Lo storico Massimo Teodori analizza il ruolo centrale dell’immigrazione nella vittoria di Trump, la trasformazione dell’Ice in un apparato para-militare fuori dai limiti costituzionali e i rischi della deriva autoritaria
«L’immigrazione è il tema che più ha favorito la vittoria di Trump alle presidenziali. Durante la presidenza Biden c’è stato un ingresso di immigrati illegali che non è stato gradito dalla maggioranza degli americani. Così Trump fa oggi un uso abnorme dell’Ice, l’Immigration and Customs Enforcement, che non si limita più a porre un freno all’immigrazione al confine meridionale con il Messico, ma ha mano libera per inseguire gli immigrati in tutto il territorio nazionale». A parlare è Massimo Teodori, per quasi tre decenni professore ordinario di Storia e istituzioni degli Stati Uniti nell’università di Perugia, nonché autore di diversi volumi di storia americana.
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Che poi aggiunge: «All’Ice è concessa la facoltà di entrare nelle case di chiunque e prelevare le persone senza mandato di arresto o il via libera di un atto giudiziario. E questi atti vengono attuati soprattutto negli stati a maggioranza democratica. Trump spinge l’acceleratore perché ritiene lai lotta all’immigrazione utile sul piano elettorale, ma la scelta gli si sta rivoltando contro. Gli ultimi sondaggi dicono che la maggioranza della popolazione è contraria al modo di agire dell’Ice. È una rottura della tendenza delle elezioni presidenziali».
Nel frattempo l’Ice sembra trasformata in una organizzazione para-militare che ricorda quelle sudamericane…
«L’Ice ha assunto una posizione del tutto diversa rispetto al momento della sua fondazione. Fuori dai limiti costituzionali. È usata dal presidente come una milizia personale sottoposta ai suoi ordini, cosa che non è compatibile con l’ordinamento americano che divide tra poteri federali e poteri degli stati».
E infatti adesso c’è un’azione giudiziaria da parte del Minnesota.
«La questione aperta è la violazione del 10° emendamento: “I poteri non delegati agli Stati Uniti dalla Costituzione, né da essa vietati agli Stati, sono riservati rispettivamente agli Stati o al popolo”. Vuol dire che se non c’è un esplicito rinvio del potere di far fronte all’immigrazione, siamo di fronte a una violazione del potere dello stato. Allo stesso modo, entrare a casa delle persone e arrestarle senza mandato sono violazioni dei codici che mettono in gioco il bilanciamento dei poteri tra stati e federazione. L’azione legale rappresenta una assoluta novità: non riguarda solo l’episodio dell’assassinio di Pretti, ma tocca il potere dell’Ice, strumentalizzato dalla presidenza per revocare l’adozione dell’Insurrection Act, una legge dell’inizio dell’800».
Che cosa significa?
«Che se una persona va a una manifestazione con la pistola nella cintura viene considerata portatrice di una intenzione insurrezionale. È una giustificazione più volte usata dalla presidenza contro le manifestazioni in questo periodo, anche dopo l’assassino di Renee Good».
È possibile che Trump miri a scatenare rivolte per adottare il pugno di ferro contro i cittadini che lo criticano?
«Il presidente potrebbe percorrere questa strada in vista delle elezioni di midterm di novembre. È allora che potrebbe venirgli in mente un atto che non è mai stato compiuto nella storia».
Quale?
«L’abolizione o il rinvio delle elezioni. La scadenza elettorale è una delle norme più importanti della democrazia americana. In tutte le altre democrazie le elezioni sono in mano a degli organi politici come il presidente o il parlamento. Ma negli Usa non c’è mai stato un rinvio o sospensione delle elezioni: la costituzione americana prevede che il primo martedì di novembre di ogni due anni ci sono le elezioni e si rimettono in gioco la Camera, un terzo del Senato, un terzo dei governatori e le assemblee degli stati. È la norma costituzionale più importante perché impedisce la deriva autoritaria. Trump ha fatto molte cose illegali – come l’uso dell’Ice come milizia personale – ma mettere a rischio le elezioni che sono intoccabili è una cosa molto più seria, preoccupante e decisiva per la trasformazione del sistema democratico americano».
Anche l’uccisione di cittadini americani da parte dell’Ice provocherà una forte reazione nel paese…
«Infatti i sondaggi dicono che l’agire della milizia antimigranti non è approvato. Ciò potrebbe avere ripercussioni sul piano elettorale: è molto probabile che la Camera e il Senato cambino colore. A quel punto la situazione attuale – Camera, Senato e Corte in mano ai repubblicani – cambierebbe e rientrerebbe in gioco il sistema dei pesi e contrappesi».
A livello politico, qual è la reazione dei democratici?
«La reazione più importante è la discussione al Senato sul bilancio che attribuisce un aumento della destinazione del budget all’Ice. Per far passare questa destinazione occorre una maggioranza del 60% del Senato. I repubblicani non possono farla passare da soli. In passato sei democratici avevano votato per chiudere lo shutdown, ma adesso occorrerà un’altra votazione. Il capogruppo dei democratici Schumer ha detto che non voterà il budget e che cercherà di bloccare di nuovo lo stanziamento».
C’è il rischio che alle elezioni di midterm, di fronte a una possibile sconfitta, Trump sia indotto a scatenare una guerra civile usando l’Ice con la scusa della sicurezza nazionale?
«Non so cosa potrà avvenire nei prossimi mesi. Ma l’uso illegittimo e autoritario di una milizia che dipende dal presidente fa pensare che Trump possa avere qualche idea di procedere in quella direzione. Il termine “insurrezione” è sulla bocca di Trump: potrebbe usarlo per una rottura della normalità democratica».




















