4 Febbraio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

28 Gen, 2026

Tra lo Zar e il Tycoon: tutti i seguaci italiani del trump-putinismo

Matteo Salvini tra i sostenitori di Trump in una foto del 2016

Dalle parole di Salvini contro Zelensky ai legami strutturali con Mosca: la convergenza tra populismi di destra e sinistra continua a fare dell’Italia un caso emblematico nel panorama europeo


Il trump-putinismo resta la colonna dorsale del bi-populismo italiano. Lo dimostra l’ultima uscita di Matteo Salvini, leader di un partito da sempre legato a Russia Unita, il partito di Putin. Nei giorni scorsi, durante una iniziativa della Lega in Abruzzo, il vicepremier ha sbeffeggiato Volodymyr Zelensky: «Dopo tutti i soldi, gli sforzi e gli aiuti ha pure il coraggio di lamentarsi. Amico mio stai perdendo la guerra, stai perdendo uomini, stai perdendo credibilità e dignità, firma l’accordo di pace il prima possibile. Devi decidere tra una sconfitta e una disfatta».

Salvini, Trump e la retorica del Cremlino

Da un alto, l’accusa di ingratitudine al leader ucraino fu la base dell’aggressione di Donald Trump a Zelensky ormai quasi un anno fa: in un tweet del 28 febbraio 2025 Salvini rilanciò gongolante le immagini del presidente americano che strapazza quello ucraino alla Casa Bianca. Dall’altro lato, l’ineluttabilità della vittoria della Russia sull’Ucraina, è un pilastro della propaganda del Cremlino. Ma non ha fondamento: basta leggere i rapporti di tutti gli istituti di studi militari più autorevoli, a partire dall’Institute for the Study of War con sede a Washington.

La guerra che Mosca non riesce a vincere

Sono passati quasi quattro anni dall’inizio del conflitto: già questo dovrebbe far riflettere sul fatto che la Russia ci mette un po’ troppo per chiudere la partita. Viceversa, le linee ucraine reggono e l’avanzata russa rimane lenta e costosa. L’esercito di Mosca registra 20-25mila morti al mese, un tasso mensile vicino al limite superiore delle stime delle perdite totali subite dall’Urss nell’intera guerra decennale in Afghanistan. Nel 2025 la Russia ha reclutato 406 mila soldati: ma le stime ucraine mostrano che solo nell’ultimo anno i soldati russi uccisi sono più di 410 mila.

Putin e l’inutilità del sacrificio

Insomma, spiega l’ISW, «è Putin che dovrebbe essere spinto a riconoscere l’inutilità di continuare a spendere il sangue di ucraini e russi per i suoi vani sogni di conquista». Queste banali considerazioni valgono ben poco per Matteo Salvini, leader di un partito che, fin dal 6 marzo 2017, ha firmato un accordo di partnership con Russia Unita, il partito guidato da Putin: una corrispondenza di amorosi sensi che merita ben più di un sospetto. L’accordo è stato automaticamente rinnovato il 6 marzo del 2022, pochi giorni dopo l’invasione dell’Ucraina da parte di Putin.

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Una lunga storia di simpatie filorusse

Nicholas Whithorn, docente universitario studioso di traduzione e specializzato in linguaggio dell’antimafia italiana, ha raccolto in passato una lunga lista di tweet pro-Putin di Salvini in un thread che parte da ottobre 2014. «Farei cambio tra Renzi e Putin domattina, altro che dittatore», twittava per esempio il leader della Lega il 18 ottobre 2014, quando l’attuale leader di Italia Viva era presidente del consiglio. Come ha spiegato bene il Capital Institute di Budapest, un think tank d’orientamento liberale, la strategia di Putin basata sul rafforzamento dei rapporti con i partiti populisti ed estremisti europei ha un obiettivo chiaro: destabilizzare l’Unione Europea.

Il ruolo dei partiti “putinisti”

Questi partiti “putinisti” diventano gli agenti di Mosca per raggiungere lo scopo. I loro leader chiedono con assiduità e a gran voce ai loro governi di adottare misure favorevoli a Mosca: dalla fine delle sanzioni contro la Russia al blocco degli aiuti militari all’Ucraina. Esercitano così una sistematica azione di sabotaggio della risposta unitaria europea. Sul fronte opposto rispetto a quello della Lega – si fa per dire – c’è il M5s di Giuseppe Conte.

I Cinque Stelle e la simpatia per Putin

Uno studio del 2023 dello European Center for Populism Studies, think tank con sede in Belgio, che definisce l’Italia come “paradiso populista”, racconta la lunga e risalente simpatia dei grillini per Putin. Già nel 2017, dopo la prima invasione dell’Ucraina, Beppe Grillo diceva: «Putin è quello che dice le cose più ragionevoli in politica estera. L’embargo contro la Russia ci costa 7 miliardi di euro all’anno. Siamo favorevoli alla revoca delle sanzioni contro Mosca».

Dal governo giallo-verde a oggi

Dal 2018 al 2019 il governo giallo-verde guidato da Giuseppe Conte infittì i rapporti con Mosca fino al punto di consentire a 22 mezzi e oltre 100 uomini dell’esercito russo di attraversare indisturbati le autostrade italiane durante il lockdown. Ancora oggi Giuseppe Conte, boicottando gli aiuti militari all’Ucraina, sia nel parlamento europeo che in quello italiano, continua a essere il primo sponsor del despota russo, influenzando il programma politico e l’azione di tutta l’opposizione di sinistra, Pd compreso.

La galassia trump-putinista

Di fronte a lui, tuttavia, non sfigura il congresso nazionale di Democrazia Sovrana e Popolare: sabato prossimo a Roma, il partito postcomunista, sovranista ed eurofobo guidato da Marco Rizzo ospiterà, tra gli altri, gli interventi di Sergej Lavrov, ministro degli esteri russo, Alexej Paramonov, ambasciatore russo in Italia, Joe Hoft, ideologo trumpiano fondatore del think-thank The Gateway Pundit. Più mostruosa che mai, la famiglia Addams del trump-putinismo italiano farebbe quasi ridere se non facesse piangere.

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