La 23enne picchiata e poi colpita alla schiena con una coltellata, era stata scaricata davanti all’ospedale in fin di vita. Figli della Napoli peggiore, Jlenia e Giuseppe sono cresciuti nel rione più complicato di uno dei quartieri più difficili della città
L’ha colpita con una coltellata alla schiena, poi l’ha scaricata davanti al Pronto soccorso. Un tentativo estremo di salvare la vita a sua sorella. Un tentativo inutile. È morta come una criminale, Jlenia Musella, ma era solo una ragazza di ventitré anni. Esile, graziosa, lunghi capelli ora nero corvino, ora biondi. Un tatuaggio sulla coscia. Nelle foto su Facebook sembra a volte una bambina, a volte una delle giovani influencer che popolano il web. Aveva una vita davanti, ma veniva da un inferno. E non è riuscita a uscirne. Il vortice di violenza che l’ha circondata sin da quando è nata ha finito per prendere anche lei.
L’arrivo già senza vita a Villa Betania
Jlenia ieri pomeriggio è arrivata già cadavere all’ospedale Villa Betania, alla periferia est di Napoli, nel quartiere Ponticelli. A scagliarle contro il colpo mortale sarebbe stato suo fratello, Giuseppe Musella. Noto agli archivi di polizia per frequentazioni ambigue, come quella con un pusher gambizzato pochi mesi fa. I sospetti si sono concentrati su di lui immediatamente, perché le telecamere dell’ospedale hanno ripreso il numero di targa dell’auto in fuga. Il resto lo hanno fatto gli interrogatori dei parenti. Giuseppe infine ha confessato tutto.
Le indagini della Squadra Mobile
Le indagini affidate alla Squadra Mobile di Napoli, diretta da Giovanni Leuci, hanno lavorato insieme al commissariato di Poggioreale sotto il coordinamento del pm Ciro Capasso. Secondo la prima ricostruzione, trapelata già nel tardo pomeriggio, la ragazza è stata aggredita al culmine di una lite. Ha cercato di scappare. Lui le ha inferto una coltellata nella schiena, così profonda da ucciderla in pochi minuti. Poi l’ha portata in ospedale prima di darsi alla fuga, ma era già troppo tardi.

Un’infanzia segnata dal carcere
Figli della Napoli peggiore, Jlenia e Giuseppe sono cresciuti nel rione più complicato di uno dei quartieri più difficili della città. Un’infanzia passata tra un colloquio al carcere di Poggioreale, per incontrare il papà, e uno nella casa circondariale di Pozzuoli, dove è stata detenuta la madre prima di ottenere i domiciliari dopo che il penitenziario ha chiuso a causa dello sciame sismico che sta interessando i Campi Flegrei.


Il rapporto col fratello e le dipendenze
Col fratello, Jlenia aveva un rapporto di odio e amore, c’erano spesso dei litigi, ma nessuno pensava che la situazione sarebbe degenerata fino alla tragedia. Giuseppe, secondo i vicini di casa, ha dei problemi di dipendenza.
Il legame con il clan Circone
I due sono i figli acquisiti del boss Antonio Circone, esponente della malavita napoletana detenuto da diversi anni. Un mito per la ragazza, tanto che sul profilo Facebook della giovane campeggia la foto di lui, in manette tra due agenti di polizia, il giorno dell’arresto.
L’uomo è in carcere dal 2011, vale a dire da quando lei era appena una bambina, come suo fratello Giuseppe. Che – secondo la polizia – gestisce una piccola piazza di spaccio al Conocal, ovvero appena fuori casa, attività ereditata dalla madre, attualmente agli arresti domiciliari, sempre per droga.

Una famiglia falcidiata dalla malavita
Una famiglia falcidiata dalla malavita. Il clan Circone-Casella-Perrella è partito dal rione Luzzatti, il quartiere reso celeberrimo da “L’Amica Geniale”, e ha poi messo su nelle palazzine popolari del Conocal un piccolo regno fatto di droga, estorsioni, violenza.
L’ultimo agguato in zona risale a pochi mesi fa: fu gambizzato un giovanissimo spacciatore, amico di Giuseppe Musella. Storia recente di una polveriera che esplode ciclicamente. Uno degli atti più clamorosi attribuiti allo stesso clan è l’incendio di un campo rom. Un’azione definita dalla Dda come un “tentativo di pulizia etnica”, un gesto plateale per punire uno “sgarro commesso da uno zingaro”. Una vicenda che si inserisce in una follia criminale che dura da anni e che ha generato emulazione e causato solo dolore e violenza, come la morte di Jlenia, che aveva solo ventitré anni ed è stata assassinata da chi avrebbe dovuto amarla.
La reazione della città
La vicenda ha scosso l’intera città. Il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, ha affidato il suo pensiero ai social: “Sono addolorato per la morte di questa giovane ragazza di Ponticelli. Le forze dell’ordine e la magistratura sapranno ricostruire i fatti. Ancora più forte sarà il nostro impegno per ridurre le sacche di disagio in quartieri su cui stiamo investendo per la rigenerazione del territorio”. “Una tragedia” è stato invece il commento del prefetto di Napoli, Michele di Bari, che ha poi sottolineato: “Le forze dell’ordine e la magistratura stanno già agendo e noi dobbiamo sempre affidarci con fiducia a loro”.
Salva la 46enne presa a fucilate dal marito
In un pomeriggio di dolore, l’unica buona notizia viene dall’ospedale di Benevento: sono in miglioramento le condizioni di Giulia De Luca, la 46enne ferita gravemente a fucilate dal marito a Paduli. Il lungo intervento cui è stata sottoposta le ha salvato la vita, anche se la prognosi per ora resta riservata. L’uomo è stato arrestato, dovrà rispondere di tentato femminicidio.


















