Settimana intensa per la premier Giorgia Meloni: sabato e domenica il vertice Italia-Africa in Europa, ma prima dovrà sciogliere i nodi relativi al decreto Ucraina, con Vannacci che promette battaglia, e all’Europa, col Consiglio Ue in programma per giovedì
Il racconto politico della settimana di governo, a – 42 giorni dal referendum sulla giustizia, si muove tra Milano, Cortina, Sanremo, Roma e Bruxelles. È probabile che riesca ad inserirsi, in questa inedita geografia, anche il viaggio in Etiopia che la premier Meloni ha in programma sabato e domenica per il vertice Italia-Africa. Un racconto politico con una narrazione evidente: attaccare la sinistra e la magistratura utilizzando tutto quello che capita a tiro. Persino Sanremo e il co-presentatore di destra “costretto al ritiro da una campagna di odio della sinistra”.
La “spina” Vannacci
Il racconto è evidente incrociando le dichiarazioni di senatori e deputati di Fratelli d’Italia e Lega ed è, soprattutto, finalizzato ad evitare che l’agenda venga occupata da altre questioni, scomode per la maggioranza. Da oggi infatti inizia in Parlamento quello che si annuncia come un bombardamento sistematico di Futuro nazionale, la nuova creatura di Vannacci, contro le misure del governo.
Il decreto Ucraina
Si comincia del decreto Ucraina, quello che autorizza l’invio di aiuti militari e logistici a Kiev. Non sarà un problema di numeri, tre voti in meno alla Camera non spostano nulla per la maggioranza. Il problema è quanto le parole di Ziello e Sasso (ex Lega) e Pozzolo (ex Fdi) riusciranno a bucare e quindi a dividere i parlamentari di maggioranza costretti in questi quattro anni ad ubbidire. Si comincia con Kiev ma il Generale ha promesso di aprire bocca su tutto “perché non sono mica io che ho tradito ma chi non ha mantenuto le promesse”. E ce l’ha con Meloni e con Salvini.
L’Europa
L’altra tema forte della settimana sarà l’Europa. Giovedì è previsto il Consiglio informale nella cittadina belga di Alden Biesen, per definire una linea comune su deregolamentazione, rafforzamento del mercato unico e centralità del commercio. Ospiti d’onore saranno, ancora una volta, Mario Draghi ed Enrico Letta. Giusto la scorsa settimana l’ex presidente della Bce ha indicato come unica ricetta possibile per definire e rafforzare la leadership europea la via del federalismo europeo. L’Europa rischia di diventare “subordinata e deindustrializzata” ha detto Draghi e deve imboccare la strada di un “federalismo pragmatico”, guidato dai Paesi “più lungimiranti”.
Il nodo dell’unanimità
Ovvero procedere a maggioranza variabili di volta in volta sui dossier per cui è già consentito farlo. Significa dire “addio” al potere di veto che anche un solo Paese dei 27 oggi può esercitare per bloccare le decisioni. E Dio solo sa invece quanto oggi l’Europa abbia bisogno di decidere. Giorgia Meloni – e la Lega – sono contrari al superamento del diritto di veto. Forza Italia, e tutto il Ppe di Merz e von der Leyen, sono invece favorevoli. Il voto a maggioranza e non più all’unanimità è un tema con scarso appeal mediatico ma con un potere esplosivo. E la nostra premier non gradisce che se ne parli proprio adesso che deve tenere a bada, in casa, la nascita della “cosa” di destra di Vannacci.
Il pre-vertice
Come che sia Meloni, il cancelliere Merz e il belga Bart De Wever hanno convocato un pre-vertice. Al tavolo dovrebbero aggiungersi una decina di leader dell’Est e del Nord Europa. Parigi al momento non ha ancora fatto sapere. L’asse Roma-Berlino potrebbe sostituire quello Parigi-Berlino. A dividere anche un modo diverso di intendere i rapporti con gli Usa: più duro e severo Macron, più morbidi Meloni e Merz.
La sicurezza
Temi spinosi, difficili e importantissimi. Che potrebbero distrarre l’attenzione sui temi che invece la maggioranza ritiene esserle più congeniali come la sicurezza (a proposito, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, non ha ancora firma il decreto varato dal Consiglio dei ministri), le toghe “rosse” e persino Sanremo. E così anche ieri i partiti di maggioranza, guidati dalla premier, hanno attaccato “i nemici delle Olimpiadi e quindi dell’Italia”, hanno puntato il dito contro “i soliti centri sociali difesi dalla sinistra”.
Gli scontri di Milano
Ancora, i partiti di maggioranza hanno enfatizzato gli “scontri di Milano” (sabato sera) dove per fortuna la polizia ha usato gli idranti, ordinato una carica e disperso per tempo un centinaio di delinquenti. Che la destra già definisce “terroristi”, i fratelli e le sorelle minori delle Br evocando il ritorno degli anni di piombo. Sulla sicurezza – fronte immigrazione – il governo proverà a tornare già in settimana con un nuovo disegno di legge che dovrebbe contenere anche l’ipotesi del muro navale.
Il caso Pucci
E poi c’è anche Sanremo che dal punto di vista mediatico funziona sempre. Quindi ieri la premier ha impegnato un post social per attaccare la sinistra che avrebbe “indotto il comico Pucci a ritirarsi dalla co-conduzione di Sanremo”. “Ecco la vera deriva illiberale – ha tuonato la premier – se un comico è di destra allora la satira non va bene”. Chi volesse approfondire l’humour di Pucci, il web abbonda di esempi. Il punto vero è che nessun leader di sinistra ha chiesto a Pucci di fare un passo indietro. La rivolta è stata dal basso.


















