4 Febbraio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

4 Feb, 2026

L’Onu al collasso: fondi finiti e guerra per la successione di Guterres

Il nono Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres

Con i contributi bloccati e il mandato di Guterres in scadenza, le Nazioni Unite affrontano la corsa per la successione al Segretario Generale


Tempi di crisi e di cambiamento all’Onu. Il terremoto geopolitico innescato dalla fine dell’ordine globale di stampo liberale non poteva non investire le Nazioni Unite, l’organizzazione che probabilmente più di tutte ne ha incarnato lo spirito e i valori internazionalisti. Ad accorgersene è stato soprattutto il Segretario Generale uscente Antonio Guterres: in una lettera formale inviata ai rappresentanti di tutti i 193 Stati membri, l’ex premier portoghese ha denunciato come diversi Paesi non abbiano versato i contributi previsti dalla Carta delle Nazioni Unite lasciando l’organizzazione senza abbastanza fondi per poter continuare a operare. Senza i pagamenti previsti, l’Onu rischia sostanzialmente il collasso entro luglio, tra tagli al personale e vincoli normativi ereditati dal 1945.

Crisi finanziaria e minaccia di collasso

Secondo Guterres, senza i contributi regolari l’Onu – che l’anno scorso ha già dovuto operare tagli drastici al personale e ai programmi sostenuti – arriverà al collasso. Alla crisi dei pagamenti si somma la norma del 1945 che impone di restituire ai Paesi membri i fondi non spesi, anche se alcuni Stati non hanno ancora versato quanto dovuto. In pratica, l’Onu rischia la bancarotta, mentre le pressioni politiche di Washington aggravano ulteriormente la situazione.

Il ruolo degli Stati Uniti e le tensioni diplomatiche

Nelle scorse settimane il presidente Donald Trump aveva deriso l’organizzazione, affermando che sarebbe bastato «chiamare lui» per risolvere il problema. Proprio il ritiro degli Stati Uniti da numerose organizzazioni Onu e il taglio dei contributi hanno contribuito alla crisi attuale. Gli ultimatum e le accuse di presunta parzialità anti-americana potrebbero avere lo scopo di influenzare la scelta del prossimo Segretario Generale.

Scadenza del mandato e regole di successione

Il 31 dicembre scadrà il mandato di Guterres, vincolato a due mandati quinquennali. Toccherà al Consiglio di Sicurezza raccomandare il suo successore all’Assemblea Generale. La corsa è già iniziata, con candidati di alto profilo pronti a proporsi in un contesto internazionale mai così complesso e teso.

Michelle Bachelet: una candidatura di rilievo

Questa settimana è scesa in campo Michelle Bachelet, ex presidente cilena ed ex Commissaria Onu per i diritti umani. Sostenuta da Cile, Brasile e Messico, Bachelet sconta però criticità come la possibile reticenza della destra cilena e il veto statunitense. Inoltre, il blocco latino-americano è tutt’altro che compatto, con Bolivia, Ecuador e Costa Rica che puntano su candidati propri.

Rafael Grossi e l’esperienza diplomatica

Rafael Grossi, direttore generale dell’Aiea, rappresenta un profilo solido con esperienza su temi delicati come la proliferazione nucleare. L’Italia ha già ufficializzato il proprio sostegno, valorizzando la sua doppia cittadinanza italo-argentina. Tuttavia, come insegna il caso di Guterres, il prossimo Segretario Generale potrebbe essere scelto come compromesso tra le grandi potenze, indipendentemente dai nomi più noti.

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Altri candidati e scenari futuri

Tra gli altri nomi in lizza figurano Jacinda Arden, Kristalin Georgieva, Amina Mohammed e Kevin Rudd. Nessuno, però, sembra avere un programma in grado di rilanciare il ruolo dell’Onu, lasciando aperta la questione della sua efficacia futura in un mondo in cui le tensioni geopolitiche minacciano la stabilità internazionale.

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