9 Febbraio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

8 Feb, 2026

Fuoco, il dono che consentì all’uomo di costruire la civiltà

Dono di Prometeo all’uomo, il fuoco ha consentito la costruzione della civiltà, oltre a essere stato interpretato nello stesso tempo come forza distruttrice e principio di metamorfosi: tanti i riferimenti nella cultura antica, ma anche nell’arte e letteratura moderne


Facoltà e prerogativa degli Dei, naturalmente fuggevole, il fuoco non ha forma, peso o densità. Ma, dei quattro elementi primari, è sicuramente quello mitologicamente più legato all’edificazione della civiltà. Se è vero che il leone ha il coraggio, la gazzella la velocità e la volpe la furbizia, all’uomo gli Dei avevano concesso poco dalla natura. È solo quando riceve il dono del fuoco da Prometeo, questo gli consentirà di diventare più forte, perché grazie alla tecnica e alla capacità di trasformare gli elementi, l’individuo sarà in grado di costruire macchine per superare i propri limiti ed essere superiore alla natura.

L’opera di Brueghel il Vecchio

A raccontarlo è l’artista Brueghel il Vecchio nell’opera Allegoria del fuoco. Qui, l’elemento igneo è raffigurato attraverso un’enorme officina, dove gli operai sono al lavoro per produrre un’enorme quantità di oggetti: armature, cristallerie, brocche, utensili domestici, strumenti da laboratorio artigiano. È così che il fuoco, con la sua duplice natura distruttiva e creatrice, da forza indomabile e devastante, viene domato dall’uomo nella fornace che si vede sul bordo sinistro e piegata alle sue necessità, incarnando la passione, la trasformazione e il rinnovamento.

Nell’arte e nella letteratura

Nell’arte come nella letteratura, l’elemento del fuoco viene talvolta interpretato come una grande esplosione, come nelle scene apocalittiche e nei dipinti romantici di tempeste e incendi, oppure come un’energia purificatrice che segna un nuovo inizio. Proprio per questa sua rilevanza simbolica, in numerose tradizioni culturali il fuoco ha da sempre avuto un ruolo di rilievo nell’ambito del sacro: rituali e cerimonie dove il fuoco riveste una funzione di mediatore tra l’uomo e il divino.

Nell’antica Roma

Nell’antica Roma, un fuoco perpetuo, simbolo della luce del diritto divino, era posto nel Foro all’interno del tempio di Vesta e, con esso, si accendevano tutti gli altri fuochi sacri. Le vestali, vergini sacerdotesse consacrate a Vesta dea del focolare domestico, avevano il compito di mantenere sempre acceso il fuoco sacro nel tempio: il suo spegnimento, veniva punito con la condanna a morte.

Il Dio cristiano

Mentre, nella Torà il fuoco è uno dei simboli per esprimere l’essere e l’agire di Dio. Celebre è il brano in cui Dio parla a Mosè attraverso il roveto ardente, così come il racconto in cui si parla di Dio presente sotto forma di colonna di fuoco. Nella tradizione cristiana è mediante il fuoco che avviene il misterioso manifestarsi di Dio, mentre le distruzioni causate dal fuoco, vengono spesso intese come segno del giudizio divino. San Francesco d’Assisi, invece, affermava che il fuoco donasse più di ciò che toglie, a patto che lo si sappia controllare e rendere amico “Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu, per lo quale ennallumini la nocte”.

I poemi omerici

Simbolo di energia vitale, ma anche di caos e distruzione. I grandi poemi epici, l’Iliade e l’Odissea, ruotano sul cardine dell’incendio di Troia, dalle cui fiamme scaturisce la fuga del troiano Enea, leggendario fondatore di Roma nel poema dedicatogli da Virgilio. I greci, inoltre, erano soliti distinguere la forza distruttiva del fuoco dalle sue potenzialità creative. La prima generalmente veniva associata al dio Ade, mentre le seconde ad Efesto.

