo” giudicate politicamente motivate dai suoi sostenitori, ha più volte riferito di condizioni durissime e ripetuti periodi in cella di isolamento. Non si è mai arreso. Gli occhi del mondo che sentiva addosso, guardarlo, i social, i sostenitori, il film documentario sulla sua lotta premio Oscar. La moglie Yulia Navalnaya, la figlia. Nessuno è riuscito a salvarlo.

Anche la madre di Navalny, Lyudmila, ha chiesto di fare piena luce sulla morte del figlio, deponendo fiori sulla sua tomba nel cimitero Borisovo di Mosca. “I mandanti sono noti a tutto il mondo, ma noi vogliamo conoscere tutti coloro che hanno partecipato a questo”.

La versione ufficiale di Mosca

Le autorità russe sostengono che Navalny si sia sentito male dopo una passeggiata nel cortile del carcere e poi morto per cause naturali. Per una serie di malattie. In un rapporto trasmesso alla famiglia, il Comitato investigativo russo ha citato ipertensione, epatite cronica e problemi vertebrali come fattori medici rilevanti. Un suo ex medico ha definito questa ricostruzione “implausibile”.

Sei mesi dopo il decesso, le autorità hanno rifiutato di aprire un’indagine penale. Il corpo è stato restituito alla madre dopo giorni di attese, richieste senza risposte, tensioni.

Un anno fa, nel primo anniversario, centinaia di cittadini sono andati al cimitero di Borisovo, a Mosca, dove è sepolto Navalny. Fiori in mano, in fila, in silenzio. Anche quest’anno sono previste commemorazioni.

L’accusa dei cinque Paesi europei

A due anni dalla morte di Alexei Navalny, cinque governi europei – Gran Bretagna, Francia, Germania, Svezia e Paesi Bassi – hanno reso pubblica un’accusa formale. Secondo analisi condotte su campioni biologici, nel corpo dell’oppositore è stata rilevata epibatidina, una tossina rara presente in alcune rane freccia del Sud America.

In una dichiarazione congiunta, i ministeri degli Esteri dei cinque Paesi hanno affermato che la sostanza “non si trova naturalmente in Russia” e che “solo il governo russo aveva i mezzi, il movente e l’opportunità” per somministrarla durante la detenzione.

Secondo i governi europei, si tratta dell’accusa occidentale più circostanziata finora formulata sull’ipotesi di omicidio. La presenza di una tossina esotica metterebbe in discussione la versione ufficiale russa e solleverebbe nuovi interrogativi sull’uso di sostanze chimiche vietate.

La reazione del Cremlino e degli Stati Uniti

La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha liquidato la dichiarazione come una “campagna di pubbliche relazioni” volta a distogliere l’attenzione da problemi interni all’Occidente. Mosca ha fatto sapere che non commenterà nel dettaglio finché non avrà accesso ai risultati completi dei test.

Negli Stati Uniti, il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato di non avere “alcun motivo” per dubitare delle conclusioni dei cinque Paesi europei.

Anche la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha parlato di “atto vile di un leader impaurito”, sostenendo che l’avvelenamento degli oppositori è parte di un modello già visto.

La vedova: «Assassinio provato dalla scienza»

Yulia Navalnaya, intervenendo alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, ha affermato che l’“assassinio” del marito è stato “provato dalla scienza”. Da tempo sostiene la tesi dell’avvelenamento e accusa direttamente Vladimir Putin di responsabilità politica.

Secondo Navalnaya, la nuova dichiarazione dei governi europei rappresenta una conferma delle conclusioni raggiunte dal team dell’oppositore. In passato aveva riferito che fotografie della cella mostravano tracce di vomito e che rapporti interni del carcere descrivevano convulsioni e sintomi violenti nelle ore precedenti alla morte.

Il ricordo di Macron

Tra i primi leader ad omaggiarne la memoria c’è Macron. “Due anni fa, il mondo ha appreso della morte di Alexei Navalny. Rendo omaggio alla sua memoria” scrive su X il presidente francese Emmanuel Macron. “Allora dissi che, secondo me, la sua morte diceva tutto sulla debolezza del Cremlino e sulla sua paura di qualsiasi avversario. Ora è chiaro che questa morte è stata premeditata – aggiunge – . La verità prevale sempre, mentre aspettiamo che la giustizia faccia lo stesso”.

Il precedente del 2020 e il Novichok

Non era la prima volta che Navalny veniva colpito da un sospetto avvelenamento. Nel 2020 era sopravvissuto a un attentato con il nervino Novichok, dopo essersi sentito male su un volo dalla Siberia a Mosca. Le autorità tedesche avevano confermato la presenza della sostanza mentre era ricoverato a Berlino.

Un istituto scientifico russo legato in passato allo sviluppo del Novichok aveva pubblicato nel 2013 uno studio sull’epibatidina, descritta come analgesico non oppioide. Alcuni dei ricercatori erano collegati a strutture statali coinvolte nei programmi chimici sovietici.

Il contesto politico

Al momento della morte, secondo collaboratori dell’oppositore, Navalny sarebbe stato vicino a un possibile scambio di prigionieri con l’Occidente. Nel 2024 Russia e Bielorussia liberarono 16 persone, tra cui detenuti politici e il giornalista americano Evan Gershkovich. Navalny, nonostante l’isolamento e i ripetuti trasferimenti in celle punitive, continuava a comunicare attraverso i social, mentre il suo team in esilio pubblicava inchieste sulla corruzione dell’élite russa.

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