9 Febbraio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

8 Feb, 2026

Giappone al voto, l’effetto Takaichi alla prova delle urne

Tra consenso record, populismo pop e nazionalismo duro, Sanae Takaichi cerca una legittimazione plebiscitaria anticipando il voto in Giappone


Il Giappone torna alle urne. Domani, a soli tre mesi dall’insediamento di Sanae Takaichi a Palazzo Kantei, il Paese del Sol Levante è chiamato a rinnovare la Camera dei Rappresentanti per la terza volta in appena un anno e mezzo. In palio 465 seggi, con la premier uscente data largamente favorita. È anche per questo che Takaichi ha deciso di forzare i tempi, trasformando il voto in un giudizio diretto sulla propria leadership.

Un’operazione rischiosa, ma calcolata. Come spiega Mami Mizutori, diplomatica giapponese ed ex vice segretaria generale delle Nazioni Unite, in un’analisi per la Perry World House dell’Università della Pennsylvania, «il vero obiettivo del voto è capitalizzare il consenso personale e trasformarlo in una maggioranza stabile».

I numeri del consenso

I numeri, per ora, sorridono a Takaichi. I sondaggi indicano che la premier gode di un supporto personale compreso tra il 65% e il 75%, con dati ancora più sorprendenti tra gli under 30: oltre il 50%, e in alcuni rilevamenti addirittura fino all’80%.

Il Partito Liberal-Democratico (Ldp), storica forza conservatrice al governo quasi ininterrottamente dal dopoguerra e partito della premier Sanae Takaichi, insieme all’alleato Japan Innovation Party, è proiettato oltre la soglia dei 300 seggi.
Vittoria quasi assicurata.

La nascita della Sana-mania

L’elemento di novità di questa tornata elettorale nipponica, però, non sta nei numeri. A Tokyo e dintorni si parla apertamente di Sana-mania. La premier è ormai soprannominata “Sana-chan” da sostenitori e fan, un diminutivo confidenziale che la avvicina più a una figura da cultura pop asiatica che a un leader istituzionale. Al centro della campagna finiscono così gli outfit, la borsa – andata esaurita –, gli snack da viaggio, perfino la penna rosa con cui prende appunti in Parlamento.

Il tutto è amplificato dagli oltre 2,6 milioni di follower su X, una presenza costante su YouTube e nei formati brevi. «Mi fa sentire più vicina a lei», racconta una studentessa ventenne intervistata dai media locali, sottolineando come piccoli dettagli quotidiani abbiano creato un senso di prossimità emotiva con la leader. Un consenso popolare che convive con un profilo politico tutt’altro che morbido.

Una destra nazionalista e senza ambiguità

Takaichi è una conservatrice dura, ultranazionalista. È favorevole alla revisione della Costituzione pacifista, in particolare dell’articolo 9, sostiene l’aumento della spesa militare fino al 2% del PIL, mantiene una linea rigida sull’immigrazione ed è contraria a riforme simboliche su monarchia e parità di genere. Non a caso, è un’ammiratrice dichiarata di Margaret Thatcher, spesso citata come modello politico e personale.

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Sul piano internazionale, Takaichi ha incontrato Donald Trump, che le ha garantito un sostegno pubblico su Truth Social – «una leader forte, potente e saggia, che ama davvero il suo Paese» – e un invito ufficiale alla Casa Bianca il 19 marzo. Ha dialogato con Xi Jinping, con il presidente sudcoreano e mantiene ottimi rapporti con Giorgia Meloni, costruendo una rete di affinità tra leader di destra.

Il nodo economico e il rischio plebiscitario

Il nodo più delicato resta però l’economia. Le promesse fiscali della premier, a partire dall’ipotesi di sospendere l’Iva sugli alimenti, hanno allarmato i mercati. Il debito pubblico supera il 200% del Pil, e gli economisti restano divisi sull’impatto reale delle misure annunciate.

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Il Paese del Sol Levante è dunque chiamato a esprimersi in maniera quasi plebiscitaria su una premier che, anche da queste latitudini, richiama altri tentativi di capitalizzazione del consenso – da Renzi a Salvini – finiti male. La vera sfida per “Sana-chan” sarà trasformare la popolarità in voti reali, convincendo soprattutto i giovani a recarsi alle urne in un Paese dove l’affluenza giovanile è storicamente bassa.

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