29 Gennaio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

29 Gen, 2026

Champions, la vera Invincibile Armata è quella delle inglesi

Cinque delle otto squadre qualificatesi direttamente alla fase finale di Champions sono inglesi. A loro si aggiungono Barcellona, Bayern e Sporting Lisbona. Real Madrid e Paris Saint Germain escluse eccellenti. Oggi il sorteggio per Inter, Juve e Atalanta


Arsenal, che le ha vinte tutte e otto, Bayern, Liverpool, Tottenham, Barcellona, Chelsea, Sporting Lisbona e Manchester City sono le belle d’Europa, le otto squadre che oggi mangeranno i pop corn al mezzogiorno non di fuoco ma di sorteggio che deciderà a Nyon, Svizzera, il prossimo giro di Champions League: salteranno un turno, che nei giochi da tavolo è una punizione ma in questi da campo di calcio è una mano santa giacché consente alle squadre sfiancate e sfibrate da un calendario ossessionante e ossessivo una boccata di ossigeno.

Uno stop di due partite

Due partite in meno sono poca cosa ma qualcosa sono in questi tempi che hanno già ridotto al lumicino le costosissime rose sempre più spampanate (vedi Napoli e poi… se si pensa che Antonio Conte, che già non è un re di coppe, ha avuto buon gioco a lamentare 13 assenze, che fanno un’altra squadra: ma tanti infortuni saranno davvero frutto di malasorte o non, piuttosto, di “mala gestio”?).

Lo strapotere della Premier League

Tra queste otto cinque sono inglesi: la Premier League è potente, una “Grande y Felicisima Armada” qual era la dicitura della “Invincibile Armata”, la flotta spagnola che poi, però, incrociò vele, cannoni e tempeste e fallì nell’impresa. Con gli scontati Bayern e Barcellona c’è, e sarebbe il protagonista del gioco enigmistico “trova l’intruso”, lo Sporting Lisbona.

Le escluse eccellenti

Il Real Madrid, che era terzo prima della girandola finale, è scivolato a primo degli esclusi (nono) ed è obbligato al playoff, come si chiama calcisticamente la seconda possibilità, il Paris Saint Germain, che è campione in carica e non ex campione: ha ragione Conte (Andonio, non Giuseppi) che si è tali finché non è fattuale la successione. Campioni non si nasce ma si diventa e il Napoli, modestamente, non lo nacque ma lo diventò e lo è fino a classifica contraria.

Il flop della Serie A

Non c’è, fra le otto, neppure una squadra della Serie A, il che può essere interpretato come un termometro del calcio in Italia, dove il playoff internazionale è d’obbligo, basti pensare ad azzurri e Gattuso che possono entrare nel castello mondiale solo dall’ingresso di servizio (e speriamo che Irlanda del Nord prima e poi Galles o Bosnia, aprano loro la porta…). Calcio in Italia, s’è detto, e non calcio italiano giacché nei quattro schieramenti che ci rappresentavano l’altra sera (Inter, Juventus, Atalanta e Napoli in ordine di classifica nel torneo) sono stati presenti, fra i 60 giocatori in campo, appena 16 eleggibili per la Nazionale e 44 stranieri, poco più di uno su quattro, il 26,67 per cento.

Vergara e l’arbitro Mariani

Poi vai a raccontare al selezionatore Gattuso di selezionare o meravigliati che un arbitro italiano o vatti a meravigliare che l’arbitro Maurizio Mariani, della sezione di Aprilia, provincia di Latina, si rivolga in inglese al giocatore Antonio Vergara di Frattaminore, comune della città metropolitana di Napoli (è accaduto, come da Ref Cam, in Juve-Napoli l’altra domenica: «It’s ball, I know very well» disse l’arbitro, «Sono italiano, prima cosa» sorrise il ragazzo, «Ah, vabbè» fece l’arbitro che cosa ne sapeva che ci fosse perfino un italiano in campo?).

Il Napoli eliminato

Tre di queste, l’Inter decima, la Juve tredicesima e l’Atalanta quindicesima sono sfuggite alla tagliola dell’eliminazione: ne passavano 24 su 36. Il Napoli, invece, è finito trentesimo e fuori. C’è da dire, a onor del vero, che i campioni d’Italia avevano il compito più difficile, chiamati a vincere contro il Chelsea: a poco è valsa la carica (il carico?) dei circa 150 milioni spesi nel mercato d’estate per mettersi in (presunta) condizione di lottare su più fronti. C’è poi da far notare, “sommessamente”, come direbbe la premier Giorgia Meloni, che il migliore è risultato proprio quell’Antonio Vergara di cui sopra, il ragazzo di Frattaminore, cresciuto in casa da quando aveva 11 anni (ne ha 22). A dare un po’ più di fiducia ai giovani calciatori italiani forse non si farebbe un soldo di danno anche se si farebbero meno soldi di transazioni e plusvalenze.

I pericoli Bolo Glimt e Benfica

Ma pensiamo al sorteggio di oggi: la griglia di partenza ha già stabilito i possibili incroci e per l’Inter le possibilità sono due, o gli ex “salmonari” del Bodo Glimt oppure i “maledetti” del Benfica di Mourinho, “maledetti” in senso letterale perché hanno lungamente scontato l’anatema che scagliò su di loro l’allenatore ungherese Bela Guttmann quando, era il 1962, avendo vinto una seconda Coppa dei Campioni ed avendo chiesto un aumento di stipendio, alla risposta negativa si dimise e disse «non ne vincerete più per cento anni», il che è fin qui accaduto.

Il portiere che segna

Per interrompere la serie nera ci vorrebbe (difficile pronosticarlo, però mai dire mai) un sortilegio, un altro incantesimo di Mourinho tornato “Special One” proprio all’ultimo secondo di questa “Phase League” della Champions in corso: era venticinquesimo e dunque fuori quando il recupero stava per scadere all’Estadio da Luz. Il suo Benfica stava vincendo sul suo ex Real Madird 3-2, ma il totale gol segnati nel confronto con l’Olympique Marseille di De Zerbi lo condannava: gliene mancava uno. Punizione per i portoghesi: Josè si sbraccia e urla «vai, vai, vai sotto». Il portiere Trubin ubbidisce. Colpisce di testa l’aquilone e segna il gol che promuove. «Sapevo che lo avrebbe fatto» dirà poi Mou. 4-2, e a prossima Inter o Real, un piatto da mangiare freddo…

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