Il documentario ‘Melania’ diventa una passerella di potere: 75 milioni di dollari, Amazon, Casa Bianca e glamour di Stato sotto i riflettori
Sul black carpet c’erano tutti sul giovedì sera, al John F. Kennedy Center di Washington. Il presidente Donald Trump, la first lady Melania Trump e i vertici dell’amministrazione. Riuniti per la première di Melania, il documentario Amazon prodotto dalla first lady. Una passerella di potere politico e di rapporti tra Casa Bianca e grandi corporation.
«È glamour, molto glamour», ha commentato Trump davanti ai fotografi. «Abbiamo bisogno di un po’ di glamour».
Nelle stesse ore a Minneapolis, Alex Pretti, infermiere 37 anni, era a terra, su un pavimento rosso sangue, freddato con dieci colpi alla schiena dall’Ice. Show must go on. Nessuno ha interrotto la prima.
Il nodo Amazon: 75 milioni di dollari
Amazon ha pagato 40 milioni di dollari alla società di produzione di Melania Trump per i diritti del film, più altri 35 milioni per la promozione. Una cifra eccezionale per un documentario: dieci volte superiore a quello normalmente viene destinato ai fil del genere. Per molti, un investimento pensato per accreditarsi presso l’amministrazione Trump, più che per il valore artistico del film.
Gliel’hanno chiesto, Trump ha risposto: «Non lo so, non sono coinvolto. È un film molto importante. Racconta la vita alla Casa Bianca».
Una serata che non parlava di cinema
Come sottolinea il NYT, il film è secondario. La serata è stata soprattutto una prova di forza politica. Con temperature sotto zero, mezzo gabinetto presidenziale, leader repubblicani del Congresso e alti funzionari federali hanno affollato il centro culturale che Trump ha recentemente ribattezzato “Trump Kennedy Center”. Tra i presenti: il presidente della Camera Mike Johnson, il segretario alla Difesa Pete Hegseth, il segretario alla Sanità Robert F. Kennedy Jr., e numerosi altri membri dell’esecutivo.
La first lady come brand
La costruzione dell’operazione è stata seguita dal manager storico di Melania, Marc Beckman, che in un’intervista al Times di Londra ha spiegato la “visione” della first lady: un’estetica rigorosa — bianco e nero, simmetrie, linee nette — pensata per sostenere un vero e proprio brand di lusso. Una strategia coerente con il film, con il libro e con la comunicazione pubblica di Melania Trump, La donna ombra, sempre più separata e lo stesso intrecciata al potere politico del marito.
Il contesto che stona
La première è arrivata in una settimana delicata per la Casa Bianca. Negli stessi giorni, l’amministrazione Trump era sotto pressione per le violenze a Minneapolis. Eppure, racconta il NYT, non è mai stata presa in considerazione l’ipotesi di rinviare l’evento. «No, non ci ritireremo», ha detto Trump rispondendo a una domanda sui controlli federali.
La corsa agli inviti
Essere invitati o esclusi dalla première è diventato a Washington un indicatore di status politico. Funzionari, lobbisti e parlamentari hanno passato giorni a commentare chi fosse riuscito a ottenere un biglietto e chi no. I veri “VIP” sono stati poi invitati all’after-party nel club privato di Donald Trump Jr. a Georgetown. Come scrive il New York Times, più che un evento culturale, Melania è stata una fotografia plastica del potere trumpiano.
Alla fine della serata, Melania Trump è salita sul palco: «Alcuni lo chiamano documentario. Non lo è. È un’esperienza creativa». Il pubblico ha applaudito. Il presidente ha ricevuto una standing ovation.



















