Alex Manna avrebbe strangolato Zoe Trinchero dopo essere stato rifiutato, un’altra ragazza uccisa per un no. Poi avrebbe tentato di depistare le indagini attribuendo la responsabilità a un nordafricano con problemi psichici. Messo alle strette, però, non ha potuto fare altro che confessare
Sarebbe stato un rifiuto a spingere Alex Manna a uccidere Zoe Trinchero, la ragazza di 17 anni strangolata e trovata morta a Nizza Monferrato. Secondo le prime ricostruzioni investigative, i due non avevano una relazione sentimentale e il giovane risulterebbe già legato a un’altra persona. Ciò, tuttavia, non gli avrebbe impedito di tentare un approccio anche con Zoe.
Il rifiuto
Di fronte al rifiuto della ragazza, sarebbe scattata una reazione violenta culminata nell’aggressione mortale. Sul corpo della giovane percosse diffuse, lesioni nella zona del collo, tumefazioni al volto e ferite compatibili con un tentativo di difesa. Zoe avrebbe tentato di urlare, ma sarebbe stata infine strangolata, senza riuscire a sottrarsi alla violenza.
La confessione
Dopo l’aggressione, Manna si sarebbe allontanato dal luogo del delitto per rientrare a casa e cambiarsi gli abiti, sporchi del sangue di Zoe; poi sarebbe tornato dagli amici e avrebbe tentato di attribuire la responsabilità dell’accaduto a un nordafricano con problemi psichiatrici residente in città, nel tentativo di sviare l’attenzione degli inquirenti. Tutto inutile: gli investigatori sono riusciti a risalire a Manna che, interrogato, non ha potuto fare altro che confessare.
Il precedente
Nei giorni scorsi, a Napoli, Jlenia Musella, 23enne di Napoli, era stata uccisa dal fratello al termine di una lite. Il ragazzo aveva confessato l’omicidio giustificandolo col volume troppo alto della musica tenuta da Jlenia. La circostanza non avrebbe consentito al giovane di dormire. Di lì l’omicidio.
