Il Fedone di Platone

Platone, nel suo Fedone, evoca Flegetonte, il fiume che scorreva nella parte più oscura dell’Ade dal cui fuoco derivavano le lave vulcaniche, descrivendolo come un corso di fuoco che alimentava una grande palude ardente e, dove erano immersi, come punizione per le loro colpe, parricidi e matricidi. Il Flegetonte è nominato anche da Enea  che lo invoca, su suggerimento della  Sibilla, per poter raggiungere il Tartaro e incontrare suo padre Anchise.

La Divina Commedia di Dante

Il Flegetonte non poteva mancare nel più famoso viaggio nell’oltretomba, la Divina Commedia, dove nelle sue acque bollenti sono immersi i violenti verso il prossimo, nel primo girone del VII cerchio. Per Dante  il fuoco ha una triplice valenza: rappresenta la punizione eterna nell’Inferno assumendo la forma di fulmini che si sprigionano dalle nubi rotte, divenendo mezzo di purificazione e di redenzione nel Purgatorio, ed infine fonte di luce e di intelligenza nel Paradiso.

Il Robinson Crusoe di Defoe

Messaggero degli dei o dono divino, le immagini del simbolismo teologico del fuoco sono particolarmente evidenti anche nel romanzo di Defoe. Robinson Crusoe, dopo essere stato terrorizzato da un terribile terremoto e da una serie di attacchi di febbre, vede in sogno un uomo circondato da fiamme ardenti che lo minaccia di morte. L’angoscia dell’incubo è tale che Robinson interpreta il sogno come il giusto castigo per la propria ribellione al padre, il quale invano aveva tentato di farlo desistere dalla sua impresa, minacciandolo, in caso di disobbedienza, della maledizione di Dio. Da quel momento nasce in lui il sentimento della religione che lo spinge a pregare e a dedicarsi puntualmente alle pratiche cristiane che sino allora aveva del tutto ignorato.

La forza interiore

Ma il fuoco rappresenta anche la forza interiore, la volontà, la lotta. Il mito della Fenice  lo racconta da millenni: solo chi accetta di bruciare interamente può rinascere in forma più alta. Anche Santa Teresa d’Avila parla del fuoco divino come di un amore che “arde senza consumare”, simile a quello che Mosè vide nel roveto ardente. Fiamme che non distruggono per punire, ma per rivelare, incenerendo le illusioni, le identità fittizie e le maschere del potere.

L’incendio di Westminster

Quando, la notte tra il 16 e il 17 ottobre 1834, scoppiò un terribile incendio a Londra che distrusse il Palazzo di  Westminster si narra che l’artista William Turner fosse testimone dell’evento. Con l’opera L’incendio delle case del Parlamento il “pittore della luce” cattura l’emozione grezza e l’energia del momento, restituendoci non solo la narrazione di un evento drammatico, ma anche un simbolo di cambiamento. Siamo verso la fine della rivoluzione industriale inglese, e Turner è lì, spettatore degli eventi e di un inarrestabile cambiamento, cogliendo l’essenza di quanto sta accadendo, la fine di un’epoca, l’inizio di una nuova, il cambiamento della società. Così, un fatto di cronaca diventa il pretesto per descrivere uno degli aspetti più estremi del mondo naturale: il fuoco simbolo non solo di distruzione ma anche di trasformazione, mentre le fiamme e il fumo si alzano sullo sfondo della città, restituendo la percezione dell’infinito.

Nei quadri di Van Gogh

Anche Van Gogh, nelle sue lettere al fratello Theo, scriveva di sentire “un fuoco che non si spegne, una febbre che brucia e illumina allo stesso tempo”. Un grande fuoco nel cuore, così Van Gogh chiamava quel pungolo che si sorprende conficcato nella carne e che lo spalanca sull’infinito. È il fuoco delle idee, che diventa conoscenza e libertà, impulso creativo e desiderio di trasmettere la vita stessa attraverso il colore e il calore, e la sua rappresentazione è un viaggio nell’animo umano.

