L’intelligenza artificiale sta cambiando la geopolitica delle materie prime: le Big Tech puntano sul rame, risorsa chiave per data center, chip e transizione digitale. Jeff Bezos punta 14mila tonnellate di rame in 4 anni
C’era una volta il Far West, fatto di pepite d’oro e pionieri col cappello a falde larghe. Oggi, il Far West si è spostato nelle miniere digitali, dove i nuovi cowboy non sono cercatori d’oro, ma giganti della tecnologia. Anche l’oro ha del Terzo Millennio ha un colore nuovo. Non più giallo il rosso fiammante del rame.
Jeff Bezos punta 14mila tonnellate di rame in 4 anni
La scena, che pare scritta da un B-movie economico ma è pura realtà, vede Amazon, il colosso che ci porta il mondo a domicilio, scendere nelle viscere della terra. Attraverso la sua divisione cloud, Aws (Amazon Web Services), Jeff Bezos ha stretto la mano al vecchio lupo di mare dell’estrazione mineraria, RioTinto. L’obiettivo? Accaparrarsi 14.000 tonnellate di “oro rosso” in quattro anni. Un bottino che, nel linguaggio aziendale, suona come un colpaccio, ma che, a leggere bene le cifre, è poco più una briciola per sfamare la fame insaziabile dei data center basati sull’intelligenza artificiale. Sì, perché l’IA, quella roba che fino a ieri ci faceva solo i disegnini carini, è diventata una diva esigente. Ha bisogno di palazzi enormi, i data center, e questi palazzi divorano energia.
La domanda di oro rosso alle stelle
Migliaia di tonnellate di rame servono solo per gli impianti di alimentazione elettrica. Divoratori senza pace. La miniera in Arizona di Rio Tinto, fresca di inaugurazione e dotata di innovative “tecnologie ecologiche” (si fa per dire, sempre di miniere parliamo), è diventata il centro del mondo per un attimo. L’idea è geniale nella sua semplicità: “stappare” il minerale di bassa qualità rimasto nei tunnel abbandonati perché apparentemente esauriti. Un riciclo che sa di antico e moderno insieme. Nel frattempo, fuori dalla miniera, il mondo è impazzito. La domanda di rame è schizzata alle stelle.
Non solo data center, ma anche auto elettriche, rinnovabili, e reti elettriche che necessitano un restyling urgente. Una corsa all’oro che ha fatto lievitare i prezzi del metallo: da 8.700 a oltre 14.000 dollari a tonnellata in un solo anno. Roba da far girare anche al più navigato degli speculatori. Ma ecco il colpo di scena, la nuvola all’orizzonte.
L’allarme di S&P Global: potrebbe finire
Dirigenti, analisti e santoni dell’economia sono d’accordo: potrebbe finire il rame. E se finisce il rame, addio boom dell’IA, addio crescita economica americana, addio sogni di gloria. Il problema? La burocrazia geologica. Per portare una nuova miniera dalla scoperta alla produzione ci vogliono, in media, venti anni. Con l’IA che corre a tutta velocità il mondo rischia un “deficit sistemico”. Uno studio di S&P Global profetizza un buco del 25% tra domanda e offerta entro il 2040. Insomma, mentre Bezos e gli altri signori del Nasdaq sognano un futuro digitale scintillante, la realtà è che il progresso tecnologico ha i piedi ben piantati nel fango della terra.
L’IA è il nuovo re Mida
L’IA è il nuovo re Mida, ma ha bisogno di tonnellate di “oro rosso” per non finiree in corto circuito. La saga continua, tra picconi, chip e un pizzico di ironia amara sul progresso che scava la propria strada. Senza il metallo rosso, l’Intelligenza Artificiale rischia di restare un meraviglioso castello di carte senza fondamenta. Jeff Bezos ha capito che per continuare a volare alto deve scavare profondo. Resta da vedere se, tra vent’anni, avremo ancora abbastanza metallo per accendere la luce o dovremo chiedere a Alexa: «Perché siamo rimasti al buio?».


















