4 Febbraio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

22 Gen, 2026

«Magistrati spiati»: Pd e M5S si scagliano contro Nordio

Le anticipazioni del servizio che Report manderà in onda domenica prossima scatenano la rabbia delle opposizioni. Il guardasigilli parla di fake news. Intanto, a due mesi dal referendum sulla riforma della giustizia, il Sì resta in netto vantaggio col 59% dei consensi


Dietro l’ennesima ‘bomba’ lanciata dalla trasmissione Report sui ‘magistrati spiati’, mentre il guardasigilli Nordio è in Parlamento alle prese con la relazione annuale sull’amministrazione della giustizia per l’anno 2025, si nasconde un ultimo, estremo tentativo, di sviare l’attenzione dell’opinione pubblica sul grande tema del referendum sulla separazione delle carriere? La domanda è lecita e la tempistica sembra non del tutto casuale. I sondaggi dicono che il Sì è in vantaggio con il 58,9% dei consensi, e la posta in gioco è sempre più alta. Così, con la famosa tecnica ‘delle aringhe rosse’, un escamotage comunicativo che ha il potere di spostare l’argomento di una discussione, un nuovo scandalo è servito.

I pc sotto controllo

Al di là della bontà dell’inchiesta del programma di Sigfrido Ranucci che andrà in onda nella puntata del 25 gennaio, e che rivela i rischi di un software di gestione centralizzata installato dal 2019 su circa 40mila computer delle procure e dei tribunali italiani, restano proprio i dubbi sulla tempistica. Secondo Report l’installazione sui pc degli uffici giudiziari italiani, da parte dei tecnici del Dipartimento Tecnologia del ministero della Giustizia, risale al 2019 e sarebbe avvenuta all’insaputa dello stesso ministro della Giustizia di allora, Alfonso Bonafede. Il caso è stato sollevato dalla Procura di Torino nel 2024 e sarebbe stato messo a tacere dagli attuali dirigenti del Ministero, su ordine di Palazzo Chigi, secondo un testimone – un dirigente ministeriale – che ha parlato con Report.

Il Pd all’attacco

Fatto sta che i toni del dibattito alla Camera e al Senato si sono esacerbati, con dichiarazioni allarmate arrivate soprattutto dai banchi dell’opposizione. Debora Serracchiani, deputata e responsabile Giustizia del Pd ha sferrato l’attacco: «Questa volta come minimo ci aspettiamo che la presidente del Consiglio Meloni venga in Aula a spiegare se quanto rivelato da Report corrisponde al vero e in caso affermativo che il ministro Nordio si dimetta immediatamente». Ma il guardasigilli ha smentito categoricamente quelle «accuse surreali», escludendo che ci sia «un Grande Fratello». Anzi, ha rilanciato: «Desta sconcerto la notizia diffusa, senza i dovuti accertamenti, da Sigfrido Ranucci via Facebook, che certamente ha un fine: suscitare allarme sociale per orientare maldestramente l’opinione pubblica», ha sottolineato.

L’ipotesi di Report

Secondo la ricostruzione della trasmissione di Rai 3 il software istallato sarebbe stato in grado di spiare le toghe senza lasciare alcuna traccia. In particolare, i pc coinvolti sarebbero circa 40mila: su di essi avrebbe ‘agito’ un programma informatico chiamato ECM/SCCM (Endpoint Configuration Manager, System Center Configuration Manager), un prodotto della Microsoft che serve per gestire in modo centralizzato i dispositivi.

La risposta del guardasigilli

Ma l’infrastruttura usata negli uffici giudiziari, ha spiegato il titolare del dicastero di via Arenula in una nota, è lo «stesso sistema di gestione e sicurezza dei PC già in funzione dal 2019, come certamente potranno confermare i ministri che mi hanno preceduto. Non consente sorveglianza dell’attività dei magistrati, non legge contenuti, non registra tasti o schermo, non attiva microfoni/webcam». E ancora, le funzioni di controllo remoto «non sono attive né sono state mai attivate. In ogni caso – ha concluso Nordio – il loro eventuale uso necessiterebbe di una richiesta dell’utente e di una sua conferma esplicita: non potrebbe dunque avvenire a sua insaputa. Ogni intervento sarebbe comunque tracciato nei sistemi».

La replica di Ranucci

Immediata la replica di Ranucci che ha confermato di poter dimostrare la verità, citando la «testimonianza di un magistrato che lo smentisce con i dati di fatto: questa – ha dichiarato – è una cosa gravissima». Il giudice in questione è Aldo Tirone, in servizio al Tribunale di Alessandria, che nell’intervista avrebbe riferito di essere venuto a conoscenza del software grazie alla «confidenza di un tecnico informatico» circa un «sistema che consente, all’insaputa dell’utente, di essere ‘spiato’».

Un file chiamato “Dante”

Come affermato dal magistrato alla trasmissione, dopo quelle rivelazioni avrebbe chiesto di «fare una prova, in contatto con un altro tecnico informatico che lavorava con un altro ufficio giudiziario. L’interlocutore – ha proseguito il giudice – mi chiedeva se vedevo qualcosa di strano sullo schermo del mio pc. E gli ho risposto ‘no’. E lui ha replicato: ‘sappia che la sto già vedendo’». Allora, ha concluso Tirone, ho «aperto un file chiamandolo ‘Dante’. Lui mi ha risposto di vedere il file appena aperto da me: la prova evidente che vedesse quanto stavo facendo. Non mi è mai apparsa una finestra in cui si chiedeva una autorizzazione, nessun alert».

La reazione del centrodestra

E se i rappresentanti del M5S nelle commissioni Giustizia della Camera e del Senato gridano allo scandalo di fronte ad «un altro impressionante allarme per la tenuta della nostra democrazia», la deputata di Forza Italia Isabella De Monte parla di «foga propagandistica del campo largo che esonda», e attacca: «Pd e M5S hanno clamorosamente sbagliato interlocutore, non chiedano al guardasigilli Nordio, ma piuttosto a Giuseppe Conte, che secondo Report, all’epoca dei fatti era presidente del Consiglio». Per il presidente dei senatori di Fi, Maurizio Gasparri, «sconcerta che Report ed i grillini scendano nuovamente in campo su vicende tese a coprire le loro condotte».

Lo scontro sulla riforma

Ma se la ‘bomba’ di Report si è presa tutta la scena, il nodo cruciale dello scontro resta la riforma sulla separazione delle carriere. Il ministro Nordio, durante le comunicazioni in Aula alla Camera sull’amministrazione della giustizia ha parlato ancora una volta di «petulanti litanie» recitate dagli oppositori. Parole che non sono sfuggite al segretario generale dell’Anm Rocco Maruotti, che ha subito replicato: «Le nostre sono state non petulanti litanie ma la ripetizione di argomentazioni che speravamo venissero in qualche modo accolte nella fase del dibattito parlamentare, questo non è avvenuto».

L’interrogazione di Zanettin

Nel frattempo, il senatore di Fi Pierantonio Zanettin, annunciando un’interrogazione in cui chiede quanto sia «legittimo lo stanziamento di ingenti risorse finanziarie da parte della Cgil per la campagna referendaria», ha rimarcato come il il fronte del No stia «utilizzando argomenti del tutto privi di fondamento giuridico, autentiche fake news, con l’Anm che affigge manifesti per sostenere falsità».

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