12 Febbraio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

11 Feb, 2026

Vertice Ue, anche Macron al tavolo di Meloni e Merz

Oggi al via il vertice dei paesi europei al castello di Alden Biesen. Spazio anche alle proposte della Francia di Macron


L’appuntamento è stamani (9.30) in uno dei saloni del castello di Alden Biesen, nel cuore delle Fiandre, un centinaio di km da Bruxelles, la sede prescelta per un Consiglio europeo informale come sempre carico di attese. Che stavolta potrebbero non andare deluse. Almeno non del tutto. Il punto di caduta potrebbe essere una poltrona per tre per la guida di un’Europa più competitiva, semplice e meno burocratica. Uno spazio europeo che non è più solo monetario e commerciale ma si trasforma – col traino di tre paesi fondatori come Francia, Germania e Italia – in un vero soggetto politico ed economico. Un miraggio? Può darsi ma è anche vero, come ripete Mario Draghi da quasi due anni e che sarà oggi ospite d’onore del “ritiro”, che adesso o si fa l’Europa o si muore.

Il pre-vertice


La fuga in avanti – vera o strategica, si vedrà – di Meloni e Merz che per giorni ha fatto titolare sul nuovo asse Roma-Berlino alla guida dell’Europa, è stata in parte ridimensionata. E le cose si sono mosse in modo per riportare Parigi sulla scena. Il pre-vertice convocato alle 9.30 e convocato da Meloni e Merz è diventato l’apertura anticipata del vertice vero e proprio che dovrebbe iniziare alle 10.30. Infatti la riunione per pochi delle 9.30 è diventata la riunione di quasi tutti (20 paesi su 27) con Emmanuel Macron seduto al suo posto.

I temi sul tavolo


Questo significa che già alle 9.30 si parlerà di tutte le opzioni sul tavolo. Che non sono solo quelle di Roma e Berlino. Perché alla «leadership forte europea, capace di dare risposte vere e incisive in tempi ragionevoli sui settori che contano ovvero competitività, crescita e semplificazione» si può arrivare avendo chiari due pilastri fondamentali: l’utilizzo della cooperazione rafforzata come procedura decisionale in modo da superare nei fatti il diritto di veto anche di un solo paese, cosa che ha bloccato finora le più importanti decisioni; il via libera ad un debito comune, il bond europeo, regolato ovviamente da rigide procedure. Il punto è che non esiste al momento una proposta comune che contempli entrambi questi fondamentali che sottintendono, alla fine, una diversa visione di Europa. Italia e Germania si candidano a diventare i paesi di testa di una Ue a geometrie variabili e che sembra guardare maggiormente al rafforzamento dei singoli governi che potranno avere mani più libere. La linea francese, invece, punta ad una maggiore autonomia europea e ad una Ue capace di decisioni rapide. Perché, è il concetto di fondo, «la deregolamentazione eccessiva (asse Roma-Berlino) gioca a favore di Trump. E’ una minaccia trumpista all’unità europea».

La competitività


Il punto è capire se si tratta di due rette parallele o di due linee che possono trovare punti in comune. I documenti della vigilia, a dir la verità, mettono in evidenza divergenze ma anche affinità. Ursula von der Leyen (tedesca e del Ppe come il cancelliere Merz) ieri ha illustrato la sua agenda per il vertice-ritiro nel castello all’europarlamento. Ha individuato tre aree strategiche di azione: commercio, mercato unico e semplificazione. Gli obiettivi sono rendersi indipendenti, rafforzando il mercato unico, in un nuovo contesto geopolitico scosso dai conflitti e dalle politiche di Donald Trump. Per questo la Ue deve cambiare, e deve farlo in fretta. Anche a costo di procedere non a 27 ma con le “cooperazioni rafforzate”. Competitività, «allargare la rete di partner affidabili» (gli accordi come Mercosur e con l’India, il focus sul mercato unico «per abbattere le barriere interne una dopo l’altra». In questa ottica, la presidente annunciato per il mese prossimo il varo del cosiddetto “28° regime per le imprese”, ovvero un unico e semplice insieme di regole che si applicheranno in tutta l’Unione «affinché le imprese possano operare tra gli Stati membri molto più facilmente».

Energia e burocrazia

E poi abbattere i costi dell’energia e della burocrazia con tagli di 15 miliardi all’anno.
Italia e Germania hanno indicato la propria “agenda-ricetta” nella lettera di invito. «Urge – scrivono – elaborare un’agenda specifica per rafforzare la competitività dell’Europa in tutti i settori, focalizzandosi sull’integrazione del mercato unico, sulla semplificazione normativa e sulla riduzione dei prezzi dell’energia, nonché su una politica commerciale ambiziosa». Le risposte dovranno arrivare ed essere ancorate nelle conclusioni del Consiglio europeo ufficiale del 19-20 marzo per attuarle entro la fine del 2026. Un non paper, quello firmato da Meloni e Merz, che si sviluppa in tre paragrafi: Completare il mercato unico; Semplificazione e lotta agli oneri burocratici; Una politica commerciale ambiziosa e pragmatica.

Le divergenze


Le affinità sono evidenti. Le divergenze con Parigi sono sostanzialmente due: la proposta “buy european” che predilige il mercato europeo da far crescere e sviluppare rispetto, uno su tutti, a quello Usa; i mezzi necessari alla Ue per recuperare competitività. E, come spiegava ieri una fonte diplomatica europea, sul tavolo c’è anche il capitolo del debito comune, indicato da Macron come la soluzione, inviso a Merz, visto con favore da Meloni. Anche qui, una sintesi è possibile. Basterebbe togliere di mezzo rivalità assurde di questi tempi e immaginare una poltrona Ue per tre (Italia-Francia-Germania) invece che per due, i famosi assi Roma-Berlino o Parigi-Berlino.

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