4 Febbraio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

4 Feb, 2026

Ucraina, quattro anni dopo: la guerra che ha cambiato il mondo

Volodymyr Zelensky e Mark Rutte al memoriale dedicato ai caduti

Dal 2022 la guerra ha scosso gli equilibri e il diritto, trasformando la società ucraina in laboratorio morale di resistenza civile


Quattro anni dopo, la guerra in Ucraina non è più soltanto una guerra. È diventata un evento fondativo, una frattura storica che ha ridisegnato il mondo, spostato assi, svuotato categorie e messo a nudo fragilità che credevamo archiviate con la Guerra fredda. Non c’è bisogno di ricorrere alla cronaca perché la cronaca ormai è ripetizione. Notti senza elettricità con cinquanta città al buio, Kiev e Kharkiv colpite, droni prima, missili balistici poi, scuole e palazzi residenziali come bersagli collaterali. Ciò che conta è il sedimento: ciò che questa guerra ha lasciato dentro le società, negli ordinamenti, nelle alleanze e nel linguaggio politico dal febbraio 2022 a oggi.

Normalizzazione della carneficina

Il primo lascito della guerra è evidente e rimosso: la normalizzazione della carneficina. Quasi due milioni di perdite militari ucraine e russe, tra uccisi, feriti e dispersi, senza contare gli sfollati, i deportati e i profughi permanenti. Intere generazioni ucraine cresciute tra rifugi, blackout e allarmi antiaerei. Ma anche una generazione russa sacrificata in silenzio, assorbita da una macchina bellica che tratta il corpo umano come carne da macello. La guerra ha insegnato al mondo che si può tornare a morire in massa, a lungo, come nei grandi massacri in trincea del Novecento.

La fine dell’illusione dell’interdipendenza economica

Sul piano geopolitico, l’Ucraina ha segnato la fine dell’illusione che interdipendenza economica producesse automaticamente pace. Il gas, il commercio e le catene del valore hanno reso la guerra più complessa. La Russia l’ha scelta come linguaggio politico primario, accettando l’isolamento come prezzo della sovranità. L’Occidente ha riscoperto deterrenza e riarmo, ma senza il conforto morale della Guerra fredda: non c’è più un mondo diviso in due narrazioni coerenti e distinguibili.

Il diritto internazionale sotto stress

Se c’è un ambito in cui la guerra ucraina ha prodotto un danno quasi irreversibile, è il diritto internazionale. Annessioni territoriali, bombardamenti di infrastrutture civili, uso della fame e del freddo come arma: tutto avviene sotto gli occhi delle istituzioni multilaterali. Il principio di integrità territoriale è diventato selettivo, invocato o dimenticato secondo le convenienze. Gli schieramenti ideologici si sono deformati: parte della sinistra occidentale ha confuso anti-americanismo con analisi critica, giustificando talvolta un’aggressione imperiale in nome di un presunto realismo geopolitico.

L’Europa tra sostegno e limiti

L’Europa ha sostenuto Kiev, tenuto aperto il fronte delle sanzioni e accolto milioni di profughi. Ma sempre in equilibrio precario, tra tatticismi obbligati e necessità politiche. La visita del segretario generale della NATO, Mark Rutte, a Kiev è simbolica: l’Ucraina è il luogo dove l’Occidente misura la propria credibilità. Dichiarazioni, promesse e gesti pesano più di quanto si voglia ammettere, testando la tenuta morale e politica dell’Europa.

Resistenza civile e laboratorio morale

In mezzo alle notti senza luce, c’è un elemento che resiste: la scelta collettiva di continuare a vivere, studiare e denunciare le ingiustizie. La resistenza in Ucraina è civile, amministrativa e simbolica. Difende una sovranità che non si riduce al controllo del territorio, ma riguarda il diritto di scegliere da che parte della storia stare. L’Ucraina diventa un laboratorio morale dove l’Europa verifica se parole come libertà, diritto e autodeterminazione abbiano ancora un senso.

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Il bilancio dei quattro anni

Quando le luci si spengono a Kiev, si misura la tenuta della società. Finché resiste senza trasformarsi in ciò che combatte, esiste un argine contro la guerra come soluzione stabile. Se questa resistenza verrà logorata o relativizzata in nome del realismo, la guerra avrà davvero cambiato il mondo in modo irreversibile. Se riconosciuta, invece, questi quattro anni diventeranno una prova generale di ciò che una democrazia può opporre alla violenza organizzata.

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