9 Febbraio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

8 Feb, 2026

Carlo Acutis, la santità “costruita” dell’influencer di Dio

Il libro di Tonino Ceravolo, edito da Rubbettino, indaga sulla santità di Carlo Acutis, meglio noto come “influencer di Dio”, e su come essa sia stata “costruita” e sostenuta da un movimento che comprende famiglia, fondazioni, associazioni, ordini religiosi e sacerdoti


Risalendo indietro col pensiero si potrebbe dire che questo libroCostruire un santo. Carlo Acutis influencer di Dio nell’Italia contemporanea (Rubbettino, 2026) – sia nato dalla sensazione di una dismisura, di un di più, di qualcosa di troppo, presente nei tanti racconti che si possono leggere della vita di Carlo Acutis, morto a soli 15 anni il 12 ottobre del 2006 e canonizzato da Leone XIV il 7 settembre 2025.

Una vita perfetta

Come ho scritto nel libro, quella brevissima esistenza terribilmente interrotta da una improvvisa malattia mi era sembrata, nella narrazione quasi unanime che se ne faceva, troppo caricata di virtù e perfezioni, troppo piena di cose che, in quella dimensione, avrebbero potuto riempire più di qualche vita. L’informatica onnipresente e praticata a livelli di eccellenza, le quotidiane pratiche religiose sempre esercitate, le opere di apostolato, i molti viaggi, la scuola, il meticoloso lavoro di individuazione e cernita dei cospicui materiali per le mostre che ad Acutis vengono attribuite (sui miracoli eucaristici, sulle apparizioni della Madonna, su inferno, purgatorio e paradiso), l’incredibile raccolta di materiali teologici che il ragazzo avrebbe predisposto e che sarebbero stati destinati post-mortem alla pubblicazione in tre voluminosi libri.

La normalità dimenticata

Nell’enfasi agiografica, la vita del ragazzo veniva presentata come quella di un altro Francesco d’Assisi e di un altro Antonio Da Padova, Acutis era definito il “discepolo prediletto” da Gesù esattamente come il Giovanni (il “discepolo che Gesù amava”) di cui si dice nel quarto Vangelo, i suoi discorsi venivano considerati da “professore universitario” e, addirittura, qualcuno si spingeva a farne un Blaise Pascal contemporaneo, che conosceva difficili algoritmi e possedeva abilità di programmazione da informatico laureato. Un evidente contrasto, in tutto questo, tra la pretesa dei compilatori delle agiografie di sottolineare di tale vita l’assoluta normalità e la sua eccezionalità che scaturisce dal loro medesimo racconto e che tale è se si assumono come credibili talune circostanze che le vengono attribuite.

Una santità non alla portata di tutti

A meno che non si voglia ritenere, per esempio, che sia consueto (e quindi “normale”) in età adolescenziale, al di fuori dell’ipotesi di una scienza infusa e superinfusa, possedere quel bagaglio teologico che si vorrebbe fosse appartenuto ad Acutis e sul quale seri studiosi, come Andrea Grillo della Pontificia Università Sant’Anselmo, hanno peraltro espresso motivate perplessità. Quella che veniva proclamata, in linea con i pronunciamenti di papa Francesco, come una “santità per tutti” e una “santità della porta accanto” si rivelava, in realtà, come una santità che avrebbe richiesto individui dalle qualità eccezionali per poter essere perseguita e, quindi, non alla portata di tutti, non precisamente della porta più vicina.

La necessità di porsi delle domande

Inevitabile, considerate queste premesse, chiedersi se Acutis sia stato davvero un “genio dell’informatica” (questione sulla quale, fattualmente, è lecito nutrire qualche dubbio), se davvero sia stato Carlo Acutis l’ideatore e il curatore di tutte quelle mostre che gli sono, in vario modo, attribuite e che, comunque, circolano a suo nome (questione altrettanto soggetta a non poche perplessità), se davvero il ragazzo Acutis, morto a poco più di 15 anni, abbia costituito e raccolto un rilevante patrimonio testuale (proprio e di appunti ricavati da altre fonti) poi confluito in robuste pubblicazioni e se davvero siano da attribuirgli le competenze teologiche che si rilevano nelle tante analisi che gli sono intestate (circostanze entrambe non esattamente convincenti).

