4 Febbraio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

30 Gen, 2026

I politologi: Vannacci al 3%, problema per Salvini. Indietro Rizzo

Roberto Vannacci e Marco Rizzo

Secondo Salvatore Vassallo e Paolo Natale, il fondatore di Futuro Nazionale potrebbe facilmente pescare nell’elettorato più sfiduciato. L’ex esponente comunista, invece, sembra presente più sui social network che nella cabina elettorale


S’ode a destra lo squillo di tromba di Roberto Vannacci che lancia Futuro Nazionale, partito nazionalista e ultraconservatore. A sinistra risponde lo squillo di Marco Rizzo, che anima una formazione ispirata al sovranismo rosso antieuropeo. Quanto hanno in comune i due soggetti? E che ambizioni possono avere sul piano elettorale? «Sono casi diversi, ma non tantissimo. Vannacci e Rizzo condividono la stessa ispirazione “tedesca”».

L’ispirazione tedesca secondo Vassallo

A parlare è Salvatore Vassallo, politologo dell’Università di Bologna e direttore dell’Istituto Cattaneo, che spiega: «Da una parte, c’è Sahra Wagenknecht, la populista di sinistra fondatrice del movimento Bsw, che proviene dalla Linke, è moglie di Oskar Lafontaine, ex presidente della SPD e co-fondatore del partito della Linke, ha una storia nella sinistra e ha inventato la formula di una sinistra critica sull’immigrazione e sull’integrazione europea.

L’esempio dell’Afd

Dall’altra parte, c’è Afd, partito nazionalista e conservatore, anch’esso euroscettico e anti-immigrazione. Di certo, Alice Elisabeth Weidel, co-presidente di Afd, è un riferimento più nitido di Vannacci. Se si osserva la retorica del generale si capisce che ha studiato un modello e che lo ha trasferito in una serie di proposizioni ricorrenti contro l’immigrazione e l’islamizzazione e contro il sostegno europeo alla resistenza ucraina. Vannacci è allineato con la narrazione di Putin e di Trump».

Il parere di Natale

Sulla stessa lunghezza d’onda è Paolo Natale, docente di Sociologia generale all’Università Statale di Milano: «L’idea che gli estremi si toccano c’è da sempre: ne è prova l’ascesa in Germania della Wagenknecht che sfocia in alcune posizione tipiche della destra su immigrazione ed Europa. Marco Rizzo assomiglia a questa nuova sinistra tedesca e sposa le istanze antimigranti dei socialdemocratici danesi. Vannacci rappresenta le istanze più negative della Lega e tenta di rilanciarle in chiave sovranista e antieuropea».

Il successo elettorale

Avere successo alle elezioni, però, è un’altra storia. «Dal punto di vista elettorale – continua Natale – Marco Rizzo conta quasi nulla: è molto presente sui media, ma molto poco nell’elettorato. Vannacci ha avuto consensi alle europee molto importanti: se le ipotesi di successo non sono peregrine potrebbe arrivare al 3%, bisogna poi vedere se prende questi elettori alla Lega o ad altri. Nel mio libro “Schede bianche” sull’astensionismo registro la grande delusione ed apatia dell’elettorato. Un partito estremista ma chiaro nelle intenzioni potrebbe fare leva su un elettorato sfiduciato».

Le perplessità

Sulla forza elettorale di Rizzo e Vannacci, Vassallo nutre molti dubbi: «Vannacci potrebbe avere qualche vantaggio in più rispetto a Rizzo, anche perché il campo largo presidia abbastanza bene la sinistra. Il generale può sperare di attrarre un elettorato più radicale, magari tra coloro che si sono astenuti: con un sistema elettorale proporzionale con premio e soglia bassa potrebbe considerarlo una ipotesi plausibile». Tuttavia, prosegue il direttore del Cattaneo, «i risultati delle europee e delle regionali dicono che Vannacci non ha spostato un granché: anche se raccogliesse l’elettorato che non votava, l’impatto potrebbe essere marginale».

Un problema per il centrodestra

Ma se Rizzo non sembra in grado nuocere, Vannacci potrebbe creare un problema non solo alla Lega ma a tutto il centrodestra. Spiega Vassallo: «Vannacci potrebbe costringere la Lega a decidere se raccogliere la sfida sulla stessa linea sovranista e nazionalista – con un Salvini ulteriormente indebolito visto che si è messo in casa un competitor che gli farà la guerra – o se seguire di più la linea dei governatori. Il conflitto tra il manifesto liberale di Zaia e il sovranismo di Vannacci è già evidente: si tratta di capire se queste due linee riescono convivere o se Salvini deciderà di cambiare registro». Secondo Natale, «Giorgia Meloni soffre già per la presenza della Lega al governo e per le tentazioni estremiste rappresentate da Vannacci. Oggi l’eventuale apporto di Azione al centrodestra è pleonastico, ma se il generale va al 3% potrebbe esserci un buon motivo per Carlo Calenda per entrare nella coalizione di centrodestra, rafforzando la parte centrista. E a Giorgia Meloni potrebbe non dispiacere spostare la coalizione su posizioni più moderate».

La politica estera

L’altro nodo cruciale è quello della politica estera. «Vannacci e Rizzo scommettono sul fatto che la diffusione ampia della narrativa putiniana possa portare consensi», avverte Vassallo. Che poi aggiunge: «Del resto, sulla politica internazionale ed europea, la sinistra e la destra radicale hanno spesso posizioni simili, lontane dal baricentro degli indirizzi politici. Entrambe puntano sulla presenza in Italia di una opinione pubblica vicina alla narrativa anti-atlantica e anti-europea, assonante con la narrativa russa. Quanto però questo elemento possa trasferirsi nel voto non possiamo dire». Conclude Paolo Natale: «Il vero problema è capire se l’astensionismo è dovuto alla distanza dei partiti o alla mancanza di un’offerta alla Vanacci o alla Bertinotti. Vannacci parla di cose e non di alleanze: potrebbe parlare alle persone che sono stufe di sentir parlare di accordi politici, mentre sono più interessate alle policies concrete».

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