La passione di D’Annunzio

Tra le tante e diverse sfaccettature del fuoco, non poteva di certo mancare l’assonanza del fuoco ad una chiave di lettura sensuale, sessuale e di sensibilità passionale. Una passione che inaridisce e tormenta, ma che al contempo illumina l’esistenza umana. Il fuoco che scoppietta per dare un segno di sensualità ad un rapporto. Così è il “fuoco” d’annunziano, passionale, radicato nel sentimento d’amore. Non a caso, D’Annunzio intitola Il fuoco il romanzo nel quale si racconta la storia di un Io narrante, che sarebbe lo stesso poeta, con Eleonora Duse. Ma il fuoco della passione può divampare anche senza controllo, portando spesso alla rovina dei protagonisti, come accade ad Anna Karenina di Tolstoj e a Madame Bovary di Flaubert.

Il peccato

Così come può tramutarsi nel fuoco del peccato, metafora di passione ardente e dannazione eterna. In tal senso, c’è chi attraverso l’immagine del fuoco, racconta l’ambiente peccaminoso della curia. È Petrarca, che con Fiamma dal ciel su le tue trecce piova il primo dei tre sonetti del Canzoniere, indirizza un’invettiva contro i costumi corrotti della Curia di Avignone, dove aveva lavorato, per stigmatizzare l’avidità di denaro mostrata dagli ecclesiastici. Così Petrarca rappresenta la Curia come una donna perfida e corrotta invocando su di essa la punizione divina, per poi paragonare Avignone a una avara Babilonia che ha colmato la misura suscitando l’ira di Dio.

Gli scritti di Cesare Pavese

Un’altra chiave di lettura dell’elemento del fuoco è quella presente negli scritti di Cesare Pavese. Qui, non ci si confronta con il fuoco in sé, perché il fuoco si è già accesso, bensì con il falò e con quel che ne resta. In La luna e i falò tutto si perde in un fuoco vivo che, con le sue fiamme, ha la dimensione straordinaria del falò che tocca la luna, e serve a nascondere tutto, perfino i ricordi e la memoria. Si racconta la storia di una giovane donna, di nome Santa, che viene uccisa e, per non lasciare tracce, la si brucia, facendo del suo corpo un falò, come per dire che non bisogna lasciare alcun segno.

Giordano Bruno e Giovanna d’Arco

Del resto, la cenere non lascia tracce, viene sparsa nel vento e il giorno successivo restano sono piccole ombre, macchie sul terreno e nient’altro. Le fiamme del fuoco, qui, sono simbolo di purificazione. Come le fiamme che avvolsero Giordano Bruno e Giovanna d’Arco, entrambi condannati al rogo. Un fuoco che voleva contrastare il coraggio  della loro conoscenza, che si opponeva a poteri corrotti e credenze irrazionali che fomentavano l’ignoranza  e incatenavano gli uomini, ma le cui fiamme alla fine hanno trasformato il loro supplizio nel trionfo finale del loro pensiero.

I versi di Ungaretti

Mediatore tra il visibile e l’invisibile, il fuoco ha anche rappresentato un dettaglio attraverso il quale gli spiriti, le testimonianze, sono compresi da un punto di vista poetico, come narra Ungaretti: “Sei comparsa al portone. In un vestito rosso. Per dirmi che sei fuoco, che consuma e riaccende”.

Principio di metamorfosi

È così che il fuoco, con la sua fiamma vibrante, mai uguale a sé stessa, è principio di metamorfosi, che porta in sé i segni di una profonda dimensione metaforica dettata e costruita intorno alla storia degli uomini, dei popoli e delle civiltà. Forse per questo gli esseri umani lo temono e lo venerano insieme. Perché nel suo bagliore riconoscono la propria fragilità, ma anche la promessa di rinascere dalle proprie ceneri.

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