24 Gennaio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

24 Gen, 2026

L’Armada di Trump schierata contro l’Iran

Gli Stati Uniti schierano aerei e navi in Medio Oriente, forse per colpire l’Iran degli Ayatollah. Ma Teheran, al contrario di Caracas, è ben più resistente


«Abbiamo un’Armada che si dirige in quella direzione, e forse non dovremo usarla». Con queste parole, in volo sull’Air Force One, il presidente americano Donald Trump ha commentato l’imponente build up militare da lui ordinato in Medio Oriente. L’Armada a cui fa riferimento il presidente – facendo eco ad una dichiarazione già rilasciata al tempo dell’invio delle navi della Us Navy nei Caraibi contro Maduro – è quella composta dalla portaerei Uss Abraham Lincoln e dal suo Carrier Strike Group. Insieme alla portaerei classe Nimitz navigano infatti verso il Golfo Persico anche i cacciatorpediniere del Destroyer Squadron 21, il Michael Murphy e lo Spruance, e il cacciatorpediniere Frank E. Petersen.

Oltre a queste unità, anche la portaerei George H.W. Bush è salpata nei giorni scorsi in direzione est ma resta incerta l’effettiva area operativa in cui verrà schierata. Complessivamente, una forza letale ma non enorme, probabilmente insufficiente a gestire l’intero teatro operativo persiano in autonomia. Per questo motivo anche sul fronte aereo la Casa Bianca ha ordinato lo spostamento di cospicui uomini e mezzi.

La potenza aerea americana

Il 18 gennaio, in tal senso, è iniziato il ridispiegamento di due squadroni di F-15E Strike Eagle, velivoli con importanti capacità di attacco a terra, con base nel Regno Unito. I mezzi dei due squadroni, – che includono il 494esimo Expeditionary Fighter Squadron, per un totale di 24 aerei – sono stati inviati, stando alla stampa internazionale, alla base aerea di Muwaffaq Salti, in Giordania, dove era già presente uno squadrone di F-15E.

LEGGI Il mondo che Trump sta smontando

Questi velivoli vanno ad ampliare il già imponente dispositivo aereo americano nella regione, composto da uno squadrone di A-10 Warthog, da uno squadrone di F-16 e da due squadroni di F-35 Lightning II. Uniti ai mezzi imbarcati sulla Lincoln, si tratta di un dispositivo aereo enorme ed evidentemente pensato per colpire in profondità l’Iran, magari imitando le operazioni già condotte dagli israeliani contro il Paese durante la guerra dei 12 giorni.

L’ipotesi di un attacco aero-navale

Sembrerebbe, dunque, che in Medio Oriente l’amministrazione americana stia pianificando di replicare, almeno concettualmente, quanto già fatto in Venezuela. Vale a dire un attacco di tipo aero-navale contro le principali strutture difensive iraniane. Lo scopo di questa operazione, probabilmente, è quello di aprire i cieli della Repubblica Islamica, guadagnando la superiorità aerea totale, in modo da poter proseguire l’assalto al regime di Teheran in completa libertà.

E, forse, persino tentare rapide operazioni delle forze speciali in alcune aree del Paese, volte a decapitare la leadership del Nezam (il Sistema khomeinista) e a sconvolgere la catena di comando di Artesh (le forze regolari) e Pasdaran.

Limiti e rischi dell’operazione

Nulla di tecnicamente impossibile per l’enorme potenza militare americana, come dimostrato anche dall’attacco a Caracas. Tuttavia, replicare quanto fatto in sud America contro l’Iran non è così semplice, né privo di rischi. Al contrario del regime di Maduro, infatti, l’Iran ha ampie capacità difensive, un gigantesco deposito missilistico e forze armate molto numerose e, almeno nel caso dei Pasdaran, decisamente molto motivate. Attaccare dal cielo il regime è fattibile, come dimostrato dagli attacchi israeliani di solo pochi mesi fa.

LEGGI Gaza, il Board of Peace di Trump e la nuova partita mediorientale

Molto più complesso sarebbe invece condurre operazioni con forze speciali in un contesto come quello iraniano, reso molto complesso dalla profondità del territorio della Repubblica e dal numero di truppe impiegabili da Teheran. Compiere qualcosa di più articolato di brevi e limitati raid lungo le coste, in sostanza, sarebbe fin troppo rischioso anche per il più aggressivo dei comandanti americani.

Possibili scenari di attacco

Per questo motivo, sempre ammesso che il build up militare non sia solo una mossa intimidatoria voluta da Trump per piegare il regime iraniano, è probabile che qualora avvenisse effettivamente un attacco questo sarebbe estremamente limitato e solo di natura aerea, con forse giusto qualche bombardamento mirato condotto da sottomarini nucleari lanciamissili da crociera.

La reazione iraniana e il rischio regionale

Gli iraniani, dal canto loro, avvertono di avere il «dito sul grilletto» e di esser pronti a combattere se attaccati, ma è chiaro che in questa fase, dopo le violente proteste delle scorse settimane, il regime è particolarmente fragile. Sicuramente l’imponente dispositivo militare di Teheran ha le capacità per ferire profondamente gli americani in caso di attacco, ma resta da vedere se allo stato attuale delle cose il regime sarà in grado di sopravvivere ad operazioni violente come quelle lanciate da Israele durante la guerra dei 12 giorni.

LEGGI La nuova “Nato musulmana” e il Medio Oriente che verrà

Comunque più che chiedersi se Washington sia pronta a colpire l’Iran e se questi sia capace di resistere ad un attacco, bisognerebbe domandarsi se il Medio Oriente possa effettivamente permettersi un altro shock strategico di tale portata. Un conflitto anche limitato rischierebbe infatti d’incendiare l’intera regione, coinvolgendo alleati, proxy e rivali globali in una spirale difficilmente controllabile. Per ora, la guerra resta una possibilità, non una certezza. Ma in un’area del mondo in cui l’equilibrio è sempre instabile, anche una “semplice” dimostrazione di forza può diventare il primo passo verso qualcosa di molto più grande.

Una voce delle notizie: da oggi sempre con te!

Accedi a contenuti esclusivi

Potrebbe interessarti

Le rubriche

Mimì

Sport

Primo piano

Nessun risultato

La pagina richiesta non è stata trovata. Affina la tua ricerca, o utilizza la barra di navigazione qui sopra per trovare il post.

EDICOLA