9 Febbraio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

8 Feb, 2026

Europa, le interferenze americane nell’era del trumpismo

Dai finanziamenti occulti ai think tank europei ai casi diplomatici: l’amministrazione americana spinge l’agenda Maga e il trumpismo in Europa provocando interferenze senza precedenti


L’ombra di Washington incombe sull’Europa. Dopo anni di discussione sulle interferenze politiche e sulle guerre ibride russe, una nuova minaccia sembra pesare sul Vecchio Continente, stavolta però da Occidente. Secondo il Financial Times infatti, il Dipartimento di Stato americano sarebbe infatti pronto a finanziare think tank e organizzazioni benefiche allineate al movimento Maga in Europa per diffondere le sue posizioni politiche a scapito di quelle continentali.

Il dossier è stato affidato alla vice-ministra degli Esteri Sarah Rogers. Giovane rampante della “Trumposfera” sui cui social si vede un grande attivismo come influencer di estrema destra e ben poca diplomazia. Nel dicembre scorso, Rogers si è recata in Europa per incontrare membri di influenti think tank di destra a Londra, Parigi, Roma e Milano. Obiettivo: l’arrivo di fondi segreti dagli Stati Uniti, collegati alle celebrazioni del 250° anniversario dell’indipendenza degli Usa, erogati alle associazioni in cambio della promessa di «diffondere i valori americani», naturalmente nella loro versione trumpista.

Il laboratorio britannico del Maga europeo

Il Regno Unito, in particolare, è stato molto attenzionato, in particolare il Reform, il movimento nazionalista guidata da Nigel Farage. Un membro di alto livello del partito populista, che ha parlato con Sarah Rogers, ha dichiarato che «l’amministrazione statunitense è impegnata in una crociata per salvare l’Europa.

Hanno un vero debole per il Regno Unito, ma ritengono che sia minacciato da forze oscure che si stanno diffondendo in tutta Europa». Un altro ha invece dichiarato di sapere che Rogers «aveva un fondo nero del Dipartimento di Stato per far funzionare le cose in stile Maga in vari luoghi ed è desiderosa di finanziare organizzazioni europee per minare le politiche governative».

Proprio così, sabotaggi veri e propri. Volti a impedire che nei parlamenti e nei gabinetti del Vecchio Continente i Paesi europei possano adottare politiche contrarie agli interessi di Washington.

Incidenti diplomatici e rottura atlantica

L’atteggiamento di aperta interferenza adottato da Washington sta provocando ripetuti casi diplomatici tra le due sponde dell’Atlantico.

Solo poche settimane fa una delegazione di parlamentari tedeschi di alto profilo, in vista a Washington per interlocuzioni con il Dipartimento di Stato, è rimasta basita quando ha saputo che i diplomatici americani avrebbero incontrato soltanto i deputati di destra.

Quelli di centrosinistra (con fanno attualmente parte del governo di coalizione a Berlino) erano considerati infatti dei nemici degli Stati Uniti. Un atto inaudito che ha indotto anche i rappresentanti della Cdu a disertare l’incontro, lasciando così solo i parlamentari dell’Afd come interlocutori dei diplomatici Usa.

Varsavia e la diplomazia pugilistica

Solo l’altro ieri un altro incidente è scoppiato a Varsavia. L’ambasciatore americano Tom Rose ha attaccato frontalmente sui social il presidente del parlamento polacco, Włodzimierz Czarzasty, colpevole di aver detto di non sostenere l’idea di conferire a Donald Trump il premio Nobel per la pace.

Accusandolo di aver insultato il presidente americano, il rappresentante di Washington ha annunciato che boicotterà tutti gli incontri pubblici e privati a cui sarà presente anche il capo dell’assemblea legislativa polacca. Costringendo il premier Donald Tusk a un’imbarazzata difesa del proprio collega.

Un atteggiamento pugilistico che fa della deferenza al presidente americano un’ideologia e un dogma a cui non rendere ossequio può scatenare le ire d’Oltreoceano.

Dallo scandalo Epstein alla rete Maga

Il tema delle crescente interferenze politiche americane in Europa era già esploso nei giorni scorsi sulla scia dello scandalo Jeffrey Epstein. Nelle milioni di mail scambiate dalla rete dell’influente milionario ebreo, morto suicida in prigione dopo essere stato smascherato come organizzatore di ripetuti abusi sessuali su minori in cui erano coinvolti ricchi e potenti di tutto il mondo, emerge infatti uno schema similare.

Attraverso Steve Bannon, ex spin doctor di Donald Trump, Epstein incoraggiava la promozione dell’estrema destra populista europea per allinearla a Washington. Dall’Afd tedesca alla Lega italiana passando per il noto neofascista inglese Tommy Robinson.

Il cesarismo senza pudore

Non a caso, l’oscuro finanziere-stupratore e la sua opaca rete di influenze è stato a lungo sospetto di essere stato un asset di qualche servizio segreto straniero. Forse americano, forse israeliano. Quello che però segna un cambio di passo decisivo nei rapporti tra Europa e America è che adesso l’amministrazione Trump non ha più paura (o il pudore) di uscire alla luce del sole.

Ogni cesarismo infatti ha bisogno di una corte. Le reti di finanziamenti a partiti, associazioni, politici, giornalisti e media conviventi servono a questo e sono candidamente ammesse. Un portavoce del Dipartimento di Stato ha infatti descritto quanto scoperto dal Financial Times come «un uso trasparente e legittimo delle risorse per promuovere gli interessi e i valori degli Stati Uniti all’estero».

Un’Europa da ricomprare?

L’unica cosa smentita con decisione è la definizione di fondo neri. Tutto è esplicitato, Washington pensa che i partiti e le istituzioni europee siano in vendita e questa è la loro offerta. Se questa offerta sarà accettata resta da vedere.

L’aria, in Europa come in patria, per il trumpismo sta prendendo una brutta piega. Troppi scandali, troppi scivoloni grotteschi, troppa negatività, troppo aggressività contro partner ed alleati. Anche dentro il Reform c’è diffidenza nell’essere associati troppo con i Maga, in un frangente storico che vede l’America sempre più in rotta di collissione con il Vecchio Continente.

L’urgenza dell’autonomia europea

«Essere troppo allineati con gli Stati Uniti comporta dei rischi politici per noi», ha confessato un membro del partito.
Non è un caso infatti se lo stesso Farage, come del resto l’estrema destra francese guidata da Jordan Bardella, hanno duramente criticato le minacce di Trump contro la Groenlandia e la Danimarca.

LEGGI Trump ci riprova, dopo il Venezuela: Cuba sotto assedio

Lungi dal dormire per questo sonni tranquilli però, il caso rende impellente una svolta di cui si parla già da tempo: prendere atto della necessità di un’Europa davvero autonoma da qualunque potenza, dell’Oriente e dell’Occidente.

Una voce delle notizie: da oggi sempre con te!

Accedi a contenuti esclusivi

Potrebbe interessarti

Le rubriche

Mimì

Sport

Primo piano

Nessun risultato

La pagina richiesta non è stata trovata. Affina la tua ricerca, o utilizza la barra di navigazione qui sopra per trovare il post.

EDICOLA