29 Gennaio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

29 Gen, 2026

Ice, Pasdaran e Olimpiadi: se la politica fa impazzire la sicurezza

Ice

Tra polemiche, errori di comunicazione e timori diplomatici, la presenza di agenti stranieri ai Giochi invernali diventa un caso politico che oscura la realtà tecnica della sicurezza olimpica.


«Italia come Minnesota», «Ice americani come i Pasdaran iraniani, tutti fuori dal suolo nazionale» e potremmo andare avanti. Segno che la maionese è super-impazzita. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi farà un’informativa alla Camera, come richiesto da opposizioni mercoledì prossimo (4 febbraio, ore 17), a due giorni dalla opening cerimony dei giochi olimpici invernali.

LEGGI Là dove muore una democrazia

Una comunicazione che sarà quindi tassativa, non modificabile, giusto la cortesia di informare sul caso Ice (Immigration and customs enforcement), l’agenzia federale Usa responsabile delle esecuzioni in strada di ben due cittadini di Minneapolis e di una vera caccia all’uomo casa per casa di ormai centinaia di immigrati anche regolari. Ieri persino la Conferenza episcopale italiana ha sottolineato che «in Italia l’ordine pubblico deve essere assicurato dalle nostre autorità e sulla base delle nostre regole». Ice go home, insomma.

Un caso politico, non tecnico

Sul caso Ice è stata fatta una “abile” operazione politica da parte delle opposizioni che fanno, appunto, le opposizioni. E sono stati commessi una serie di clamorosi errori di comunicazione da parte del governo e della maggioranza. Il caso quindi è tutto politico e non tecnico. O meglio: il piano politico può facilmente, se c’è la volontà, risolvere quello tecnico.

La macchina della sicurezza olimpica

Tecnici e i funzionari di Polizia spiegano la cosa riportandola «dove dovrebbe stare: nell’ambito delle regole». In occasione di eventi olimpici la macchina è «multilivello e interistituzionale». Ovvero, al Comitato organizzatore toccano gli aspetti logistici, tecnologici e organizzativi; allo Stato, attraverso Ministero dell’Interno, la gestione dell’ordine e della sicurezza, la prevenzione del terrorismo, la protezione di atleti, delegazioni e personalità.

Il ruolo del Viminale e delle delegazioni straniere

In un evento olimpico gli obiettivi sono tanti, non solo atleti e delegazioni di 92 paesi in gara. Il Viminale ha messo in campo seimila uomini tra Milano, Cortina e, Valtellina, Val di Fiemme e Anterselva. «Ogni paese partecipante – si spiega – dispone di propri ufficiali di collegamento, spesso già operativi presso le rispettive ambasciate, che non operano in autonomia nello Stato ospitante».

Close protection e sovranità italiana

Detta ancora meglio, le regole dell’ordine pubblico e della pubblica sicurezza sono quelle italiane; ogni delegazione decide chi opererà in Italia per le Olimpiadi. Questo comporta che il Viminale avrà la lista degli agenti che i paesi ospitati hanno delegato alla propria sicurezza. Si tratta di persone armate che potranno operare “solo” per la close protection, la protezione più stretta, delle delegazioni e delle autorità (J.D. Vance e Rubio hanno scorte dedicate di decine di addetti alla sicurezza) e rispetto alle quali è ovvio che ci debba essere il via libera italiano.

Moral suasion o incidente diplomatico

La domanda è se il Viminale e Farnesina, nel caso vengano accreditati agenti – si parla di qualche centinaio di persone – in forza all’Ice, possano o meno usare una sorta di moral suasion e convincere Washington a modificare quei nominativi per questioni di “sensibilità” della nostra opinione pubblica. È possibile chiederlo, non è detto che la risposta sia positiva, in ogni caso si rischia l’incidente diplomatico.

L’impappinamento politico

E qui la questione slitta dal piano tecnico a quello politico. E ha generato l’impappinamento di queste ore tra ministro dell’Interno, presidente della Regione Lombardia (il leghista Fontana), sindaco di Milano, i vicepremier Salvini e Tajani. Ciascuno ha detto la sua contraddicendosi con l’altro e la maionese è impazzita. Le ultime informazioni del Viminale dicono che «l’Homeland security investigation (organismo investigativo dell’Ice) si coordinerà con le sale operative italiane e non avrà alcuna funzione esterna di ordine pubblico». Dunque l’Ice ci sarà ma non si vedrà?

Il caso Iran e la smentita

L’ambasciata iraniana in Italia intanto ha “smentito” via social il senatore Balboni (Fdi) che ha lanciato l’allarme («Pasdaran al seguito del team Iran») e l’interrogazione del Pd e ha chiarito che il team olimpico (quattro atleti per lo sci, un allenatore e due addetti) non prevede la presenza in Italia di Guardie della rivoluzione islamica. Un dato è certo: la sicurezza di 22mila metri quadrati di Olimpiadi (questa l’area interessata) e di 92 delegazioni tra cui Iran, Israele, Emirati arabi, Qatar, Russia e Ucraina sono una faccenda dannatamente seria. Specie di questi tempi.

Una voce delle notizie: da oggi sempre con te!

Accedi a contenuti esclusivi

Potrebbe interessarti

Le rubriche

Mimì

Sport

Primo piano

Nessun risultato

La pagina richiesta non è stata trovata. Affina la tua ricerca, o utilizza la barra di navigazione qui sopra per trovare il post.

EDICOLA