La costruzione agiografica

Quel che sembra certo è che, per diversi anni, si è sviluppato un processo di costruzione agiografica della sua figura che lo ha posto, tralasciando gli altri attributi di minore impatto mediatico, come l’influencer di Dio e il beato millennial (per via dell’uso che faceva del web a “fin di bene”) e come un santo “eucaristico”, per il suo stile di vita improntato alla comunione frequente e all’adorazione del Santissimo. Naturalmente, dietro qualsiasi santità, ci sono persone e situazioni che l’hanno resa possibile e incoraggiata, da segnalare brevemente anche a prescindere dalle caustiche espressioni sulla “fabbrica dei santi” o sugli “impresari della santità”.

Il ruolo della famiglia

E in questo caso, in primo luogo, la famiglia del santo che, come si può constatare, è ben presente a più livelli nel processo di costruzione agiografica e non marginalmente per la capacità di orientare il discorso pubblico su Carlo Acutis, molto visibile in modo specifico nella madre Antonia Salzano. I tanti libri pubblicati dalla madre di Acutis, la sua presenza sul web (si pensi alle decine di materiali video su You Tube), la sua instancabile opera di promozione della figura del figlio non possono certamente ritenersi estranei o inessenziali in quel processo.

L’impegno di fondazioni e associazioni

Così come non sarebbe possibile non richiamare il ruolo di fondazioni (è il caso della Fondazione Carlo Acutis emanazione della famiglia del padre e del gruppo Vittoria Assicurazioni fondato dal nonno omonimo del ragazzo) e associazioni, come per l’associazione “Carlo Acutis” direttamente coinvolta nella promozione della causa di beatificazione e nella gestione delle reliquie del ragazzo.

Gli ordini religiosi in campo

Rientrerebbe, forse, in una prospettiva più dietrologica ricordare come possibili produttrici di effetti la vicinanza della famiglia ad alcuni ordini religiosi, segnalata dalla stessa Salzano nel libro Il segreto di mio figlio, nonché la prossimità della medesima Salzano a importanti ambienti ecclesiastici sia per l’attività editoriale in ambito cattolico sia per la frequentazione di istituzioni vaticane quali la Pontificia Accademia “Cultorum Martyrum” nella quale è componente del Consiglio direttivo.

I francescani di Assisi

Un posto non accidentale in questa vicenda è poi da assegnare ai francescani e alla diocesi di Assisi – senza dimenticare la Chiesa milanese luogo d’origine di Carlo e sede della causa per la beatificazione – a partire dalla traslazione della salma nel cimitero di Assisi nel febbraio 2007 e poi nel santuario della Spogliazione il 6 aprile del 2019, talmente riscontrabile che basterebbe, da sola, la cura prestata nell’elaborazione e nella diffusione del profilo agiografico di Acutis dall’ordinario diocesano, monsignor Domenico Sorrentino, per averne piena contezza.

L’editoria cattolica

Per non dire del ruolo di alcune pubblicazioni (decisivi, in tal senso, vista l’autorità di cui è stato investito con l’assunzione della postulazione, i volumi pubblicati da Nicola Gori) e dell’editoria cattolica, come si vede, per esempio, già a scorrere superficialmente il catalogo dell’editrice Shalom che, dal rosario alle novene ai messalini e ancora ai libri per bambini e ragazzi e alle pubblicazioni di taglio agiografico, ha seguito e accompagnato le fasi del riconoscimento della santità di Acutis con particolare dedizione.

Le testimonianze degli ecclesiastici

Infine, il posto occupato dagli ecclesiastici, dai sacerdoti che hanno depositato testimonianze sulla vita santa di Carlo Acutis a papa Francesco che più volte lo ha esplicitamente indicato come modello, i quali hanno partecipato anch’essi alla costruzione della santità del ragazzo e conferito un autorevole imprimatur a questa santità. Appartengono a questa storia pure le vicende legate alle reliquie di Acutis: il corpo presuntamente incorrotto, il profumo di gigli emanato dalle sue spoglie, il “mercato” dei suoi resti mortali diffuso sul web e suscitatore di grande scandalo. Ma con questo è una storia più lunga e lontana che si affaccia e che ricongiunge l’attualità di questa santità a un passato che non è, evidentemente, ancora scomparso.

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