7 Febbraio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

6 Feb, 2026

Olimpiadi e proteste, il Decreto Sicurezza al battesimo del fuoco

Oggi cortei contro le Olimpiadi e la presenza degli agenti americani dell’Ice in Italia: le nuove norme funzioneranno?


Tornare alla amata geopolitica. Parlare con i leader del mondo e trattare, alla pari. Dieci giorni di beghe nazionali sono troppi: la sicurezza, i coltelli, i cortei, i centri sociali e la magistratura, persino Vannacci. Sotto il braciere olimpico Giorgia Meloni può tornare invece leader internazionale e incontrare, non tutti, ma buona parte dei cinquanta capi di stato e di governo arrivati a Milano per la opening cerimony di Milano-Cortina ’26.

Lo scontro sulla sicurezza

Ma il tema della sicurezza interna la fa stare sulle spine: al di là della coda politica-polemica – «stato di polizia», «no, stato di diritto», «deriva securitaria», «no, difendiamo le divise e i cittadini» – il decreto avrà il suo battesimo di fuoco proprio in queste ore nelle tante manifestazioni previste a Milano per contestare le Olimpiadi – sotto il profilo degli investimenti e di cosa resta ai cittadini – e la presenza degli uomini dell’agenzia Usa Ice al seguito del vicepresidente J.D.Vance e famiglia (circa trecento persone) e degli atleti Usa. Il ministro Piantedosi è sicuro che «andrà tutto bene».

Il dialogo con i manifestanti

Di sicuro la Questura e la Prefettura di Milano – questore e prefetto guidano la catena di comando della sicurezza – e delle altre città coinvolte nelle manifestazioni hanno avuto un lungo tempo a disposizione per «dialogare e trattare con i manifestanti». Quello che accade “prima” delle manifestazioni determina quasi sempre quello che succede dopo.

Trattare con i manifestanti

Trattare, parlare con gli organizzatori, decidere insieme con le autorità di pubblica sicurezza fin dove può arrivare una protesta, è il 70% del successo di una manifestazione che deve camminare in equilibrio sul filo sottile del diritto di manifestare e del diritto di tutti i cittadini alla sicurezza. Non mette sempre al riparo dei gruppi di delinquenti picchiatori e casseurs ma è in partenza una buona pratica e garanzia. Nelle 33 norme del nuovo decreto (più le altre 29 del disegno di legge approvato giovedì dal governo) non si trova alcun cenno di tutto questo. Che richiede non tanto il codice penale di procedura ma tanta esperienza, formazione e sensibilità. Una logica democratica e non certo securitaria.

La pulsione securitaria

«Invece questo governo succede un fatto e provvede il giorno dopo con un nuovo reato» è l’opinione condivisa dai leader del centrosinistra. Gli uffici studi della Camera hanno fatto una stima di massima: dall’inizio del governo Meloni sono stati introdotti 52 nuovi reati, 64 nuove aggravanti e circa 500 anni di detenzione in più. Il Pd ieri era riunito nella Direzione che aspettava da quasi un anno. La segretaria Schlein ha usato parole nettissime: «La nostra condanna della violenza politica è ferma e netta sempre. Ma guai a nuove strette alle libertà democratiche, manifestare è fondamentale per una democrazia».

Una tigre di carta

Il nuovo decreto è però in realtà una tigre di carta. Abbaia ma non morde perché, se lo facesse, violerebbe i confini costituzionali. Sulla legittima difesa cambiano le parole e nulla nella sostanza, parola del ministro Nordio. La stretta su lame e coltelli è vigorosa – no alle vendite, registro per i venditori, divieti totali per lame fino a 5 e 8 cm – ma risolverà poco, purtroppo, visto che i coltelli stanno in casa. Più utile forse la multa per i genitori (fino a mille euro) che omettono il controllo sui minorenni.

Il rischio della retata

Il pacchetto di norme sulle manifestazioni di piazza aumenta i Daspo urbani, le zone rosse e introduce il fermo preventivo per 12 ore con “accompagnamento” in questura e in caserma e dopo aver informato il magistrato. Per farlo scattare basta una perquisizione e il ritrovamento di “oggetti atti ad offendere”, essere noti agli archivi e trovati in circostanze sospette, ad esempio in uno stabile occupato alla vigilia di una manifestazione. Qui potrebbe, in effetti, scattare la grande retata. E c’è il rischio di altre Bolzaneto, 25 anni dopo quel maledetto G8 di Genova che segnò il punto più basso nella storia dell’ordine pubblico italiano.

Le critiche delle opposizioni

Dice Giuseppe Conte, leader dei 5 Stelle: «La priorità del governo, in questo momento, è impedire le manifestazioni del dissenso pubblico. E il fermo preventivo è una norma da autocrazie, i cittadini vengono fermati sulla base di una semplice valutazione delle forze di polizia e portati in caserma in attesa poi della valutazione del magistrato». Di norme spot parla Italia Viva: «Decine e decine di nuovi reati ma la situazione della sicurezza in Italia non è migliorata» dice la senatrice Raffaella Paita.

L’intervista di Gabrielli

L’ex capo della Polizia, direttore dell’intelligence e sottosegretario alla Presidenza nel governo Draghi, Franco Gabrielli, ha spiegato che «non sempre nuovi reati risolvono i problemi» e che «bisognerebbe usare di più e meglio i reati già previsti». È sempre un mistero l’identificazione di oltre 700 persone sospette sabato scorso a Torino, trovate con mazze e caschi, che sono state lasciate andare via. «La sicurezza si difende e si diffonde con un approccio integrato: repressione e prevenzione» ha aggiunto ancora Elly Schlein.

L’incontro con Vance

Ma, come si diceva, Giorgia Meloni ieri è tornata a fare ciò che più le piace: calcare la scena internazionale per muovere le pedine sullo scacchiere geopolitico. Il faccia a faccia con il vicepresidente Usa J.D Vance, dopo il grande freddo per il no al Board of peace di Trump, e il sottosegretario Marc Rubio è stato utile per «confermare la solidità del rapporto strategico tra Italia e Stati Uniti, fondato su un partenariato storicamente radicato e su una comunanza di vedute sulle principali sfide globali, a partire dalla sicurezza energetica e dalla creazione di catene di approvvigionamento sicure e affidabili per i minerali critici». Non una sillaba sui fatti di Minneapolis, Ice e repressione nelle strade. Men che meno sugli Epstein file o altri dossier scottanti. La premier, che era accompagnata dal vicepremier e ministro degli Esteri Tajani, invece ha messo al centro Ucraina, Iran e Venezuela.

Gli incontri con Al-Thani e Nawrocki

Focus su Teheran anche con l’emiro del Qatar Al Thani. Con il presidente polacco Karol Nawrocki la premier è tornata a parlare di Ucraina, del supporto strategico e militare a Kiev ed è stata «approfondita» la cooperazione in ambito economico-commerciale e nel settore dell’industria della difesa. Le Olimpiadi come un G20 allargato e la chance di un colloquio più franco e diretto. La prossima settimana la premier tornerà alla sua agenda internazionale: un Consiglio europeo molto importante dove si tornerà a discutere di superamento del diritto di veto e poi in Africa, sulle tracce del piano Mattei.

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