Il superamento della regola dell’unanimità per le decisioni dell’Ue rischia di incrinare l’asse Italia-Germania: Roma vuole mantenere l’attuale assetto, che prevede il diritto di veto, mentre Berlino intende superarlo, introducendo la cooperazione rafforzata
La corsa-a-due Roma-Berlino sul modo di stare e di fare l’Europa – in una parola il grande capitolo della semplificazione e competitività – rischia di essere ridimensionata nei contenuti e nelle scelte operative. E questo al netto del possibile interesse commerciale tra i due Paesi su una serie di progetti a cominciare dal Gcap, il caccia di nuova generazione che al momento vede insieme Italia, Giappone, Uk con Berlino interessata.
Il Consiglio europeo di domani
Restiamo all’agenda del Consiglio europeo informale in programma domani ad Alden Biesen in Belgio che è per lo più concentrato su semplificazione, competitività, rafforzamento del mercato unico e riduzione della burocrazia. In poche parole, come rendere l’Unione europea più efficiente e veloce nelle scelte ed evitare così quel fallimento che l’ex premier Mario Draghi vaticina da tempo indicando però anche la ricetta per uscire dalla palude Europa: un federalismo europeo pragmatico, andare avanti sui dossier a maggioranze rafforzate con chi ci sta. Poi gli altri Paesi si potranno aggiungere o anche no. Ma nessuno potrà più bloccare decisioni necessarie.
Il pre-vertice
Meloni e Merz hanno convocato, sempre per domattina, un pre-vertice solo sulla semplificazione e non sugli altri temi. Cercando – è l’ipotesi – di trovare una “cooperazione rafforzata” (una procedura decisionale accelerata che prevede l’adesione iniziale di una decina di Stati) per poter procedere nella direzione da loro auspicata ovvero, come emerge dalla lettera di invito, mettere Commissione e Parlamento sotto la tutela degli Stati in nome dell’efficienza legislativa. In realtà sono anche molti altri i nodi da sciogliere sul fronte della competitività e della semplificazione, tutti messi in fila e spiegati nelle relazioni di Mario Draghi ed Enrico Letta datate ormai oltre un anno fa. E da allora rimaste lettera morta.
La Francia ci sarà
Sarà perché i dettagli stanno venendo fuori, perché si cominciano a leggere delle bozze, come che sia la corsa a due sembra raffreddarsi, al momento. Innanzitutto al pre-vertice saranno presenti una ventina di Paesi, ci sarà anche la Francia di Macron e la supervisione di Ursula von der Leyen. Sparita quindi l’idea del “club” di prescelti che indicano la strada a chi li vuole seguire. In pratica il pre-consiglio sarà un consiglio vero e proprio. Senza conclusioni formali ma utile ad impostare il dibattito politico del prossimo Consiglio, quello ufficiale, di marzo. E, da quanto si capisce, su tutti i temi che riguardano competitività e semplificazione.
Lo stupore di Renew
Diceva ieri Valerie Hayer, presidente di Renew Europe (i Liberali di Macron): «Sono stupita dalla dichiarazione comune di Meloni e Merz in merito alla semplificazione. Va bene questo punto, ma tutto il resto è ben più importante: 28esimo regime, unione dei risparmi e investimenti e mercato unico. Basta dividerci sulla semplificazione».
I meccanismi decisionali
Ed ecco che prende forma, al di là delle intenzioni di molti e delle parole di altri, il convitato di pietra di questo e di altri consigli: fare in modo che diventi prassi, e non più un’eccezione, la procedura decisionale che prevede la cooperazione rafforzata che poi porta alla maggioranza qualificata ordinaria (55% di stati e 65% della popolazione Ue) per decidere sui dossier. In una parola, il superamento del diritto di veto di uno solo dei 27 che da sempre blocca, svuota e svilisce l’azione della Commissione Ue.
L’asse Roma-Berlino
Una questione questa che rischia di incrinare l’asse Roma-Berlino. Ieri i leader si sono affrettati a precisare e a chiarire. «Non c’è alcuna ragione valida per trasformare l’attuale organizzazione confederale europea in un Superstato federalista, come vuole buona parte di questo Parlamento» ha stoppato i motori Nicola Procaccini, fedelissimo di Giorgia Meloni, contraria al superamento dell’unanimità e in parte favorevole alla cooperazione rafforzata. Sui temi che le servono, però, come l’immigrazione e la semplificazione che nei fatti toglie potere all’Europa. «No automatismi e nessuna cessione di sovranità» ripete da mesi Meloni. «Sì al superamento del meccanismo dell’unanimità su singoli progetti su base volontaria» ha ripetuto ieri Procaccini.
L’appello di Ursula
Il fatto è che Ursula von der Leyen, nella lettera di invito, si è appellata ai leader dei 27 proprio invitandoli ad usare la cooperazione rafforzata per attuare le riforme. Ma cosa succede se una eccezione – la cooperazione rafforzata – diventa prassi e nei fatti apre la strada al superamento dell’unanimità? Meloni non vuole questo. E capisce bene dove sta il rischio. Fratelli d’Italia e i Conservatori vogliono mantenere l’adesione volontaria alla cooperazione. Cancellare il diritto di veto invece vorrebbe dire rendere automatica e fissa la deliberazione senza l’unanimità. I dettagli, anche lessicali, fanno la differenza su questa materia. Ed è chiaro che tutto dipende da come vengono scritte le norme.
La posizione dei Popolari
Il problema è che Forza Italia vorrebbe il superamento del diritto di veto. E lo vorrebbe anche il Ppe, il partito di von der Leyen, del cancelliere Merz nonché il partito di maggioranza relativa al Parlamento europeo. Il presidente del Ppe Manfred Weber ieri ha parlato di superamento del veto e di maggiore cooperazione rafforzata «per essere più agili, più attivi e più rapidi».
Le possibili implicazioni
Quindi, quando si parla di asse Roma-Berlino bisogna tenere presente che una divergenza su questo tema renderebbe insuperabile tutto il resto. La notizia potrebbe essere che i due governi intendono veramente andare avanti insieme su questo. Magari rinunciando entrambi a qualcosa. Che poi non è così importante quello che si dice ma quello che si fa. E che serve.


















